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il capitano Paf beve per la terza ed ultima volta...

Racconti

Cammino per strada, col mio vestitino verde, il mio corpetto nero a pois beige, i miei jeans e le mie ballerine laccate nere con dei meravigliosi gambaletti rossi che fanno capolino dalle aperture di quest’ultime; ho gli occhi pių grandi grazie alla mia adorate matita nera, le labbra pių invitanti grazie alla matita”red diva” della rimmel. Adoro. Rido. Tanto, come non facevo da tanto tempo… basta davvero poco ed io sorrido, una risata fastosa rende pių lieto il mio volto.
Saliamo le scale della casa di Giada, io continuo a ridere e a traballare, grazie alla mia graziosa pillolina bianca, adesso svengo che č un piacere, senza considerare i diversi lividi che costellano le mie gambe, tanti che sembra, quasi, che abbia degli incontri sadomaso tra una lezione di retorica e una di letteratura teatrale. Entriamo, ridiamo, salutiamo, non ci faccio caso all’inizio; sono troppo presa da Silvia e le nostre battute vernacolari nonché poliglotte; quando poi ci spostiamo in cucina a fumare, per accendere la sigaretta messa nel mio meraviglioso bocchino smaltato, all’attaccatura, di rosso ( io al tabaccaio: Scusi, non ne son certa, ma credo si chiami cosė, avrebbe mica un bocchino?!; Risate fragorose, infinite), quando mi rendo conto che il Davide che mi č stato presentato poco prima rassomiglia in un modo sconvolgente ad Alberto. Lo osservo, vanesia nel mio fumare con un avamposto, nero e rosso, degli anni trenta; lo osservo come avrei osservato Alberto, incuriosita e ammiccante; lo guardo mentre rimette a posto il ciuffo di capelli castani e ribelli, mentre si china per parlare al collo della ragazza che č il centro delle sue attenzioni . . . Da questa punto, inizia una serie di tristi epifanie, mi rivedo al posto di quella ragazza, rivedo il suo braccio intrecciato al mio, il suo viso, di sconosciuto, che si avvicina per baciarmi lievemente le gote; mi seggo; lo osservo; ancora; dove sono andate a finire le risate? Non le trovo, m’intristisco. La mia tristezza č sempre stata plateale, tutti si sono sempre resi immediatamente conto se qualcosa non andava pių, come se io, portata via dalle mie riflessioni, avessi portato via con me una sorta di lieta armonia. E cosė sto lė, seduta accanto alla finestra, persa nei miei pensieri, avvolte gli occhi mi si bagnano, ma subito l’immagine dell’odierno Alberto mi riappare e i miei occhi divengo asciutti dell’alterigia innata che adesso mi caratterizza, di un distacco innato che avvolte non riesco a capire neanch’io ma che avvolte si scioglie nel desiderio, non di “ offrirmi a lui” ma di prenderlo e possederlo, di essere io il maestro dei giochi sta volta, si scioglie nel desiderio di insegnare a colui che mi insegnato. Comunque questa fase dura un’oretta e poi si esaurisce nella scoperta che il mio stile “ edith piaf” č dacadence e nella lieve sbronza che mi sono presa nel cimentarmi col giochino del Capitano Paf. E allora Rido. Adoro. Tanto, come non facevo da tanto tempo…
15/02 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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