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il cronico risveglio

Racconti

anche la scorsa stimolante sera passò nel lampo di una bevuta, mai fatta. il jazz incideva
i miei timpani con un energia che gli è caratteristica,percepivo ma non capivo,note come
lampi,sciami di mani animate al finire dello strumento solista.la lucidità non è una mia
caratteristica,la coerenza ,le donne non sono una mia caratteristica,la mi espressiva
solitudine è una mia caratteristica.disteso come un cadavere pensante camminai scalzo
sopra gli aghi della mia coscenza,inizialmente infastidito dal mio stomaco;ultimamente
non digerisco la schiuma delle birre a doppio malto , un rigurgito acido mi
prende l esofago, straziandomi per quei pochi minuti.quando ti distendi le cose
funzionano sempre meglio , sei disteso pure durante l eterno sonno.
rimasi disteso
fino a quando una sirena mi risuonò nelle membra interrompendo così il mio
flusso di coscienza,mi alzai e barcollando accostai la tenda impregnata dalle
nervose violente passate sbronze,che caratterizzarono la mia gioventù alcolica
dalla sudica vetrata. vidi per quanto la mia vista annebbiata lo permise un ambulanza
, in quel momento realizzai che già da giorni non sentivo più le urla del fegato
di Hampton , mi convinsi che l agitazione fosse dovuta alla sua morte , andai verso quello
che m era stato venduto con il nome di frigo
ma che ora assomigliava più ad uno strano armadietto amorfo e ripieno di un puzzo che
ricorda quello di un vecchio cencioso della mensa,presi una lattina di royal dutch la aprii
a fatica e me la scolai con una contradittoria e spaventevole facilità. avvicinandomi
di nuovo al verone vidi che quello caricato sulla barella non era il corpo di Hampton
ma il mio repellente e pungente stomaco. mi svegliai all improvviso , le fitte
accompagnarono di nuovo per varie settimane le mie selvaggie bevute sporpozionate.
20/12 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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