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Così è la vita

Racconti

Ricordo quel giorno come se fosse ieri. Avevo vent'anni e solo cinquanta centesimi nel portafogli. Mi trovavo in uno squallido ostello di Amsterdam.
Un letto ad piazza singola con una coperta,un calorifero troppo piccolo che andava quando lo decideva lui e un televisore che prendeva solo pochi canali. Ovviamente olandesi. Se contiamo anche il fatto che io non conoscevo e non consco tutt'ora una sola parola di olandese potrtemmo dire che anche quella TV fu una delle piccole cause che mi portarono a compiere quel gesto. Quella famosa GOCCIOLINA resposabile del crollo di tutto il contenuto del cosidetto vaso.
L'erba era finta da un pezzo e anche il fumo. Il mio cervello era pieno di piccole particelle stronze di THC e alcol che tentavano di tagliare più contatti possibili tra quei pochi neuroni rimasti. Fu allora quella la causa principale? in parte forse si. Sempre parlando per metafore e proverbi diciamo che quelle particelle poterono essere una specie di olio che aiuta meglio una palla che sta gia viaggiando da un pezzo e abbastabza veloce verso il famoso bartro.
Di vino invece c'enera circa un quarto di bottiglia. Della terza bottiglia per la precisione.
Mi attaccai al vetro e mandai giù una bella sorsata di vino mentre di fronte a me,sul televisore,scorrevano le immagini di una pubblicità olandese. Cosa pubblicizzasse non me lo ricordo.
Pensai a come fossi finito laggiù,così lontano da casa,da tutti. Dall'italia.
Era stato tutto vortice,una concatenazione di eventi. Eppure mentre questi eventi si svolgevano,io sapevo che stavo facendo qualcosa che avrebbe portato a delle conseguenze drastiche,ma al momento c'era sempre una vocina che mi ronzava nel cervello ,e diceva:"non ci pensare,vai avanti,goditi il presente non pensare al futuro."
Fanculo!
E così io andavo avanti e non ci pensavo.
Tutto incominciò quando incontrai lei. La stronza. La vipera. La puttana. La mia ex.
La incontrai un giorno mentre portavo fuori il cane nel parchetto di fronte casa mia,e sapete come vanno le cose, tra un"ma che bel cane","anche il tuo" "è di razza?" "ma c'è l'ha il pedi gree?" finimmo per fare lezioni di sociologia in un primo tempo e poi di sessuologia in un secondo tempo.
Il punto è che io mi ero proprio innamorato. Lei non lo so, ma io di sicuro. Così ci mettemmo insieme e si trombava tutti i giorni. Incominciai a non uscire più coi miei amici e stare solo con lei, soprattutto perchè a lei non andavano giù i miei soci e a me non andavano giù le sue. Così,per dirla in goldoni o in soldoni che dir si voglia, ci isolammo da tutti e da tutte. Eravamo solo e sempre io e lei e lei e io e la TV. Siccome non vi voglio annoiare coi particolari vado subito al sodo. Successe che lei si stufò di me e mi disse che io ero moscio,un coglione,un fallito e s'infatuò di un nero. Dal giorno in cui mi descrisse la sua stima nei miei confronti,con gli aggettivi sopracitati non la rividi ne sentii mai più.
A questo punto la famosa palla aveva incominciato a prendere una certa velocità anche se ancora non si vedeva il baratro.
Rimasi solo ed incominciai ad abusare di alcoll e hascisch. Passavo tutte le sere in una condizione disastrosa bevendo,fumando e vomitando finchè non mi addormentavo per poi svegliarmi il giorno seguente alle sei del mattino. Mi presentavo in cantiere sempre tardi e lo sforzo fisico a cui mi sottoponeva il lavoro di muratore era troppo elevato per un corpo deperito e martoriato dall'alcol ed una psiche completamente fottuta per via della depressione e dell'eccesso, quali erano i miei. Il rendimento era nettamente calto sotto le suole. Ricordo che da ottanta chili,ero arrivato a pesarne sessantotto. La faccia scavata e gli occhi sempre rossi e stanchi. La doccia era troppo una sbattita.
Mi licenziarono.
A casa i miei erano preoccupati fino al midollo e mi consigliarono di rivolgermi ad uno psicologo ma io reclinai l'offerta e continuai la mia terapia a base di vino,spinelli e solitudine. Poi arrivò il momento in cui pensai di dare una svolta alla mia vita. Decisi di partire. La solita stronzata che ti dici in casi come questi." Farò un viaggio alla ricerca di me stesso".
