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Prima di improvvisare...

Poesie

Strade che costeggiano i cimiteri
a volte anche sotto l’acqua calda
che ti unge il capo e ti pervade il corpo
mi capita di non sentire calore.
Di percepire un freddo dentro
che non riesce a spegnersi, a morire.
Per quanto l’acqua che scorra sia calda,
per quanto tempo resti in quello stato
il vuoto dentro rimane e mi agonizza.

Ti capita mai...? Ti capita mai di essere
arrabbiato col mondo e non sapere
come poterti sfogare?
Ti capita mai di essere arrabbiato con qualcuno
ma quel qualcuno non sai chi sia?
Ti capita mai di essere arrabbiato con qualcuno
che sai anche identificare ma che,
vuoi per tuo volere o per altro,
non puoi poter chiarire nei suoi confronti?
Ti capita mai di percepire il silenzio
come la forma pių sublime d’arte?
O di sentire il mondo come un opera
letta nel modo sbagliato da chi come te,
degno che sia di farlo, la vive?
Tante domande, tante impressioni, tante
troppe varianti, se esiste il fato presentatemelo…
non vedo un progetto divino nelle scelte che faccio,
non mi spiego il rimorso, il rimpianto
la gioia, la sorpresa o qualsiasi altra sensazione:
sono troppo ingombranti nella vita questi dettagli.
Notare i dettagli poi, non parliamone…
non la giudicherei un arte, ma un affinato senso,
come il gusto o il tanto o qualsiasi altro,
ma molto pių idoneo a farti sentire dolore.
Il culto del dolore poi, le sue sfaccettature sono
trascurate, di solito poche parti di questo essere
poliedrico si prendono in considerazione,
di solito lo si ritiene metafisico, ma di metafisico
qui, in questo mondo, non c’č niente o ben poco.
Scorre l’acqua calda sul capo, prende per il collo,
si divide sul petto sulla schiena e arriva alle scapole,
scende sulle braccia, arriva all’ombelico,
prende altre vie, arriva alle gambe, avvolge i piedi…
Ad occhi chiusi come in immersione almeno i pensieri
si sviluppano in soavi armonie, poi arriva il tempo
dell’attesa e poi nessun tocco ma arriva la fine,
l’acqua cessa di scorrere, nel buio creavi forme nuove,
ora gli occhi si aprono, arriva la luce
che prepotente porta via le idee. Non č pių il moneto
di pensare, ora si vive, č il momento di improvvisare.
02/04 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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