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Bene. E' autunno e sono triste.

Pensieri

Mattino. Buio. Apro gli occhi. Di colpo. Che ore sono? È il primo pensiero. Quello che ti fa rendere conto se sia il caso o meno di svegliarsi. Se è troppo presto, si cerca di dormire ancora, se l’ora è giusta si sonnecchia un paio di minuti e poi si balza in piedi (o meglio, si cerca di balzare), se è tardi non ci si pensa due volte: si è subito in piedi, senza nemmeno rendersene conto, dopo una banale bestemmia. Ebbene stamane me ne fotto. Tanto è sabato e non si lavora di sabato. Almeno io non lavoro, magari qualcun altro sì… comunque mi tiro su. Sono le nove. Occhei.
Ho tutto il tempo di divagare con la mente, di esplorare il mio corpo anche oggi, dato che nessuno lo fa più da un po’-un bel po’, porco dio-, e di pensare cosa fare quest’oggi. Dopo questo quarto d’ora di interiorità e di pianificazione giornaliera (che di sicuro verrà infranta), eccomi in piedi. Apro la finestra. Apro un poco le ante. Luce fiamminga ed autunno. Foglie. Foglie. Foglie. Rumore di tagliaerba, il fico si piega sempre più e l’aria frizza. Bene. Bene! Amo l’autunno. Mi tira addosso tutta la malinconia che possa esistere al mondo. Tutta. Tutta. Mi crogiolo in questa malinconia, mi ci tuffo. È come essere innamorati, solo che non sai di chi. E non hai nessun appuntamento. E non devi dire parole dolci o dare baci o dare carezze o fare seghe o scopare o fare regali o fare sacrifici o, o, o…
Qua occorre solo contemplare.
Bene.
La luce si scaglia leggera su metà del mio volto. Oggi, grazie all’autunno, mi sento bella. Nuda di fronte a questa finestra contemplo le foglie.
Un brivido di freddo. Mi passo le mani forti, ma lentamente, dal ventre al collo e viceversa. Ci sono tutta. Sono io. Sono luminosa. Sono triste. Bene.
Annuso più che posso l’aria.
È buona.
Dimentico la sera precedente. Non c’è serata storta o ubriaca che tenga di fronte all’autunno. Comunque sia, mi sveglio bene e triste.
Bene.
Un altro brivido.
Corre sul corpo.
Sento la lingua fredda. Sbadiglio e scuoto la testa forte per riprendermi dal sonno completamente. Bene. Sono sveglia e triste.
Ed ho i brividi di freddo. Grazie, autunno, vuol dire che son viva anche stamane, purtroppo o meno male.
Allargo le braccia con un poco di fatica. Sono molli e tristi, ovviamente. Acchiappo le due estremità della finestra e chiudo fuori l’autunno.
Mi ripasso le mani lungo il corpo, dal ventre al collo. Brivido. Capezzoli. Bene, sono viva e sono triste.
11nov07
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