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Cinque mila lire

Racconti

Guardavamo la televisione. Io e Albe stavamo spaparanzati sul divano di Enrico. Albe aveva il telecomando e cambiava continuamente canale. Enrico stava di là, in camera. Si stava spazzolando Anna. Lui era il primo visto che stavamo a casa sua. I genitori erano via per il fine settimana. Dopo sarebbe toccato ad Albe. Io avevo perso a pari e dispari e mi toccava la fine. Anna sarebbe stata stanca e mi avrebbe fatto venire in cinque minuti per farla finita. Avevamo sedici anni. Anna aveva qualche anno più di noi. Diciotto. Stava ancora in terza liceo con noi. Bocciata varie volte. Gli sganciavamo cinque mila lire a testa per farcela. E per noi cinque mila lire erano un sacco. Valevano un intero fine settimana a biliardino e ai videogiochi. Un piccolo capitale.

Albe rideva. In tivù davano un film erotico con Francesca Neri. Bella figa. Noi eravamo già in tiro. Dalla stanza dietro di noi le molle del letto cigolavano. Gnek, gnek, gnek. Albe urlò ai due di farla finita lì, che era tanto che aspettava ed era già il suo turno. Dalla stanza venne una risatina. Anna urlò di farla finita. Che eravamo dei frocetti con il cazzo moscio. Che lei aveva bisogno di veri uomini. Noi ridemmo. Albe cambiò canale. Nella camera da letto continuavano i gnek, gnek, gnek. Enrico insisteva, monoritmo. Albe moriva dalla voglia di spazzolarsi anche lui Anna. Enrico dopo un po’ finì ed uscì fuori finendo di aggiustarsi i pantaloni. Saltò sul divano e si impossessò del telecomando. Era casa sua in fondo. Io non dissi niente.

Albe entrò in camera. Era il suo turno. Dopo Albe toccò a me e Anna come previsto era stufa di noi. Non si alzò neanche a lavarsi. Mi fece venire nella sua mano. I tuoi amichetti mi hanno stancato, mi disse. Sapevo che non ci sopportava. Poi Anna si diede una lavata e si rivestì. Noi stavamo tutti e tre sul grande divano a guardare la tele. Non salutò quando uscì. Al solito. Noi in coro gli urlammo, ciao Anna, alla prossima. Lei urlò che eravamo disgustosi, che non ne poteva più di noi. Che era stufa di tutto. Che voleva andar via. L’anno prossimo si sarebbe iscritta ad un liceo privato in città. Salutava tutti e via. Via dal paese. Noi ridemmo. Immaginammo Anna in città. Chissà cosa avrebbe combinato.

24/09 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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