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Scossoni rabbrividenti

Racconti

Mi ha abbattuto il mio nemico, tanto ha fatto da disarcionarmi, mi ha steso, lo ammetto, ne esco sconfitto, lui sa viverla e lo fa con cattiveria, mangiando tutto quello che può e rubando agli ingenui.
A chi si lascia fregare e si lascia sfilare il piatto dal tavolo, sotto i propri occhi.
Reagisci, combatti, per una volta, almeno. Macchè. Non fa parte del tuo DNA. Gli acidi…
Ti affibbiano etichette non tue, che non t’appartengono, e ti “cosmetizzi”, ti lucidi in quel Mondo.
Mio padre non s’appassiona a nulla, è la più tremenda senilità, vive per vivere, accondiscendente verso tutto e verso tutti, non c’è verso. Se la lascia scorrere.
Si affaccia alla finestra per rimediare un po’ d’aria fresca che gli rinfreschi quel che ha in testa.
Ho “brutti” pensieri che mi ronzano, faccio un’enorme fatica ad allontanarli, la gente, alcuni, si credono arrivati, ed espongono la propria mercanzia con sfacciataggine che ha dell’abominevole, dovreste vederli.
Se avete qualcos’altro da fare lasciatelo in sospeso, dedicatevi a me, per un istante.

Io non sto bene, in famiglia le “prendo”, non che, state attenti, mi picchino, ma è come se mi picchiassero, ed io vado giù all’in picchiata.
Scelgo un qualcosa, e mi aggrappo a quello.
Ma le sabbie mobili fanno il resto. Sto morendo.
Mi sveglio, lavoro, telefono ad un amico, mi parla di sé, me ne parla poco, vado, poi, a dormire.
Mi sveglio, lavoro, esco a far delle compere, parlo da solo, parlo pochissimo, a monosillabi, guardo un po’ di tv, cosa danno?, mi butto a letto.
Mi sveglio, lavoro, lavoro, qualche volta ci provo, a divertirmi, esiti alquanto nefasti.
Mi sveglio e lavoro.
Con l’odio appiccicato all’anima.
Che rabbia, spaccherei tutto, ma non posso, me lo impediscono, sto alla larga dai medicinali, voglion distruggermi, non mi avranno, mai.
Mi dedicherò ad assecondarli, “impazzirò” per loro, ma mai mi avranno.
Non ho scelta, mi spaccano il muso in due, mi cicatrizzo come riesco, per quel che m’è consentito, parlo forbito per non deludere una platea d’interlocutori fittizi, ho bisogno di sfogarmi con qualcuno, non posso e non devo incenerirmi nel silenzio.
Che, comunque, con la sua “discrezione tibetana”, col suo “Nirvana”, mi accudisce e tiene stretto in questo limbo, dove galleggio.
Parlo solo di me, oggi, non empatizzo per nessuno, andate via, mi stanno scoppiando le vene.
Sto scoppiando d’ira, d’ira, d’ira.
Urlo!!!
Rompo!!!
Aiuto!!!

Il mio Cuore ne risente, ho il cervello in pappa. Si sta mangiando da solo.
Lo degusto a piccoli sorsi, mi “lievita” dentro, mi cospargo del suo aroma e fluttuo.
Poi, apro un diario in cui serbo i miei ricordi più accesi, quelli più immediati.

1 Gennaio 2008

No, mi blocco qui, a cosa serve annotarmi, notarmi?
Non sono un uomo da studio notarile.

Meglio parlare di me quando ne ho voglia, far “cianfrusaglia” con le proprie indigestioni non è compito facile.
Che fallito di merda che sono e che son diventato, non mi funziona neppure il fallo, neppure esso.
Esso.
16/06 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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