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ANIMALI

Pensieri

Lei entrò nel solito bar del venerdì sera, dove sapeva che avrebbe potuto scaldarsi un po’ e diventare poco a poco più sfacciata riempiendo il bicchiere di alcool a poco prezzo. Una camminata sicura lasciava la scia dietro di sé ed una testa senza troppi pensieri la rendevano fresca.
Si guardò allo specchio per vedere se il trucco pesante che avevo messo su la rendesse impenetrabile allo sguardo di chi cercava di carpirne l’anima. Era perfetta, stentava a lasciarsi uno spiraglio d’entrata anche lei. Si sistemò la coda alta che le portava via qualche anno vicino agli occhi ed alzando il braccio come fosse un dispiegarsi d’ala, scorse l’immagine di cui si era innamorata riflessa nello specchio. Non si trattava della sua. Lo avrebbe preferito.
Lui le sorrideva e la voleva complice di un gioco, eccitante una volta ma ormai pericoloso, in cui gli sguardi si rincorrono e lei finisce sempre con gli occhi bucati per far entrare i suoi. Lui da sempre accedeva da lì a tutto quello che la donna custodiva in quella sua sinuosa fortezza. Lui ci riusciva ogni volta che ne aveva voglia e percepiva che lo stava per fare ancora.
Bevve un sorso di rum che le se infuocò nello stomaco, rigurgitò un po’ di orgoglio ma sentiva che il fiato le saliva seguendo l’intermittenza di un cuore che batteva in gola, nella sua testa regnava all’improvviso il caos…un caos che per forza di cose alla fine era il nulla. Si voltò.
Lui era bello. Semplicemente e banalmente bello. Era stato suo e questo lo rendeva migliore di qualsiasi altro uomo presente sulla faccia della terra.
Si alzò in piedi in tutto il suo metro e novanta di eleganza e la salutò con un bacio sulla guancia.
Una scarica di sensazioni la tramortì all’istante. Risentì quel profumo, il calore del corpo, ripercorse con la mente ogni piega delle labbra, vedeva solo frammenti di figura come lampi nella mente. Le sue mani scivolarono sulla schiena ampia e lo strinse a sé.
Non era più amore ma chimica, incontro esplosivo di feromone e testosterone.
Non erano più in un bar ma in un deserto in cui nessuno mai li avrebbe visti.
Non era più una donna ma un animale.
Lui non era più un uomo ma una preda.
I loro non sarebbero stati baci, ma aliti caldi da fondere e ruggiti da ingoiare.
Come una cagna lo avrebbe annusato dalla testa ai piedi, pure del culo avrebbe voluto sentire l’odore, girandogli intorno agile e misteriosa come una pantera. Da una gatta avrebbe preso in prestito gli occhi maliziosi per ammaliarlo, da una tigre gli artigli per strappargli via la pelle e strusciarsela addosso per sentirne meglio l’essenza. Come un serpente avrebbe strisciato su di lui e poi lo avrebbe inghiottito intero. Come una mantide si sarebbe fatta penetrare per l’ultima volta e dopo lo avrebbe divorato, non per crudele voracità, bensì per tenerselo sempre dentro.
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