Detto fatto.
Una mattina andai in posta e dissi alla commessa di trasformare tutti i miei risparmi virtuali che avevo sul mio conto corrente in contanti. 4000 euro circa. Andai ad un'agenzia di viaggi e comprai un biglietto di sola andata per Amsterdam. Tornai a casa;era mattina e i miei erano a lavoro,salii le scale e riempii alla buona uno zaionone di vestiti,tre libri,spazzolino,due scatolette di tonno,tre di manzotin,dieci grammi di fumo e un coltellino svizzero da far invidia a Mac Gyver. Ne presi un'altro più piccolino,una specie di sacca più che uno zaino e ci misi dentro 3500 euro. Gli altri 500 li sistemai nelle mutande attaccate alle chiappe. Fu in quel momento che capii l'utilità dell banconota da 500,che tra l'altro non l'avevo mai vista prima di allora. Avevo quasi un milione di lire nel culo e non si notava. Scesi in box presi una confezione da sei di birra,chiamai un tassì e via verso la stazione.
Sul treno il viaggio fu qualcosa d'interminabile. Lessi metà di un libro, poi in una zona che non ricordo della Francia entrarono nella mia cabina tre rastoni maschi e una tipa veramente niente male:aveva capelli lunghi e biondi,un piercing al mento,occhi castani e un nasino all'in sù che la rendeva terribilmente sexy. Cercai di attaccare bottone offrendogli del fumo,loro accettarono e quando chiesi una cartina tirarono fuori da uno zaino una Bong coi controcazzi. Di vetro. La imbastii e c'è la fumammo tutti e cinque. Poi quello più allegro di tutti,un certo Francois tirò fuori una panetta marrone di fumo che sarà pesata mezzo chilo e attaccamo a fumare,bere e socializzare in una lingua che era un misto tra l'italiano,l'inglese e il francese. La tipa,che di nome faceva Julien era fuori di brutto e si mise a cavalcioni ad uno dei tre e cominciò a slinguazzarselo,poi passo agli altri due e un quarto d'ora dopo finalmente approdò sulle mie coscie. La mia testa era una nube di fumo,la cabina anche,l'uccello era di marmo e i tre francesi rastoni ridevano come stronzi. Quanto a me non avevo contatti con un'essere di sesso femminile da circa sette mesi così senza che neanche me ne resi conto avevo una mano nella fica e l'altra che le strizzava una delle sue due piccole tette che non superavano la seconda. Erano belle morbide in compenso. Peccato che dopo un po' si staccò, si guardò in torno spaseata,prese una busta di patatine aperta e ci sboccò dentro. Infine si gettò a peso morto sul suo sedile e si addormentò. La busta la lanciai io stesso fuori dal finestrino. Tanto per dare esempio che gli italiani sono dei veri galnt'uomini.
Continuammo a imbastire bonghe e rollare canne fino a che fuori non fece buio. Mi pare che mancassero pochi chilometri alla frontiera olandese quando i miei tre nuovi soci Francesi s'addormentarono. Io invece non riuscivo a prendere sonno e per tutto il tempo non avevo fatto altro che tenere gli occhi incollati alle splendide gambe rosee e ben depilate di Julien,messe in bella mostra da un paio di pantaloncini corti. Stava ancora dormendo e il mio uccello divenne d'acciaio in pochi secondi. Un brivido di eccitazione mi pervase il corpo. Allungai il braccio sinistro,infilai una mano da sotto i pantaloncini e le massaggiai il culo. Dio com'era sodo!
Quando presi a stantuffarle la patatina emise qualche gemito continuando a tenere gli ochhi chiusi.
"mmmm.."le usci dalle labbra.
Fu in quel momento che presi una delle coperte ammucchiate sopra Francois e me la misi sulle spalle. Le levai pantaloncini e mutandine,me lo tirai fuori e glielo cacciai dentro.
"aaaa.."sospirò piano aprendo gli occhi.
Incominciai a pompare lentamente prima e più velocemente poi. Provai a baciarla,ma quando assaporai il suo fiato trattenni a stento un conato di vomito. Il cazzo mi si s'ammosciò di un pelo,ma riprese vigore quasi subito. Venni cinque minuti dopo dentro di lei,glielo tolsi e mi svaccai al mio posto di fianco al finestrino. Stavolta riuscii a prendere sonno quasi subito ed ero felice. Forse la vita aveva tornato a sorridermi. E invece era solo un'illusione creata dal destino.
