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con gli angoli della bocca rivolti in giù

Appunti di viaggio

si comincia a camminare per una strada il cui traguardo è segnato da nebbia e dubbi, si comincia forti e vigorosi, ma le sorprese arrivano presto...
attimi di orgasmi spasmici che si alternano a gioie pungenti e lacrime di ghiaccio, movimenti pieni di rumore senza pause, ritmati da strani cigolii del anima e del corpo...
ben presto è paura...
ben presto e vuoto...
dove si va?
che si fa?
si sbaglia e si prende una strada che il bivio non aveva ancora contemplato...
ci si angoscia, ci si soffoca vomitando parole, ascoltando voci mielose dire pugnali e spade, cantare al vento di rabbia e oppressione...
sia cade...
nel fango, un fango denso che in bocca soffoca e lascia quel sapore di amaro che niente riesce a strappare ai ricordi...
si urla, ma più ci si dimena e più le sabbie attanagliano quel corpo che si lacera nella melma...
fuori gli spari, fuori i fuochi...
dentro una casa a trovare riparo ci si stende per non pensare...
bisogna riposare...
si riparte carichi e forti, umiliati, ma convinti di potercela fare...
si riparte urlando e cantando cori...
e ci si ritrova persi un'altra volte per un sentiero già fatto, a quel punto si cambia nuovamente strada, si sceglie un sentiero più facile, che senso ha continuare ad arrancare?

Tante persone, feste, balli e canti, posti pieni di luci e colori al limite del mondo, ma poi bisogna tornare indietro: le strade si fermano.
Il paese dei balocchi è al limite del tempo, bisogna riprendere il vecchio sentiero dopo una pausa di tranquillità esasperata.
Si torna sul sentiero, ma ora si conoscono le sue acvversità, stavolta è impossibile rimanere inceppati tra rovi e spine, il paese dei balocchi era stato un buon posto per procurasi il necessario per la lunga escursione nell'anima.
Armati si va avanti.
ci si ferma dopo giorni, davanti a un grande albero a crogiolarsi sotto le sue fronde illuminati da una tiepida luce dorata, dura poco...
le nuvole tornano, è tempesta, fulmini, tuoni...
fa tutto molta paura...
il livello del fiume si alza e non tutti sanno nuotare...
si rimane persi in un luogo pieno di rumori di foglie bagnatead aspettare di guadare quel maledetto fiume, prima o poi la dovrà smettere di piovere!
Torna il sereno, è ora di andare.
Prati verdi, fiori colorati, farfalle libere, ruscelli freschi...
rosso, rosa, blu, giallo, viola...
tutto attorno arcolbaleni di bellezza.
si costruisce una casa, un sogno, si costruisce un presente, anche se piove siamo al riparo, anche se grandina sapremo dove andare.
Bello e non infelice, circondato da campi di grano il futuro non fa più paura, i boschi sono noti, le acque calme, c'è quello che serve...
fuori è pace...
dentro è guerra...
il sole si eclissa bisogna andare via...
andare da un' altra parte, la terra non è più fertile.
Si va via, ma si pensa a come e quando ritornare a recuperare i frutti...
i campi incolti seccano i loro prodotti, la frutta cade marcia dagli alberi...
è rimasta solo qualche marmellata nello zaino...
dolcificante.
Davanti al mare che si fa?
si costruisce una zattera per solcare le onde, ma non abbiamo niente per sfidare il mare, è una sfida impari, contro il nulla, contro il tutto!
Si parte, si rema, almeno finchè le acque sono calme, poi la tempesta, il sale brucia agli occhi, l'acqua è alla gola, le ferite si vanno sanguinanti, pericolo di perdersi...
attorno non c'è nulla.
Desiderosi di vedere terra ferma ri rema ancora e ancora, ma la terra è dietro, davanti il nulla.
vomito le ultime parole per quel viaggio, scrivo nell'acqua e decido di tornare indietro...
forse se vado verso est, almeno io qualcosa posso trovare.
30/06 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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