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delirio nonsense del primo pomeriggio di quest'oggi.

Pensieri

C'è questa sensazione continua, oggi, che mi perseguita. Sento tutto indistintamente distante, tutto sfocato. E ciò fa salire dentro me un'immagine angosciante, come di corpi straziati e succhiati like ossa di pollo ben ripulite. Lascio che il mio corpo pesi sullo schienale elastico di questa sedia, lascio che la testa s'abbandoni in avanti, con i capelli neri nonsense e pure tinti e queste enormi orecchie lunghe. Lascio che le spalle assumano la forma tipica dell'avvoltoio e che le zampe si pieghino su se stesse, poggiando le loro estremità a questo piolo nero. Di plastica nera. Gaetano Pesce usa sciogliere un sacco di poliuretano o roba simile, per crearci delle sedie, dei pioli in plastica per le zampe della gente. Ma quelli sono pioli molto costosi e colorati.
Anche la mia maglietta è molto colorata e non mi piace, ma, per lo meno, è poco costosa. È tutta macchiata di chiazze di colore. E non perché io sia un'artista –ma per favore! Ormai! Sono passati i tempi in cui sentivo la sicurezza nella mani, la capacità visiva di cogliere pensieri per gettarli su piani bianchi, senza remore e con lo sguardo vivace e curioso dell'intellettuale fresco e nichilista. Di me è rimasto solo quest'ultimo sentimento ed una manciata di cultura da quattro soldi, anche se, pure ora, mi tremano le mani e mi prudono, perché avrebbero voglia del pennello, ma non possono tenerlo, dato che non saprebbero cosa rappresentare e, se lo sapessero, non ne varrebbe la pena, rappresentarlo, dato che tutto ciò che vi era da rappresentare è stato rappresentato e tutto ciò che vorrei rappresentare non ha forma, ma solo sapore, colore e suono. Purtroppo, non sono Dio e nemmeno un musicista e nemmeno possiedo un'immensa cucina/fucina per creare e cucinare migliaia di differenti sapori, i quali, coi loro odori/profumi, potrebbero perfettamente incarnare i miei sentimenti, le mie impressioni folli e luminose. E poi, diciamolo, sì, manca il budget. Cazzo.-, ma solo perché lavoro coi colori. Cioè, ci passo otto ore. Otto fottutissime ore. Nel frattempo, tra una pesata di Plast PF Rosso Scarlatto e di Texprint Discharge Base, penso a molte cose, ma, principalmente a lui. Penso che mi manca. Oggi mi manca. Mi manca vederlo e stringerlo e baciarlo e parlarci e berci e riderci e scoparci. Mi manca quella guancia che, alcune volte, è coperta di barba incolta, che tanto mi piace coglierla con lo sguardo e tanto mi attrae –e poi quelle gambe un po' secche, lunghe, villose. Tra quelle ginocchia perderei la vita volentieri e senza salutare nessuno-, così tanto che non manca occasione perché io inizi a leccarla, raggiungendo quelle orecchie da morsicare e baciare lievemente o violentare, perché so quanto a lui piace tutto ciò –quanto piace a me. E quanto piace a me, pure che mi morsichi il collo e che lo baci e che lo lecchi e che mi faccia anche male, perché è male che eccita e mi infiamma e resterei a farmi graffiare da lui tutto il giorno.-. E pure quest'oggi, tutto il tempo a pensarlo ed a soppesare progetti per la prossima vacanza –che Budapest si tinga di giallo calore! Che si adorni per il nostro arrivo! Che inizi a tamburellare e ballare e saltare solo per noi!-, a canticchiare canzoni e fischiettare brani che la radio non trasmette, perché il popolo mangia carne per cani, ma io sono vegetariana, sicchè non accetto il vostro pasto –piuttosto lanciatemi ghiande per maiali-. Eppure, proseguo a fare tutto ciò con una sottile e velenosa angoscia sottopelle, come se tutto fosse aria, come se tutto scivolasse via da me, e pure lui. Come se lui non stia pensando a me, come se lui sia con la testa chissà dove e da chissà chi –stupido pensiero, la gelosia è sempre stato un grosso problema per me, non mi fa respirare e non fa respirare. Vorrei soffocarmi, quando sono così, ma la mia autostima è talmente in ribasso che non posso far altro che provare questo dolore lancinante al petto ogniqualvolta un nome di donna esce dalle sue labbra ed io mi sento inquieta e vorrei gettare la testa sotto metri di terra e sentirmi foglia morta, per non sentire emozioni, anche quando, cioè sempre, so che non v'è nulla di cui preoccuparsi, ma la testa è la testa e la testa non si doma mai del tutto.- e mi rendo conto di quanto tutto ciò sia ridicolo. Credo che mi passerà, appena venerdì lo potrò riabbracciare. Questa quotidianità m'uccide. Soffocatela.

30lug08
30/07 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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