Il mattino dopo,quando mi svegliai, eravamo finalmente giunti ad Amsterdam: il paese dei balocchi. Non ci ero mai stato,ma l'avevo sempre sognata.
Sceso dal treno salutai i miei amici francesi,strinsi la mano ai tre rastoni e diedi un bacio molto freddo a Julien. Pareva come se non fosse successo nulla,e chissà che forse lei non abbia pensato solo di aver sognato tutto.
Avrei voluto andare con loro,ma non potevo perchè loro erani diretti da alcuni parenti di Francois a quanto ho capito. Non capii bene per fare cosa,a tale domanda cominciarono a parlare tra di loro in un francese troppo stretto e non mi risposero. Probabilmente la verità era che non mi volevano tra le palle. Ricordo che il cielo era di un grigio cupo,tappato da una coltre di nubi che non lasciava intravedere il sole. L'aria di un freddo così tagliente da riuscire a pentrarmi la pelle del viso,nonostante la fitta barba incolta che mi rivestiva dagli zigomi al pomo d'adamo.
Mentre camminavo in cerca della stazione dei Tassì all'improvviso mi sentii afferrare al collo da dietro,venni trascinato in un vicoletto la vicino e un nero mi si materializzò davanti puntandmi un coltello all'altezza dell'ombelico. L'uomo che mi stringeva nella presa soffocante mi sfilò col braccio libero la sacca e lo zaino dalle spalle e la passò al suo socio,il quale controllò l'interno dello zaino e della sacca. Mi lasciarono solo il primo e si dileguarono fuori dal vicolo col secondo. Quello che mi cingeva il collo era un energumeno,questo è poco ma sicuro. Il nero invece no.
Ora sì che ero nella merda. Non fino al collo però grazie alla banconata nelle mutande. Chiamai un Tassì e mi feci portare al centro dove trovai un ostello abbastanza economico. 70 euro a settimana da pagare in anticipo. Lasciai la mia roba in stanza e andai subito a girare per la città finchè non mi ficcai in un coffe shop. Provai a chiedergli se avevano bisogno di qualcuno. Ovviamente non ne avevano bisogno,così la depressione tornò e comprai dell'erba e ordinai una birra al tavolo. Passai due ore a quel tavolo in una fattanza di quelle che più violente non si può. Finii la birra e ne ordinai altre due. Avevo bisogno di dimenticare.
Mangiai un paio di panini da qualche parte e la sera feci un giro nel famoso viale a luci rosse.
Altro che viale zara,pensai. Bellissime ragazze si esibivano in vetrina mentre si truccavano seminude con fare da maiala. Cosce lisce rivestite di collant di pizzo bianchi e neri rette da tacchi lucidi a spillo e seni prorompenti che straripavano dai reggipetti, nutrivano i miei occhi e m'indurivano l'uccello. Labbra accese di un rosso fiammeggiante mi soffiavano baci con le mani. Non resistetti e mi ficcai da una biondona alta e magra con due occhi eccessivamente truccati di mascara nero che risaltavano sull'azzurro dell'iride. Non riuscivo a parlare,ma non c'è ne fu bisogno. Tirò le tende della vetrina e mi posò delicatamente le mani sulle spalle sfoderando un sorriso perfetto e di un bianco scintillante. Mi sedetti sul letto e mi disse:"Italiano?"
Annuii con un cenno della testa. Mi levò pantaloni e maglione;sempre con molta delicatezza. Una delicatezza quasi raffinata. si Spogliò anche lei,poi mi levò le mutande, mi avvolse l'uccello con la bocca e incominciò a giocare di lingua con una maestria fuori dal comune. La chioma bionda le ricadeva tra le tette perfette e siliconate. Venni. Mi pulì lei con dei fazzolettini anch'essi delicati e raffinati.
"Ancora?"domandò con accento del nord.
"HO Yeas" dissi,e le feci segno di venirmi di sopra.
