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Quartoggiaro//Canto di un Corvo

Appunti di viaggio

Quarto Oggiaro con le strade tappezzate da cartelloni pubblicitari. E i muri dei palazzi.
TUTTO E' VELENO. Hanno intossicato il cielo, sino nei punti meno raggiungibili. L'uomo, come sempre, anche stavolta, ha cercato di dare il peggio di sè. Riuscendoci perfettamente.
Cammino a passi misurati, poco slanciati, mediamente pesanti, con le gambe un po' indolenzite e fredde sotto i collant. Le mie mani odorano di calce. I miei capelli odorano di calce. Le calze nere sono macchiate, a chiazze, di calce.
Un uomo mi sta osservando dall'altro lato della strada. Ha i capelli corti, castani, due grossi occhi scuri, la pelle leggermente ambrata. Si è chiuso il corpo slanciato in un paio di jeans ed in un giubbetto nero. Porta delle scarpe piatte ed eleganti. Nere. Delle brutte scarpe. Si fruga nella tasca interna del giubbetto ed estrae il portafoglio. Conta degli spiccioli, credo.
Io, nel frattempo, passo avanti, in direzione della stazione, evitando il suo sguardo. Il cielo è velato di viola e bianco malsani, i cartelloni pubblicitari lo rovinano tutto. Si accaniscono sui miei occhi, pulsano sulle tempie e non mi lasciano in pace. Non posso fare a meno di leggerli, di guardarli, di avere dei rimandi mentali a causa loro.
Passo di fronte a due ragazze. Quella bionda è molto carina. Appena mi vedono, si mettono a ridacchiare. Penso che non sia poi così bella, ora. Mi gratto la nuca, mi passo le dita sulla parte rasata dietro la testa. Una strisciolina leggera che va da un orecchio all'altro. È piacevole sentirla al tatto.
Mi scappa la pipì. Mi volto verso un benzinaio abbandonato da tempo. Tutto è sparso a terra. Anzi...DI TUTTO è sparso a terra. Mi addentro in quell'immondezzaio a cielo aperto -velato di bianco e di viola- e trovo un posticino dove pisciare. Ho bisogno di lavarmi. Ho bisogno di dormire. Faccio un paio di calcoli veloci. Sono sveglia da circa 32 ore o giù di lì. Almeno mi drogassi...ma nemmeno quello. Beh, ottimo, 10 e lode, Valentina. Penso ai giorni appena scappati via, veloci, dietro le mie spalle. Li ripenso con soddisfazione. Era da tanto che non sentivo un po' di caldo calmo al cuore. Mi sento una buddista con la birra in mano. Una buddista che riesce a non dormire, a non lavarsi, a (quasi) non mangiare, fumando mille sigarette rollate a mano e bevendo litri di birra dalla colazione alla colazione successiva e via dicendo. E, incredibilmente, oggi mi sento bellissima. Luminosa, alta e pure intelligente. Non credeteci, fate pure. Ma io oggi mi sento così. Radiosa. Forse è perchè dentro di me serro un cuore pieno di pensieri caldi come tè nero, un infuso emozionale di tranquillità, rispetto ed un mix di innamoramento forse eccessivo per il periodo che sto passando. Penso a mio padre. Penso al lavoro. Penso soprattutto a G.W.G. e sorrido. Dentro e fuori. Sorrido. Sorridono le mie gambe sull'asfalto. Sorridono i miei capelli troppo disordinati. Sorridono i miei seni contro la maglietta. Sorridono i miei piedi gelati. Sorride anche il cielo. Sorride ogni mia imperfezione ed in questa situazione trovo l'equilibrio per sorridermi di fronte all'immaginario specchio della mia anima, per sentirmi finalmente completa, piena, fruttata. La calce ora mi pare dell’odore dell'albicocca. Incontro il mio riflesso su una vetrina di un bar. Mai stata più elegante e piena di forza come quest'oggi. Anche se ho i graffi sulle ginocchia e sul polso, anche se ancora mi mordo le mani, anche se sputo per terra, anche se non profumo, anche se non so chi sono, anche se sono bianca di calce sui neri vestiti, anche se anche se anche se........
E…miracolo. Visione concreta, seppur quasi mistica: un corvo posato su un piccolo albero raggrinzito, in questa Quarto Oggiaro da lupi neri rasati e stronzi, in mezzo al freddo più gelido dell'ultima settimana, lì, al centro dell'insignificante e lurida rotonda che si schianta in faccia al Metropoli, che canta. Gracchia canzoni d'amore. Gracchia speranza. Gracchia la sua voglia di bosco. Collegamento musicale: Amebix. Raccolgo Stonehenge nel cervello. Penso a quanto ci vorrei andare, almeno una volta. Raccolgo Johann Wolfgang von Goethe nella mia testa e tutta la Germania. Sento il freddo pieno e cupo della Foresta Nera. Mi frulla nel capo un turbinio di parole. Ricordi di lettura. Confusi. Mi sorge nella memoria un dipinto di un mio caro vecchio amico. Un ragazzo che spara alla sua immagine riflessa in uno specchio, con una sottile linea rossa che si congiunge verso il volto giovane, pieno e delicato di una ragazza. Segni espressionisti, emozioni dilatate. I dolori del giovane Werther. Morire per amore. Amare fino a morire. Amare nell'amarezza della vita. Amare l’amarezza della vita. E quel corvo mi ha rigenerata. Il suo canto squilibrato, ruvido e nobile, mi ha risvegliata dal mio classico incubo quotidiano di non sense e di razionalità troppo irrigidita dalle delusioni. Come poteva non venirmi di nuovo in mente G.W.G.? Ed io ero come un'Eva puttana di Klimt aggrappata ai suoi capelli. Mi ha fatta sentire un’opera d’arte. Mi ha fatta sentire. Ed ora sorrido di nuovo.
17feb08
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