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Bruti, Liberi, e così via...*

Racconti

Ma erano soltanto discussioni: i nuovi nomi dei partiti già avevano fatto il giro del mondo.“The ID wins general election”, “Los que eran Feos van al Gobierno”, “The Freeds loose the power and become IC”; “Un paìs de ilusiones y desilusiones”, così titolavano le agenzie di stampa straniere.
Le elezioni erano terminate con un risultato chiarissimo: il partito dei Bruti aveva vinto la disputa raccogliendo il 64 % dei consensi. Al partito dei Liberi era toccato il restante 36. I sondaggi, che avevano indicato una netta preferenza per i Bruti, avevano visto bene: gli elettori erano stanchi dei Liberi. Il segretario dei Bruti tenne una conferenza stampa non appena il Ministero dell’Interno comunicò i risultati. In pochi attimi, la popolazione avrebbe conosciuto i nuovi nomi degli schieramenti, le misure di ritorsione contro gli sconfitti, nuove regole e nuovi simboli. “Ora – esordì il segretario, con occhi puntati alle telecamere, rivolgendosi ai Bruti e ai Liberi della nazione – il nostro Paese entra in una nuova fase. Saranno 10 mesi di duro lavoro. Gli Illusi Convinti dovranno ricredersi, e adeguarsi al nostro modo di governare e vivere. Dobbiamo approfittare di questa nuova occasione per poterci presentare alle prossime elezioni certi del nostro risultato. Fino ad allora saremo gli Inconvincibili Disillusi. Gli Illusi Convinti non metteranno piede in nessuna nostra scelta”. Decine di giornalisti in quel momento batterono sulle tastiere i nomi dei due schieramenti decisi dal partito vincente: l’ID, ovvero quello che alle ultime elezioni aveva partecipato con il nome di Bruti, assegnato dai precedenti vincitori, e l’ IC, quello sconfitto col nome di Liberi. “Buonanotte a tutti” – concluse il dirigente dell’ID. “Segretario, segretario” – a più riprese i giornalisti cercarono di richiamarlo, ma l’uomo fu avvolto dal servizio d’ordine del partito degli ex Bruti e scortato fuori.
Gli Illusi Convinti commentarono con leggerezza il nome assegnatogli: non comprendevano il senso, né si sforzavano di farlo. Proveniva dai Bruti, non poteva significare nulla; i più, tra gli Illusi Convinti, pensarono che d’altronde sarebbe durato soltanto 10 mesi e che fosse soltanto uno sfogo di ignoranti. Tra gli Inconvincibili Disillusi, in molti approvarono la scelta del direttivo. Gli ex Liberi meritavano quella sigla perché snob e ottusi. Molti degli Inconvincibili Disillusi, in effetti, avevano preferito l’ex partito dei Bruti esclusivamente per astio nei confronti degli Illusi Convinti. Altri Inconvincibili Disillusi, invece, mostrarono la loro contrarietà alla scelta, troppo docile nei confronti di chi li aveva definiti “Bruti” e limitativa dell’intero movimento vincitore delle elezioni. Ma erano soltanto discussioni: i nuovi nomi dei partiti già avevano fatto il giro del mondo.“The ID wins general election”, “Los que eran Feos van al Gobierno”, “The Freeds loose the power and become IC”; “Un paìs de ilusiones y desilusiones”, così titolavano le agenzie di stampa straniere.
L’augurio comune, e simile all’indomani di ogni elezione, era che il nuovo governo non infierisse sui perdenti. Tuttavia la speranza veniva sempre tradita. La riforma elettorale voluta e introdotta anni prima dal partito dei Temporanei stabiliva che il gruppo politico scelto dall’elettorato governasse per 10 mesi. Una scelta dettata dall’ampia tendenza trasformista che caratterizzava la popolazione: le coalizioni si allargavano e restringevano in poche settimane, spesso fino a rimescolarsi del tutto. Bastava un dibattito televisivo tra candidati, un attentato, una canzone di un cantautore famoso, compravendite di voti, “discese in campo” di personaggi del jet-set, uno scandalo, per spostare consensi e voti**.
Dieci mesi, dunque, a disposizione dei vincitori per rifarsi su chi li aveva umiliati e denigrati in precedenza. E adesso toccava appunto agli Inconvincibili Disillusi. Nei punti chiave del programma, che aveva convinto il 64% della popolazione, c’era tutto quanto potesse aspettarsi un oppositore al partito dei Liberi: riduzione in busta paga per alcune classi di impieghi: scuola, ricerca, pubblica amministrazione, spettacolo; ingresso nel Consiglio dei ministri di una rappresentanza ecclesiastica con potere di voto; ripristino del divieto di protestare in più di 100 persone; cessazione dei fondi destinati a eventi culturali, aumento delle imposte sui prodotti “inutili” (questa categoria, stilata dall’Ufficio di coordinamento politico dei Bruti, comprendeva voci quali: giornali, libri, riviste, dischi); controllo editoriale (il cosiddetto “diritto di replica del governo”) sui quotidiani a diffusione nazionale e locale e sui contenuti televisivi e digitali. Si prospettavano, insomma, tempi duri per chi apparteneva al partito dell’IC. Nelle interviste post-elezioni, le impressioni che si raccoglievano erano quasi tutte a favore del nuovo governo, o meglio, quasi tutte contro gli ex Liberi. “Meritano di essere umiliati, credono che con una canzone si possa cambiare il mondo. Vadano a lavorare”, così nei bar, nelle officine, e tra i giovani in strada. Prontamente, altri sondaggi segnarono l’incremento ulteriore tra le fila degli ID: molti ex Liberi avevano paura e si “trasformavano” in Inconvincibili Disillusi. In ogni caso, si trattava di dati non ufficiali: un’altra riforma, quella dei Decisi, in un’altra legislatura, aveva abolito l’opposizione. Non vi era più un Parlamento, né, pertanto, un’opposizione, né una maggioranza. Concretamente, i due partiti non esistevano: l’ID era il Governo, l’IC il gruppo politico, che nelle due settimane di ripristino temporaneo delle antiche regole democratiche avrebbe fatto di tutto per ottenere il potere e, raggiunto eventualmente lo scopo, rinominare sé stessi e gli avversari sconfitti e legiferare contro di essi.



* scritto un paio di anni fa


** discorso indiretto libero
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