Sorrise e come una schiava agli ordini del faraone m'infilò un preservativo,si mise cavalcioni e si posizionò l'uccelo -tornato duro subito- tra le grandi labbra. Spinse lentamente,poi più forte. Gemette. Le misi le mani sulle tette e gliele strizzai con tutta la foga che avevo in corpo. Incominciò a cavalcarmi come un fantino ad un ritmo fenomenale. Vuotai il carico dei mie testicoli nel serbatoio del goldone e si staccò. Stavota mi pulii da me,poi su un fogliettino scrisse 250 E. Sti cazzi! Pensai,quanto sono coglione. Fu in quel momento che capii che la famosa diceria secondo cui gli uomini pensano col pisello era sin troppo veritiera. A malincuore sganciai i soldi. Mi rimanevano circa 150 euro. N'è valsa la pena però,pensai in quell'istante.
Tornai all'ostello e mi addormentai fra mille pensieri. L'indomani andai in giro per ristoranti,bar,coffe schop,alberghi eccetera a chiedere se avevano bisogno di un lavoratore onesto. Cioè io,ma tutti reclinarono l'offerta. Andai avanti così per cinque giorni,e col passare dei giorni calavano anche i soldi tra alcol,erba e qualche panino qua e là. Potevo passare Sei ore di fila seduto ad un tavolo a bere pinte di birra e fumare canne su canne in solitudine. Una volta mi capitò di trovare un gruppo di quattro italiani venuti lì in vacanza;passai con loro il pomeriggio in un coffe schop. Mi chiesero perchè mi trovavo ad Amsterdam. "o bè sono qui da mio zio e sto cercando di sistemarmi" risposi.
Mi vergognavo di dirgli che stavo finendo sul lastrico perchè loro erano Italiani come me e stavano bene. Puliti e con vestiti di marca. Perchè loro non erano dei falliti e io invece si.

Era l'ultima notte che potevo trascorrere nell'ostello dopodichè avrei dovuto cominciare dormire per strada. Quella sera decisi di spendere i miei ultimi soldi in birra,vino e erba.
Ecco come mi ritrovai sul letto della mia effimera camera, con soli cinquanta centesimi nel portofogli a bere l'ultimo quarto di vino mentre guardavo la TV che vomitava pubblicità olandese. E fu in quel momento che decisi di fare quel folle gesto.
Mi levai i lacci delle scarpe e li legai tra loro con un nodo bello forte. Dal soffitto usciva una tubatura in ferro che entrava nella parete del bagno creando un ottimo appiglio.
La palla era giunta a pochi centimetri dal bartro.
Ingollai in poche grandi sorsate ciò che rimaneva del mio vino e incoraggiato dalla nube alcolica e fumogena che mi galleggiava nel cervello mi alzai dal letto,presi la sedia e ci salii. Assicurai il laccio unico che ne avevo ricavato,alla tubatura. Diedi un paio di scosse belle forti per vedere se teneva,poi feci un cappio e ci infilai la testa.
Un brivido di adrenalina misto paura mi attraversò il corpo. Ci siamo,pensai,a quanto pare è questa l'unica soluzione. In fondo prima o poi tutti dobbiamo morire. La vita è come una partita a Poker:quando stai perdendo troppo è il caso che ti ritiri.
L'immagine della mia lapide si materializzò davanti all'occhio della mente. Recava scritto:" Giovanni Barbagianni morto suicida in uno squallido ostello di Amsterdam. Nato fallito e morto fallito."
Incominciai a pensare di lasciar perdere. Ci pensai parecchio,sarò rimasto su quella sedia in piedi come un salme circa un quarto d'ora. Bè non è come scegliere se prendere un caffè normale o uno corretto.
Ma niente. Più ci pensavo e più mi convincevo che non ci fosse altra soluzione. Diventare barbone significava vivere una morte lenta e dolorosa. Sto di merda quando ho quasi tutto,figuriamoci quando non ho nulla,pensai. E poi a condire il tutto c'era anche una strana e sempre più forte curiosità di sapere che cazzo c'è dopo la morte. Pochi secondi e avrei potuto saperlo. Niente? Il paradiso e l'inferno? Il Dio sciacallo che pesa il mio cuore e il mio cervello su una bilancia d'oro? Un'altra vita? Cosa??
Prima di dare un colpo alla sedia e lasciarmi cadere appeso, decisi di dire a me stesso la mia sentenza di morte:"Giovanni Barbagianni sei condannato a morte dal destino infame per aver trasgredito a molte leggi basilari della vita stessa"
Una lacrima mi rigò la guancia,poi immaginando di avere una specie di giudice di fronte a me dissi:"vostro onore è perchè mio padre non me le ha insegnate, ecco perchè!"
Il giudice immaginario mi rispose:" Qualunque siano i motivi io la dichiaro colpevole!
