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Il passeggero

Pensieri

Il passeggero è Nicolas Cage, uomo, forse, pessimo, poco digeribile, attore insulso, pedestre, fors'anche geniale per via della sua incompetenza, eppure s'è affermato di film in film, tanto da diventare una faccia riconoscibilissima dal grande pubblico, insomma, una star di prima grandezza con tanto di cachet esorbitanti a sua disposizione per ogni ruolo presente/futuro che accetta. Il mistero Nicolas Cage inizia nell'oramai lontano '94, quando viene chiamato, a sopresa, ad incarnare l'autodistruttivo, sceneggiatore fallito ed alcolista Ben in "Via da Las Vegas".
Il film, assai incensato dalla Critica americana, gli fa guadagnare, sempre per nostro stupore, un immeritato quanto frettoloso Oscar. L'Oscar è un traguardo da (r)aggiungere, e Nicolas, vuoi il caso, vuoi la fortuna, vuoi l'oroscopo, ce l'ha fatta. A quel punto, come già mi peritai di/a scriverlo più volte, ed in modalità più incisive, viene ingaggiato "mercenario" (come lo definì Sean Penn nel '99) per girare tante pellicole. Alterna gli autori, che incrocia sempre sbadatamente come nel caso di "Al di là della vita", meglio cifrarlo in "Bringing out the dead", un film che Scorsese si trova fra le mani e deve imbastire celere un cast preso al volo dal libro della sua agendina. Perché non Nicolas Cage? Volto nevrotico e burattino androide? Perché non lui per Spike Jonze, il cognato-cugino acquisito? Nicolas, in quel film, "Adaptation", è squisito, un profiterol "condito" della panna per gustarne la dolcezza, con più piacere per il palato. Tutti lo vogliono, il suo volto, inespressivo, anonimo, illuminato dai suoi grandi occhi celesti, va bene un po' per tutto. Ha un discreto phisique du role per i film d'azione, il ghigno adatto per far, anche, il duro, l'uomo coriaceo dietro le sbarre ma che non pieghi sbarrandogli la strada. Sa "cazzottarti", cazzone e scazzottatore qual è. Anzi scazzato-attore. Sì, un attore sbagliato, un non attore... Che approda alla corte di Ridley Scott, anche qui un ruolo di tic, attacchi di panico e cuor che batte a mille per paure irrazionali. Un "fallito" tenerissimo che non sa neanche di avere una figlia, un ladro, un gaglioffo alla Vittorio Gassman de "I soliti ignoti". E poi tante pellicole per soldi, la gente va a vederle/o volentieri. In realtà non fa nulla per conquistarsi la benevolenza dei suoi spettatori, e quel ruolo "cult" di "Cuore selvaggio" lo rende già un attore indimenticabile, come ogni altro attore che abbia lavorato col Maestro numero uno della Cinematografia mondiale. Chi sarebbe Bill Pullman senza le sue "Strade perdute"?, per non parlare di MacLahan, un Signor Nessuno che s'impossessa della celluloide di Lynch e si copre dentro a mo' di trapunta. Il passeggero è Nicolas Cage, un attore che non passerà tanto di moda, che incalzerà ed amerà sfilar altre calze. Uomo prestante, a Hollywood conta quel che si vede a prima vista, non brutto, non eccelso, non da applauso. Da tanti film, con lui, Mister Fortunello che passeggia con lo jo-jo fra le dita, riscuotendo gli incassi dei suoi "National treasure", e permettendosi così di finanziare remake "storici" e broccolare registi di un certo nome. Che, ben pagati, da Cage, accettano, perché no? Non è un grande attore, è una faccia. A suo modo un personaggio, dobbiamo dirlo. A suo modo l'inutilità di tutta la sua filmografia, ridondante, altalenante, insopportabile come il peggior Jerry Bruckheimer, che lui conosce bene. "The Rock" (Michael Bay), "Con Air" (Simon West), "Fuori in 60 secondi (Dominic Sena), la saga "Indiana Jones incontra Mike Bongiorno" (Jon Turteltaub). Il passeggero è un uomo ipercinetico, mai fermo, per le nostre fughe nel Cinema. Il passeggero ama poco Robert De Niro e gli attori degli anni '70, con cui non ha quasi mai lavorato, è la creatura di un laboratorio più artificiale, il reparto dei "robot", coi bicipiti ben scolpiti e le guance ben (s)colpite.
07/06 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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