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Racconti

Suonò la sveglia. Scaraventai il telefonino dall'altra parte della stanza.
Non passò molto tempo quando il telefonino riprese a squillare.
Decisi così di svegliarmi. Erano precisamente le 7 in punto.
Andai in bagno, mi lavai la faccia di cazzo e cercai di togliere tutte le odiose schifezze verdi dagli occhi gonfi e stravolti. Semplice routine.
Andai in cucina, misi su il caffè e mi appollaiai sulla poltrona.
Accesi la Tv e il papa apparve sullo schermo con la sua faccia ipocrita.
Il servizio diceva: “IL PAPA PROCLAMA LA SUA IDEA DI POLITICA. PIU' UOMINI CATTOLICI IN POLITICA. HANNO PIU' BUON SENSO”.
La giornata iniziava malissimo.
Suonò la sveglia. Scaraventai il telefonino dall'altra parte della stanza.
Non passò molto tempo quando il telefonino riprese a squillare.
Decisi così di svegliarmi. Erano precisamente le 7 in punto.
Andai in bagno, mi lavai la faccia di cazzo e cercai di togliere tutte le odiose schifezze verdi dagli occhi gonfi e stravolti. Semplice routine.
Andai in cucina, misi su il caffè e mi appollaiai sulla poltrona.
Accesi la Tv e il papa apparve sullo schermo con la sua faccia ipocrita.
Il servizio diceva: “IL PAPA PROCLAMA LA SUA IDEA DI POLITICA. PIU' UOMINI CATTOLICI IN POLITICA. HANNO PIU' BUON SENSO”.
La giornata iniziava malissimo.
Bevvi il caffè, sorseggiai un po' di latte, mi vestii, mi lavai i denti e uscii.
Girai l'angolo, e mi diressi verso la stazione. La puzza di pesce mi travolse senza lasciarmi scampo. Maledetta pescheria del cazzo.
In un vicolo, sulla strada della stazione, un vecchio barbone, con il bastone, tirò fuori dalle mutande una bottiglietta d'acqua, dalla quale bevve avidamente.
“Buongiorno” disse.
“Salve”.
“Come va?”.
“A lei, come va?!”.
“Bene!”.
“Sto benissimo anch'io allora”.
“Conosco tuo padre”.
“Può capitare”.
“Sei identico a lui”
“Capita anche questo”.
Mi guardò in modo strano. Era un stronzata. Pensò che mio padre non mi andasse a genio.
“Come sta, il vecchio?”
“Lavora”
“Si, ho capito, ma come sta?”
“Sta lavorando. Credo stia bene in mezzo alla polvere di una fabbrica. Lei non crede?”
“Non credo”
“Neanche io. Ci si vede.”
“Ciao ragazzo”.
Arrivato in stazione comprai il biglietto, emanai una flatulenza prima che si aprissero le porte del treno e poi salii.


Mi accomodai accanto al finestrino. Faceva un caldo fottuto.
Di fronte era seduto un ragazzo di colore. Era scuro come la pece. Emanava un forte odore di stanchezza e aveva gli occhi spenti. Guardava fuori il paesaggio che scorreva.
Aveva con sé solo una borsetta blu, dalla quale spuntava un panino a metà.
Aveva le scarpe bucate e i pantaloni sporchi.
Aveva le mani sulle ginocchia. Erano rovinate come quelle di uno schiavo.
Alla terza fermata del treno, un impiegato delle ferrovie si diresse verso di me.
Era un bell'uomo, capelli brizzolati, viso armonico e un bel fisico asciutto da quarantenne don giovanni. Il suo sguardo era giulivo, e sembrava piacergli il suo lavoro.
“Mi scusi”. Si rivolse in tono pacato, molto cordiale.
“Prego”.
“E' possibile vedere il suo biglietto?”
“Certo”.
Prese il biglietto, fece un buco con l'arnese che hanno i controllori e me lo restituì.
“La ringrazio!” disse in tono gentile.
“Nessun problema”.
Fu gentile con tutti, il controllore.
Fu cordiale con tutti i passeggeri.
Dopo aver controllato i biglietti a tutti i pendolari della carrozza, si diresse verso il ragazzo di colore. Il viso dell'impiegato delle fottute ferrovie iniziò ad oscurarsi.
“Ehi!”
L'uomo pece non si girò, continuò a guardare fuori. Sembrava stesse sognando.
“Ehi dico a te!!!” gridò il controlla biglietti del cazzo.
Il ragazzo si voltò.
Il suo viso si rabbuiò ulteriormente.
“Hai il permesso di soggiorno?”
L'uomo nero non mosse un muscolo.
“Sei scemo, o lo fai apposta?? Ti sto chiedendo il permesso di soggiorno. Ce l'hai o no il permesso?? EHI MI SENTI?? DICO A TE!!!”
Il ragazzo fece cenno con la testa negando. Il “no” che tutti i bambini fanno ai genitori.
“Ma tu guarda questo stronzo!”.
Il controllore prese il ragazzo per la maglietta e lo fece alzare dal sedile sudicio di quel treno di merda. Quasi lo strattonò.
Il viso del ragazzo rimase identico a quello sognante che guardava il paesaggio scorrere mentre il treno era in corsa.
“Ehi, stia calmo, cristo!” esclamai.
“Questi profughi credono di fregarmi.”
Nel frattempo arrivammo alla quarta fermata.
Il controllore buttò fuori il ragazzo, con la sua borsetta e i suoi sogni.
Il ragazzo prese la borsetta, si alzò e rimase fermo davanti alle porte del treno.
Si chiusero davanti ai suoi occhi. Erano spenti come la cenere.
Il treno partì lentamente e l'uomo pece iniziò a camminare a passi pesanti.
Mi affacciai al finestrino, scorsi il suo sguardo. Una lacrima scendeva su quel viso scuro.
Gli feci un cenno con la mano, per salutarlo. Sollevò il capo e alzò un braccio per ricambiare il mio saluto del cazzo. Era inutile ma non so perchè lo feci.
Pensavo se lo meritasse dopo essersi beccato un calcio nel culo da un fottuto ipocrita bianco.
Arrivò la sesta fermata.
Scesi dal treno e una massa di stronzi davanti a me chiacchierava a voce sostenuta.
“Ehi, hai visto MTV ieri sera??”
“Si! Cazzo! Vorrei tanto leccare la passera di quella nera. Quando canta e muove il culo mi fa arrapare.”
Superai gli stronzi a passo veloce.
15/09 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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