Vuole dire per caso qualcosa prima del sua decapitazione,signor Barbagianni?"
"Sì. La vita è come una scatola di merda. Fa proprio schifo."
Rullo di tamburi.
Chiusi gli occhi,inspirai a fondo e con una taccata feci cadere la sedia dietro di me.
Sentii il laccio stringere in dentro più forte che mai il pomo d'adamo. Non Riuscivo a respirare. Mi aggrappai con entrambe le mani al cappio ma non c'era niente da fare,le dita non riuscivano a insinuarsi tra la pelle del collo e il laccio marrone. Le gambe scalciavano il vuoto. Tentai di roteare su me stesso. Sentivo il bisogno di respirare come mai avevo sentito prima. Lo desideravo ardentemente più d'ogni altra cosa. La trachea bruciava e pulsava come se il cuore mi fosse saltato in gola. Pensai a parole come: Forza di gravità.
Aria.
Aiuto.
Morire è bruttissimo.
Nei film sembra facile ma vi posso assicurare che non lo è per niente.
Dalla mia bocca uscivano suoni soffocati come:"KCRRR...KCRRR"
In mente scorsero veloci immagini come: Io che esco dalla fica di mia madre,Mio fratello che mi mena perchè gli ho rubato i giocattoli,mia nonna che mi canta una ninna nanna per farmi addormentare,il primo giorno di scuola,il primo bacio, la prima chiavata, la mia ex e il suo cane,io che prendo il treno per Amsterdam,i tre francesi e Julien,la puttana in vetrina...
Poi all'improvviso caddi sul pavimento e finalmente ispirai una gran boccata d'aria. AAAAAA ossigeno,la cosa più bella che la natura potesse inventare. Sentivo il cuore battere all'impazzata da dietro le costole. Tremori mi s'irradiavano per tutto il corpo. Gocce di sudore freddo grondavano dalla fronte,spinte verso le sopracciglia dal pulsare delle tempie. Mi levai il cappio e alzai lo sguardo. Il laccio pendeva dalla tubatura. Il nodo. Il nodo aveva ceduto. Ed io ero VIVO. Con la Gola in fiamme,ma VIVO. E non ero mai stato così felice di esserlo.
Io amo la vita. La amo più d'ogni altra cosa!! Pensai. Voglio vivere!!! Per sempre!!!!
Improvissamente un'ondata d'energia travolse il mio corpo. Mi sentivo in grado di poter fare qualsiasi cosa,e la verità era che potevo realmente fare qualsiasi cosa. Il destino mi aveva dato un'altra possibilità,ero come rinato. Giovanni Barbagianni avrebbe fatto un bel buco al centro del mondo e se lo sarebbe fottuto fino a farsi sanguinare la cappella.
Fanculo Amsterdam! Fanculo la mia ex! Fanculo il lavoro! Fanculo la depressione! Fanculo il mondo e la società fottuta! E soprattutto vaffanculo a 'sta televisione del cazzo che spara stronzate in olandese.-che tra l'altro continuava ad essere accesa-. Io ero vivo e niente aveva più importanza. La depressione appariva quasi come un brutto sogno,qualcosa di troppo assurdo e di esageratamente stupido. Tutta la mia vita, era stato solo un incubo da cui finalmente ero riuscito a svegliarmi. Ero partito per trovare me stesso e c'è l'avevo fatta. In quel momento. Grazie ai lacci delle mie scarpe. Ora sapevo chi ero. Ora dovevo tornare in Italia. Ma come?
La risposta stavolta mi risultò quasi banale. Al polso avevo l'orologio della cresima che valeva un bel po'. Al collo una catenella d'oro del battesimo. Due orecchini d'oro ad un orecchio. Un bracciale in oro bianco che mi aveva regalato la mia Ex al nostro aniversario. A quanto pare la chiesa e i sacramenti servono a qualcosa.
Raccolsi Tutto nel mio zainone,scesi le scale di corsa e con un po' di difficoltà riuscii a farmi spiegare dal tipo della reception dov'era l'orefice più vicino. Erano le Cinque del mattino. Due o tre ore e avrebbe aperto. Schizzai come una scheggia fuori dall'ostello con un sorriso a trentadue denti stampato sul viso. Era l'epilogo di una nuova vita e stavolta volli iniziarla col sorriso,e non piangendo mentre vengo preso a sberle dall'ostetrica come quell'altra,di vita.
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