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vuota d'anima

Racconti

camminavo per le vie scure della città annaffiata dalla pioggia e cercavo rimedio ai miei strani pensieri che non riuscivo a confessare alla mia stessa anima, troppi pensieri quando la birra nel corpo diventa tanta...
con lo stomaco gonfio rimuginavo su quello che avevo visto e sentito nel piccolo bar all'angolo, persone che si picchiavano per contendersi un gettone per i videogiochi, mi sembrava davvero ridicolo!
dio mio quanto è vuota la gente!
Pensavo e ripensavo a come fare a non sentire la mia stessa anima che ripeteva in continuo le frasi di uno strano film che avevo visto la sera precedente, ma non riuscivo a focalizzare le espressioni degli attori, anche la sera prima ero completamente sbronza.
i rami degli alberi grondavano lacrime, mentre le mie si confondevano con la pioggia che mi bagnava il viso.

Tutto aveva un' aria terribilmente malinconica, le macchine che passavano sulla trada mi facevano sentire male, quel rumore sordo delle ruote che si trascinavano sulla strada mi facevano venire il vomito.
ero davvero troppo ubriaca!
barcollavo a destra e a sinistra, dovevo sembrare una specie di pupazzo in preda a crisi convulsive.
mi appoggiai ad un albero, volevo sentire qualcosa di stabile dietro alle mie spalle, ma il legno bagnato era freddo e mi dava fastidio sulla schiena, tutto mi dava fastidio...
da lontano vedevo dei ragazzini che correvano e giocavano con un pallone noncuranti della pioggia, sentivo le loro risate e mi sentivo morire, non ridevo da tanto tempo.
l'alito di vento sul mio collo mi strappava al sonno che piano piano si sarebbe impadronito di me, in un'altra circostanza sarei già stata sdraita per terra a dormire, ma quella sera no...
non volevo nemmeno tornare a casa, quella casa racchiudeva dentro di sè troppi ricordi, ricordi che volevo eliminare.
voltai lo sguardo verso due ragazzini che si sbaciucchiavano sotto un portone illuminato, mi veniva il vomito.
Appoggiai la mano su una panchina piccola che si lasciava bagnare dall'acqua che scivolava giù dalle foglie, non riuscivo più a stare in piedi, ma se mi fossi addormentata avrei sognato e io non volevo sognare.
Quei ragazzini giocavano ancora a palla sotto la pioggia, continuavano a ridere e a gridare, il freddo gli faceva un baffo.
A me no.
Ero persa in uno strano mondo contorto dove le luci e i colori erano storpiati, avevo il fumo nel cervello e gli occhi appannati.
Piangevo.
Sentivo il mio respiro affannoso e le mie mani gelate.
Mi girava la testa.
Sentii un colpo alla gamba, era la palla.
La guardai stranita, si avvicinò un bimbo con la faccia arrossata e le guance paffute:
"scusa".
Riprese la palle e se ne andò via.
Tornai a immergermi in pensieri che non riconoscevo, ma ero molto stanca e oramai mi sentivo in uno stato tra la veglia e il sonno, dovevo ritornare a casa.
Cercai di riprendermi, casa mia non era lontana, dovevo solo trovare la forza di camminare un pò facendo finta di non barcollare, sospirai e alzai il capo, davanti a me stava un uomo, non so da quanto tempo fosse lì, non ne avevo idea, forse mi fissava da ore...
per un momento credetti di riconoscere un vecchio amico, ma non era così.
mi guardava stranito:
" tutto bene?"
fu la prima cosa che mi disse:
"si"
risposi; mi sollevai e feci per andare via.
"sei sola?"
risposi:
"mi hanno lasciata sola".
mi accoccolai nella spalle e mi allontanai, fece per seguirmi, ma mi voltai irritata:
"che vuoi?"
"accompagnarti"
"dove?"
"non lo so"
mi misi a ridere:
"nemmeno tu sai dove andare, vero?"
"no"
scoppiai a ridere, biascicai una frasetta senza senso poi lo guardai e gli dissi:
"vai a bere una birra, l'alcool aiuta a capire cosa si deve fare e dove si deve andare"
mi guardò stizzito:
" e tu dove vai?"
"nel mio mondo", risposi.
05/04 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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