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Incontri ravvicinati

Appunti di viaggio

Ero alle scuole medie; un anno mi ero invaghito della mamma del mio compagno di banco, era una signora elegante e molto curata nell’aspetto, ci teneva ad essere sempre perfetta: dai capelli (biondo miele) sempre ben pettinati, fino alle mani, con unghie curate e smaltate di rosso.
Quando fumava, portava la sigaretta alle labbra con un modo di fare molto attraente, stile "femme fatale": muoveva la mano formando volute di fumo azzurrino che, come vortici ascendenti, si alzavano in aria perdendosi nella scia di profumo che lei effondeva quando si muoveva.


La signora Marta ( questo era il suo nome ) amava farsi ammirare e, quando camminava per strada dimenando quel suo bel culo rotondo, sbirciava con la coda dell’occhio per vedere se gli uomini la guardassero.
Sì, non era niente male !, aveva due gambe fa-vo-lo-se che metteva in mostra indossando gonne corte e scarpe dai tacchi vertiginosi.

Io avevo preso l’abitudine di andare a casa loro con la scusa di cercare Andrea, anche se sapevo benissimo che lui era uscito; anzi, avevo preso l’abitudine di controllare quando il mio compagno uscisse da casa, e dopo 10 minuti, suonavo a casa sua con la scusa di cercarlo; la signora Marta, che mi apriva sempre con una sigaretta tra le dita o un bicchiere di liquore in mano, dall’alto dei suoi tacchi mi diceva sorridendo: "No giovanotto, Andrea è appena uscito”.

Ricordo ancora, come se fosse ieri, quell'ultima volta…….
Erano ormai gli ultimi giorni di scuola ed il caldo era incredibile; io avevo, ormai, quasi 13 anni ma il mio fisico era più sviluppato di quello di un ragazzo della mia età, ne dimostravo almeno 16.
Quel giorno indossavo una magliettina di cotone bianca con i bordini blu ed i pantaloncini blu con i bordi bianchi, le scarpe di tela bianca con i calzini corti.
Mi sentivo veramente elegante!

Come al solito aspettai che Andrea fossa uscito, e, dopo i soliti 10 minuti, suonai alla porta col mio bel completino da tennis indosso, con l’aria spavalda di chi pensa “Guardami oggi come sono bello !”

La signora mi aprì col bicchiere tra le mani e l’aria un po’ allegrotta…..
“ Ciao giovanotto ! - mi disse con fare sornione – Andrea è già uscito, ma se vuoi accomodarti, ti offro qualcosa per rinfrescarti, un gelato…. una bibita”
“ Si, grazie” risposi....
Mi fece accomodare sul divano e mi chiese se volessi del gelato o qualcosa di fresco da bere.
“Il gelato va benissimo!” dissi quasi d'istinto, visto che non ero molto interessato al rinfresco quanto a guardare le gambe della signora Marta che uscivano da sotto uno scamiciato rosa e terminavano con piccoli piedi infilati dentro due zoccoletti con la fascia di egual colore del vestito.

Scomparve verso la cucina e tornò dopo un paio di minuti con una coppa di gelato che mi porse . “Grazie” risposi io sempre guardando le sue gambe che fuoriuscivano dallo spacco laterale del vestito.
Poi si lei si sedette di fronte a me e, preso un bicchiere di nonsocchè, iniziò a bere guardando me che mangiavo. Accavallò le gambe, ed il gelato quasi mi andò di traverso a vedere scoperta quell’abbondanza di cosce in bella mostra.
Lei mi guardava fisso, in un modo che cominciò a non piacermi più.
Iniziò a bere e sorridermi, un sorso un sorriso, un sorso un sorriso…..

Il silenzio nella stanza sembrava moltiplicarsi come se aumentasse ad ogni respiro, come se i rumori pian piano si allontanassero sempre più, lasciando spazio ad un’atmosfera ovattata che iniziava a farsi un po' greve.
Ad un tratto sentii il respiro della signora Marta che si faceva più pesante.
Si alzò con fare felino e venne verso me “Allora giovanotto, sai che ho visto come mi guardi. Vorrei tanto sapere cosa ti frulla in quella testolina..........Ti piaccio ?” - “Ma….veramente…..” iniziai a balbettare.
“Non fare il timido……” e , avvicinatasi , sbottonò il vestito davanti, svelandomi che non portava le mutande……
La vedo, nuda innanzi a me, con un pube enorme, scuro, voluminoso, che sembrava spandersi ovunque, come una macchia di vegetazione selvaggia.
Si avvicinò, adesso “quella cosa” era a pochi centimetri dal mio viso, ma non era proprio come me l’ero immaginato………
La pancia tutt’intorno era coperta di smagliature, come una fitta ragnatela incisa sulla pelle di quel ventre molle, e i peli sembravano arruffati, sporchi, come un pulcino appena uscito dall’uovo.

Si avvicinò ancora e , presa la mia testa tra le mani, se la tuffò dritta laggiù.
“ Cosa te ne sembra ?” e dicendo ciò mi spinge con il naso dentro….
Un odore intenso mi invase le narici, ebbi un attimo di smarrimento, colto a sorpresa da quella mossa, e cercai di staccarmi da lì.
La signora Marta teneva la mia testa con tutta la sua forza appoggiata a quel ciuffo di peli maleodorante.
“Avanti piccino, fammi vedere di cosa sei capace!”
Faccio forza per liberarmi da quella presa, ma lei riesce a tenermi lì, fermo tra le sue cosce.
Mi contorco tutto, ho conati di vomito mentre mi sento umido, appiccicaticcio fino alle sopracciglia.
Tento un ultimo guizzo e riesco a divincolarmi; ora ero diventato rosso per l’imbarazzo, la vergogna, la rabbia che stava montando in me……

Mi alzai dal divano e indietreggiai.
“Che c’è, hai paura? Ecco un altro lattante – disse lei – prima fanno tanto gli spavaldi, poi al momento dei fatti si tirano indietro!”
La guardai senza poter pronunciare una sola parola, tremavo come una foglia battuta dal temporale.
Mi voltai, corsi verso la porta inciampando sul tappeto. Caddi ma mi rialzai in un attimo, come una molla, aprii la porta ed uscii da quella casa.
“Si corri, corri…. Scappa sotto la gonna della mamma, moccioso !” mi gridò dietro.
Appena fuori cominciai a respirare affannosamente, quasi avessi l’esigenza di cambiare rapidamente tutta l’aria nei miei polmoni, come se dovessi spurgarmi da quella puzza di stantio; ero affamato d’aria... d'aria pulita.

L'anno dopo cambiai compagno di banco......
06/12 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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