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BENVENUTO AL MONDO

Racconti

E' stata richiesta la mia presenza a questo mondo.
Ed io che devo fare? Me ne sto qui tranquillo seduto al bancone di un lurido bar di perifieria.
Trangugio whisky scadente, mi gratto la testa e penso a chi muore di fame, a chi nuota nei soldi,
a chi è pieno di donne, a chi invecchia bene... un sacco di cose.
Alcune hanno senso, altre meno. E giù un altro sorso di malto. Alzo gli occhi al cielo e prego.
Prego un Dio che ascolta solo me e nessun altro, un Dio impietoso che mi riempie il bicchiere
ogniqualvolta il portafoglio lo consenta. Un Dio benevolo che regala uno sprint vincente a quel
ronzino ormai stanco, all'ultima curva prima dello steccato.
Piego la testa e la gola brucia ancora.
- Ne prendo un altro.
E' stata richiesta la mia presenza a questo mondo.
Mi hanno interpellato? Si, sono io 'sto schifo d'uomo. Ma non l'ho deciso io.
Mi c'hanno messo qua seduto. E penso, penso. Rimugino...
Quanto ti amavo Sara. Quanto ti amavo Jessica. Quanto ti amo Bruna.
Che nome orrendo che hai, Bruna. Pensare che pure la mia zia si chiama Bruna.
Chi se ne frega. Arriva il malto di fuoco e me lo spengo in gola.
Lo stomaco si torce e duole. La testa vaga. Lo sguardo pure. Gira tra le sedie ed i tavoli di un lurido
bar di periferia.
Ho un problema, forse più d'uno. Chi non ne ha?
Non rido più, sono depresso. Chi non lo è?
Seguo il mio sguardo strisciante in questo angusto locale. Donne di malaffare con labbra rosso sangue.
Uomini magri con troppi anni addosso ed un bicchiere in mano. Giovani dalla pelle bianca e dalle
occhiaie blu che aspettano il pusher, aspettano una boccata di vita.
La vita, la morte. Il mio sguardo che striscia come un serpenta tra l'erba.
Il wiskhy che mi riscalda il cuore e mi cancella piano piano il vortice di stronzate che mi frulla in capo.
Finisce tutto, il vortice ed il wiskhy.
- Un altro per favore.
E' stata richiesta la mia presenza a questo mondo.
E dopo cosa succede? Ci devo credere a questa storia della vita eterna?
Il paradiso, il purgatorio e poi l'inferno nella migliore tradizione Dantesca. Parlerò a rime.
Ode al poeta. Chi sarà il mio cicerone nel percorso attraverso gl'inferi?
Bukowski? Fante? Hemingway? Nessuno?
La testa, che male che fa... Quanto ancora questi gomiti riusciranno ad appoggiarsi su di un bancone?
Ne tiro su uno e butto giù ancora un sorso.
Avevo un cane, anni fa. E' morto. Era il migliore. Disobbediente ma furbo, gli occhi più profondi del profondo.
Dentro ho visto tutto. L'amore, l'odio, la rabbia, la voglia di giocare e stare al mondo.
Avevano richiesto la sua presenza, poi è bastato un camion ed una strada per mettere fine a tutto.
Non abbaiava mai. Quando sudavo mi leccava sempre ed impazziva quando camminavo scalzo.
Puzzavo più io di lui. Scodinzolava e mi guardava.
Ed io non ero niente perso nel suo sguardo. Ogni volta che ci penso piango e non vedo perchè non
dovrei farlo... Chi mi vede penserà che bevo e piango per una donna.
Sarei forse matto a dire loro che piango per un cane? Una taglia piccola, dal pelo fulvo e le orecchie
dritte. Un cane. Un sorso di wiskhy. Una lacrima. Un altro sorso. Un ricordo. Un bicchiere vuoto.
- Buon uomo, quant'è?
E' stata richiesta la mia presenza a questo mondo.
Mi alzo, barcollo. Ci penso ancora un pò, me ne esco. Fuori piove ed io non porto mai l'ombrello.
La pioggia mi bagna, le lacrime pure. I pensieri fanno a pugni con l'alcool per svuotarmi la testa.
Ed eccomi qui. Potevano fare di meglio. Potevano fare tanto di più per queste ossa e questa carne.
Ma così m'hanno voluto e così mi terranno. Per quanto ancora?
Chi lo sa. Chi se ne frega.
Tanto appena arrivo a casa mi faccio un altro bicchierino.
Ci penserò prima di crollare.
19/09 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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