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Neve Calda

Appunti di viaggio

Un timido chiarore all’orizzonte inizia a ricacciare indietro le ombre della notte, mentre la neve fiocca copiosa in questa fredda mattinata di fine gennaio.
Sono da poco passate le 6:30 del mattino e mi trovo per la strada, come ogni giorno, a camminare verso il bar dove normalmente faccio colazione. Non c’è niente di più confortevole, nei freddi mattini d’inverno, che entrare in un accogliente bar riscaldato dai vapori della macchina per l’espresso, ordinare un cappuccino ed inalarne il profumo tenendo la tazza fra le mani per riscaldarsi un po’.

Il bar è a 2 isolati da casa mia e per arrivarci passo davanti ad alcuni portici dove normalmente bivacca Jim, il barbone del quartiere.
gli urlo da un marciapiede all’altro.
è la sua risposta.
Me l’aspettavo; Jim non è cattivo, il suo problema è che gli piace fare lo scontroso con la gente ma in fondo è una brava persona; si dice che fosse un commercialista e sia finito per strada dopo che la moglie, che gestiva lo studio insieme a lui, l’ha lasciato insieme ad un buco di un paio di miliardi di lire.
Adesso lui vive rovistando tra i cassonetti in cerca di qualche oggetto ancora in buone condizioni da rivendere al rigattiere per qualche soldo che andrà subito a bere.
Il suo odore corporeo, un misto di sudore rancido ed aglio fritto, si spande tutt'intorno per un'area di 3 o 4 metri .
Proseguo oltre e mi avvicino al bar dove, come sempre, troverò “Miss Bomboloni”.
Miss Bomboloni è il nome con cui gli avventori del bar hanno ribattezzato la ragazza che serve dietro al banco perché ha due tettone spumose che sembrano enormi bomboloni alla crema.
La tipa indossa quasi sempre delle maglie con lo scollo a “V” quindi è facile che le bombe le scivolino in fuori durante qualche movimento più azzardato; e dovreste vedere quando pulisce il marmo del bancone: si sporge in avanti sbattendo le tette sul piano di appoggio, quasi facendole rotolare, così come si potrebbe rovesciare una cassetta di mele su una bancarella.
Arrivo davanti al locale, apro la porta ed entro dirigendomi verso il banco ma con sorpresa noto che la ragazza che serve non è la stessa, al posto di miss Bomboloni c’è una tipa magrolina con la faccia triste. Deve essere il suo primo giorno di lavoro.
Ordino il mio cappuccino e non posso fare a meno di notare come la tipa sia impacciata nel compiere le normali manovre con la macchina del caffè; quando versa il mio latte riempie la tazza facendo traboccare la schiuma al di fuori, poi mi guarda come se volesse giustificarsi e cambia il piattino asciugando, con una pezzuola, il lato di sotto della tazza.
Non riesco a fare a meno di notare l’aria mesta con cui continua a fare i vari servizi e di come dia l’impressione di non vedere neanche i vari avventori che si avvicinano al banco ordinando caffè e cappuccini; continua a servire con aria triste ed assente, come se neanche fosse lì.
Le sue mani sono sottili e delicate e penso che non dureranno così ancora molto, dovendo stare in acqua parecchio tempo ogni giorno.
La osservo e penso che probabilmente la tipa si trova lì solo per necessità, o forse è un caso della vita, magari sognava di fare la velina o la concorrente del “Grande Fratello”; magari ha studiato economia pensando di fare carriera in qualche azienda commerciale ed adesso si trova a servire caffè in un bar di periferia ad un branco di lupi infreddoliti.
Bevo, quasi controvoglia, il mio cappuccino e mi avvio verso la cassa dove c’è seduto un mio vecchio amico.
chiedo con fare quasi distratto.
mi risponde sorridendo.
e mi avvio verso l’uscita.

Esco dal bar e m’incammino nella stessa direzione da cui sono arrivato, la neve scende ancora più copiosa e mi sbatte sul viso sciogliendosi e gocciolando verso il colletto della camicia.
Al primo impatto è come se il viso si congelasse, dopo, pian piano, sento come una vampata di calore, una morbida carezza sulle guance che mi da l’impressione che la neve sia calda.
Mentre cammino ficco un piede in una pozzanghera di poltiglia grigia e sento filtrare l’acqua attraverso l’anfibio fino a bagnarmi il calzino. “Perché cazzo li chiamano anfibi se poi l’acqua può entravi dentro così facilmente!?!” - penso a voce alta.
Continuo a camminare con il calzino fradicio mentre mentalmente ripasso tutti i Santi del calendario.
In quell’istante nella strada che scorre al mio fianco c’è ferma un’auto che, nonostante continui a nevicare copiosamente, ha quattro dita di finestrino aperto da cui fuoriesce a tutto volume il suono grezzo dei Doors…

“You know the day destroys the night
Night divides the day
Tried to run
Tried to hide
Break on through to the other side
Break on through to the other side
Break on through to the other side, yeah……………………….”

Tutti si girano a guardare il tizio al volante, ma nessuno osa fare alcun gesto di disappunto; mi volto anch’io e vedo un animale col cranio rasato ed i baffi alla Gengis Khan con l’espressione del cannibale: chi cazzo può dire niente ad un tipo così, quello minimo minimo ti spezza tutte le ossa e te le rimescola dentro il corpo che non riesci più a trovargli la giusta posizione. Provateci voi a dirgli qualcosa !
Riprendo il mio cammino, la colazione stamattina mi ha depresso ed innervosito, tiro fuori le Camel dal taschino del giubbotto e ne accendo una mentre sono ormai prossimo alla mia auto: è posteggiata esattamente di fronte ai portici dove Jim continua a rovistare nei bidoni in cerca della sua dose di fortuna quotidiana.
Mi fermo un attimo sotto un balcone ed osservo quell’uomo mentre seleziona in modo meticoloso tutti i rottami che è riuscito a reperire suddividendoli, forse, per categoria o per condizioni d’uso o chissàchecazzo di criterio usa per suddividerli, mica sono nella sua testa io!
Continuo a fumare ed osservare distrattamente la gente che passa mentre il mio pensiero torna alla triste atmosfera che ho vissuto nel bar stamattina, penso proprio che domani andrò a fare colazione al Roxy bar: Miss Bomboloni oggi mi sei mancata, la giornata è iniziata col piede sbagliato.
Quattro boccate e la sigaretta è già finita, la calda neve continua a penetrarmi dentro il colletto; adesso è meglio che salga in macchina.
Mi avvicino all’auto, apro la portiera e mi giro a dare un’ultima occhiata al barbone: gli grido.
mi risponde alzando il braccio in segno di saluto.
Entro in macchina e chiudo lo sportello.
Sorrido; è sempre bello iniziare una giornata di merda con qualche parola di conforto.
______________________________________________________________

posted by Sir Jo - www.sirjo.splinder.com
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