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L'amore è come una scoreggia

Racconti

Uscii di casa verso mezzanotte. Il sonno non voleva saperne di arrivare,così decisi di scendere a comprare le sigarette. Presi una bottiglia di vino nuova ed entrai nell’ascensore. Uscii dal mio condominio.
Le strade di Milano erano buie e tristi. Una tristezza fredda e umida. Niente stelle e niente luna ma molto freddo. Camminai fino al distributore ed inserii le monete. Il pacchetto di cammel light fece il suo solito rumore e si materializzò nella bocca metallica del distributore. Mi accesi una sigaretta e ingollai una bella sorsata di vino. Il suo calore mi si diffuse nel ventre. Decisi di non tornare a casa,quelle quattro mura mi opprimevano come una gabbia e appena aprivo la porta blindata l’odore stantio della solitudine mi invadeva le narici. C’erano un sacco di piatti sporchi nel lavello della cucina,e il letto era sempre e rigorosamente sfatto. Il governo dovrebbe concedere due ore di pulizie settimanali gratuite a tutti gli uomini che vivono da soli. Per la verità non è che mi desse tanto fastidio tutto quel disordine,anzi aveva un non so che di bello,affascinante. Ma probabilmente si trattava di un fascino che riuscivo a cogliere soltanto io.
Procedevo con un andamento lento e bislacco attaccandomi di tanto in tanto al collo della bottiglia per mandar giù grandi sorsate. La città era deserta e proprio per questo era bella. Una bellezza che puoi cogliere solo a quell’ora di notte,quando la maggior parte della gente comune sta a coccolarsi tra calde coperte imbottite di piume,rinfrancandosi di una giornata di duro lavoro. Anch’io avevo un lavoro,ma ero in malattia pur non avendone nessuna,di malattia.
Costeggiavo parchi costellati di panchine e di alberi,ed ogni tanto qualcuna di queste reggeva il corpo sdraiato di un barbone. Com’è triste la vita,a volte,pensai.
Poi arrivò il momento in cui il mio occhio incrociò una panchina dove al posto del solito barbone c’era seduta una donna con le gambe accavallate e le braccia conserte. Aveva una minigonna nera con due stivaletti anch’essi neri. Mi fermai a guardarla,poi andai verso di lei e mi sedetti a canto. Non fece una piega,come se non esistessi. Mi accesi una sigaretta,e senza proferir parola le misi davanti alla faccia il pacchetto aperto. Tirò fuori una sigaretta e se l’accese,aspirò una boccata e mentre una nuvoletta densa di fumo blu le usciva dalle labbra disse:” pessimo modo per tentare di approcciare con una donna”
Ingollai una gran sorsata di vino,la più voluminosa di tutta la serata.
“dove sta il tuo protettore?”chiesi.
“non sono una puttana”
“o…e che cosa ci fai qui a quest’ora tutta sola allora?”
“siamo in un parco pubblico,tu che cosa fai?”
“non riesco a prendere sonno”
“cazzate,tu volevi solo fottermi.”
Feci un tiro di sigaretta e buttai giù dell’altro vino.
“si m’è passato per la testa. Però sono stato molto attratto dal tuo viso”
“e che cos’avrebbe il mio viso?”
“dei bellissimi lineamenti delicati,incorniciati da capelli neri luccicanti e lisci.”
“avrei scommesso che avresti detto che ti piacevano i miei occhi”
Aveva dei bellissimi occhi verdi,cristallini da cui non potevi staccare lo sguardo.
“non volevo cadere nel banale. Sai si dice sempre:’ma che begli occhi eccetra’,e poi chissà quanti te l’avranno detto per rimorchiarti. Devi ammettere che sono stato originale”dissi.
Ci furono un paio di minuti di silenzio in cui fumammo le nostre sigarette,poi le dissi:”è pericoloso stare qua tutta sola a quest’ora in questa città di stronzi. Sei fortunata ad avere incontrato me.”
“non credo proprio che qualcuno ci provi con me”
“e perché?”
A quel punto mise una mano sul bordo della gonna e la tirò su lentamente,mostrandomi meglio quelle cosce lisce e sensuali,rivestite di collant. Non capivo cosa volesse farmi vedere,tuttavia me fottevo ben poco perché ero come ipnotizzato. Intanto la gonna andava su sempre lentamente,e quando intravidi il pizzo da cui si vedeva chiaramente parte della sua passerina,tirò su la gonna fino all’anca con uno scatto fulmineo,e da una cinghia legata attorno alla coscia estrasse una pistola. Un attimo dopo potevo sentire il freddo metallo della canna premere contro la mia tempia. Rimasi fermo immobile,ancora con gli occhi incollati su quelle bellissime gambe lisce e candide e su quella sorchetta un po’pelosa che vanamente si nascondeva dietro al pizzo. Quella vaggina era il mondo,o il Sole,o Dio,insomma di sicuro qualcosa d’importante e prezioso. Mi sentivo tranquillo,come anestetizzato da quella vista,nonostante avessi una pistola puntata alla tempia. Poi,accortasi della mia passività coprì tutto con la stessa repentinità con cui aveva estratto l'arma. l'incantesimo era finito,ma ancora potevo sentirne i residui e non ne volevo sapere di preoccuparmi per quella situazione. feci un tiro di sigaretta.
