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la bici di Tom

Racconti

Era il classico tipo che si fa notare. Non troppo alto, capelli lunghi fino alle spalle castani, occhi sgranati con pupille a spillo. Vestiva quasi sempre con indumenti di jeans. Giubbotto e pantaloni. Si, era un tipo strano. Ormai aveva passato i trenta, ed era un reduce della sua generazione, della sua compagnia.
Erano rimasti in due. Lui e un'altro. Questo pero' era piu' conciato. Continuava a fare avanti ed indietro dal carcere. Aveva il sangue sporco. Era malato di aids. Anni di vagabondaggio e di interscambi sociali-tossici gli avevano fottuto la vita. Tom almeno si era salvato dalla malattia. Lui era pulito.

Non faceva un cazzo tutto il giorno, o almeno cosi' pareva. Non lavorava, non aveva una sua casa, non aveva un'auto. In fondo non aveva niente. A lla fine non aveva ne' l'affetto di amici, visto che tutti quelli che gli orbitavano attorno erano dei luridi bastardi, ne' aveva una ragazza, visto che era stato lasciato un' anno prima a causa della sua dipendenza. La mattina si svegliava sempre grazie a sua madre. Tom viveva con lei. Usava sempre la sua bicicletta per spostarsi. Usciva di casa e gia' a mezzogiorno era ubriaco. Tom beveva sole e sempre vino in cartone. S'ingollava litri e litri di purolento vino bianco in cartone tutti i giorni.
Molto probabilmente era anche alcolizzato oltre che eroinomane. Tom aveva una fama in paese, la fama del drogato perso, del perditempo, del fallito, del poverino. Era quello che rimaneva di un periodo grigio della gioventu' del paese. Una volta, la gran parte dei ragazzi si facevano le spade. Su cento ragazzi sicuramente settanta si peravano.
La roba veniva consumata in ogni luogo, in qualsiasi momento, in qualsiasi situazione. Di solito la gente si faceva in stazione. La stazione. Gente che va, gente che viene.
Beh, il piu' di loro ha preso un treno diretto per l'inferno. La stazione era cosi' trafficata di bucomani, che il capostazione la sciava una bottiglia tagliata di plastica, con scritto:-"LE SIRINGHE QUI!"-. Molti si drogavano nei parchi, davanti le scuole, nei vicoli dietro le case. Ma come ci insegna l'economia, ad una grande domanda corrisponde una grande offerta. Si, quel luogo aveva una quantitÓ di eroina da far invidia alle citta' piu' grosse della regione.
Ma guardiamo Tom. Lui era sopravvissuto, aveva resistito alla morte. Forse un po' meno alla disperazione. Girava tutto il giorno sulla sua bicicletta scassata, molto spesso bucata. Spostava la sua vita da un bosco ad un cesso e continuava cosi' tutti i giorni. Ago, cartone di vino, bicicletta, letto, televisione, metadone.
Purtroppo non aveva la fibra morale per smettere. Non che non ci abbia mai provato. Il problema suo era che smettere con la roba era come vincerealla lotteria di capodanno.
Non ci riusciva, gli piaceva troppo.Era un'amante dello sballo. Una sera, dopo che si era preso un cartone, corse in piazza ed inizio' a tagliarsi su tutto il corpo. Si affetto' come un salame. La mattina seguente fu uno spettacolo. Le madri che accompagnavano i bambini a scuola, la vecchiette semi-morte che si accingevano a perdere tempo a messa, i panettieri, i giornalai, gli alcolizzati della prima ora videro le vetrate di alcuni negozi del centro imbrattati di sangue, ancora sgocciolante.
Tom sapeva sempre come sorprenderci.
Lo conobbi un pomeriggio in stazione. Stava tornando da un paese vicino con il treno. Aveva l'aria sconvolta, ma sembrava anche un po' schizzato.
Mi offri' un po di vino in cartone, tanto per cambiare. Diventammo amici, o per lo piu' conoscenti. Passavamo molto tempo a sbronzarci assieme. Una volta riuscimmo a fotterci due tipe. Queste erano due tossiche, ma erano tranquille. Ci facemmo una raglia di speed a testa. Almeno, Tom e le due ragazze se la spararono in vena, io la pippai.
Le due ragazze si chiamavano Erika e Roberta. Io scopai Erika. Tom non scopo' con l'altra, era troppo dentro lo sballo e non gliene fregava niente. Un rigorista lui.
Bene, ora Tom non ce'. Diciamo che Ŕ partito per una vacanza non desiderata, e penso che sara' abbastanza lunga.Ognuno ha i suoi problemi, ognuno fa le sue scelte, ognuno ha la sua vita. Quando penso a lui mi viene in mente solo la parola ETILICO, ma non credo che basti solo questa parola per decriverlo e ricordarlo.
Chissa' se ce la fara' ancora una volta a stupirci, mostrandoci che non molla mai nella sua scoppiata esistenza. Chi vivra' vedra'.
11/01 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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