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quel racconto di bocca in bocca.

Racconti

tutto quello che sapeva della vita l’aveva imparato da solo. forse gli sbagli erano tanti, ma ogni passo, ogni piccola cosa era come un’impresa e solo dopo tempo arrivava la ricompensa e a volte neanche il tempo era cosi benigno.
questo è. nulla più nulla in meno. ogni volta che passo in quella cittadina, ricordo la sera in cui mi fermai in quel bar. fra un bicchiere e l’altro questa storia che poi è più un racconto.
tutto intento a godersi quei pochi istanti di serenità. sconfitto? da cosa poi. no, non erano le domande esistenziali o il male di vita. non era voglia d’arrivare o di sapere. né questo né quello. lui viveva ciò che gli capitava e basta.
la storia, se è di questo che si tratta, è ambientata in una anonima città di provincia, di quelle il cui passaggio non resta il ricordo. ma c’è gente che li vive. li torna dopo il lavoro. dopo la vita. tutto sommato non si può proprio parlare di storia, più di racconto. di un racconto che passava di bocca in bocca. ad ogni bocca qualcosa in più. ad ogni particolare aggiunto sempre più distanti dall’inizio.
qui riporto ciò che ho sentito, quello che è arrivato a me. non mi prendo la briga di accertare se le cose siano vere. non sono un giornalista. non voglio esserlo. sempre se ce ne sia ancora qualcuno che lo faccia ma non divaghiamo.
ecco tutto. si tratta di questa persona. vita tranquilla. una moglie. un cane. tutto tranquillo. ogni sera, alla solita ora, sempre tardi, tornava a casa dopo il lavoro. mai una parola. mai un litigio. fatto sta che una sera non torna a casa. un giorno. un altro. nulla. la moglie va alla polizia. denuncia, ricerche. nulla. e così passa il tempo. la moglie s’avvicina a Dio. preghiere messe. ma i giorni passano senza che lui ritorni.
arriva il momento delle chiacchiere. chi diceva questo e chi quello. tutti però erano d’accordo su una cosa. che era vivo. persone che lavoravano in fabbrica con lui, che vivevano li, dicevano che era tranquillo, normale. molti pensavano che avesse cambiato aria perché avesse scoperto la tresca che la moglie aveva con il salumiere, che ormai durava anni. alcuni dicevano che l’avevano rapito e a questi, quando si faceva notare che era squattrinato e non c’erano richieste di riscatto, dicevano per gli organi e lo stessero nascondendo sino a che le acque si fossero calmate.
fatto sta che a casa non tornava e che la moglie ormai si era rassegnata.
un giorno, la sera tardi, tornò a casa. la moglie che lo vide sgranò gli occhi. più magro, i capelli più lunghi. ma era lui. si sedette a tavola e, come sua abitudine, aspettava la cena.
la moglie, dopo lo shock, cercò qualcosa da mangiare, da preparare e portò in tavola. lo guardava. aspettava. lui fini, andò in bagno e si lavò e andò a letto. la moglie scappò via. incredula. forse pensava ad un fantasma o che era impazzita. fatto sta che non la videro più in quel posto.
al mattino lui preparò una valigia e senza salutare nessuno se ne andò.
seduto sulla panchina, mentre aspettava l’autobus che lo avrebbe portato lontano. aspettava quello che poi non arriva mai. ma lui si godeva quei pochi istanti di serenità.
stava li seduto ad aspettare quello che poi non arriva mai. ma sembrava che a lui non importasse.

28/04 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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