"fermo"mi disse,"non ti muovere"
Non riuscivo a parlare.
"Tira fuori i soldi!"esclamò.
"cosa?" chiesi un filo imbambolato.
"devi darmi i tuoi soldi"
"a ok."
Posai la bottiglia di vino per terra e gettai la sigaretta. Tirai giù la cerniera del cappotto e feci come per prendere il portafogli che stava nella tasca interna,poi con una mossa veloce allungai in un secondo la mano, le afferrai il polso e glielo spostai oltre le barre di legno che facevano da scienale alla panca. Ora la pistola era puntata verso il semibuio che avvolgeva il parchetto dietro di noi.
"mollala"dissi.
"no."
Si siforzava di divincolare il suo dolce e sottile polso dalla mia presa,ma non c'era niente da fare. Tirò il ginocchio a se e mi sparò un calcio che sarebbe arrivato diretto diretto ai coglioni se con l'altra mano non fossi riuscito ad afferrarlo. A questo punto tentò di libersi il piede,ma riuscì solo a farlo scivolare fuori dallo stivaletto. Una caviglia sottile e delicata precedeva un piedino magro e deliziosamente raffinato. Gettai lo stivaletto per terra e lei riprovò col suo calcio alle palle. Glielo ripresi al volo. Ora avevo un polso in una mano e la caviglia nell'altra. Mentre dimenava la gamba rividi la sua sorchetta.
"o gesù" dissi," finalmente hai deciso di scendere sulla terra come ci avevi promesso".
E lei intanto che continuava a non darsi per vinta muvoendosi e agitandosi come una puledrina.
"ok adesso molla quella cazzo di pistola." le intimai.
Non mollò.
Le torsi il braccio di un'altro pelo più forte e l'arma le cadde nel prato dietro la panchina. Tirai con le braccia verso di me ed il suo dolce culo scivolò sulla panca fino a che la sua anca non fu aderente alla mia. Non si mosse più. Si era come ammorbidita,arresa. Una zaffata del suo profumo dolce ed esotico mi riempì le narici. Era inebriante. Le spinsi il braccio giù e lo premetti sul suo ventre. Ci guardammo negli occhi e in un'attimo fui come teletrasportato da milano ai caraibi. O com'erano verdi quegli occhi,come il mare di un'isola paradisiaca. Avvicinai le labbra alle sue e la baciai. La lingua mi sgusciò con delicatezza tra le sue labbra sfiorandole i denti;la feci danzare per qualche secondo nella sua bocca,poi mi staccai.
"se non mi lasci urlerò fortissimo fino a farmi sentira i Cina" bisbigliò.
"ti prego non farlo"le dissi,e le strappai un'altro bacio.
"Ti amo"sussurrai.
"ma se ti ho appena puntato una pistola...e poi nemmeno mi consci"
"è proprio per questo che Ti Amo. L'amore dura poco,e per quel poco che dura bisogna divorarselo."
Le lasciai il polso e piano le posai la mano sulla nuca e le misi la testa sul mio petto.Una lacrima mi rotolò dallo zigomo fino al mento e le cadde sui capelli neri che riflettevano la luce del lampione sopra di noi. Alzò le testa e disse:"perchè piangi?"
"perchè vorrei amarti per sempre e stare con te per l'eternità"
Mi asciugò la guancia e mi baciò di sua spontanea volontà. Fu un bacio lungo ed'intenso. Sentivo come se la sua anima si stesse amalgamando alla mia. Una sensazione bellissima, di quelle che si provano solo quando si è innamorati.
"Ti prego facciamo l'amore" dissi.
"ma se non so neanche chi sei"
"o si che lo sai." e le diedi un'altro bacio.
"vieni con me" le dissi. Le presi la mano e ci addentrammo nel parchetto. Quando vidi un cespuglio poco illuminato la tirai dietro di esso. Mi assicurai che non ci fosse della merda nei paraggi e vi distesi il cappotto.
"Sdraiati" le dissi.
"ma come? ma lo vuoi fare qui?"
"si"
"ma è squallido"
"anche il mondo lo è"
Ci baciammo e la portai giù sul cappotto. Le levai le mutandine mentre le succhiavo il capezzolo. Poi scesi con la bocca giù fino a quella cosa meravigliosa. La baciai,la leccai e la succhiai con voluttà. Era la cosa più bella del mondo. Sentivo il pene tirare come un cane da sotto le mutande. Glielo appoggiai delicatamente sulla sorchetta bagnata ed entrò senza problemi,scivolando alla perfezione.
Restammo uniti per più di un'ora in quel parchetto tra l'erba bagnata e tutto il resto. Era bellissimo muovermi dentro di lei. Darle piacere e sentire i suoi gemiti e le sue parole che m'imploravano di non smettere. Le venni dentro.
Ci rivestimmo e ci fummammo insieme un'ultima sigaretta su una panchina la vicino. Finimmo il vino,poi le diedi un'ultimo bacio e la guardai un'ultima volta negli occhi.
Le dissi:" Ti amo piccola"
"anch'io".
Mi girai e m'incamminai verso casa. Dopo dieci metri urlò:"aspetta! Non so neanche come ti chiami."
"Non ha importanza." le dissi. Ripresi a camminare senza girarmi.
Non la rividi mai più.
21/11 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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