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Il fumo nero

Racconti

Una nebbia di fumo si forma sul cimitero dei vivi che, ignari di quello che sta per succedere, continuano nei loro riti fabbricati di computer e fascicoli. Fumo così nero non si era mai visto; oscurava anche il lato buio della luna. Era denso.
Un uomo passeggiava dentro questo fumo. Aveva la barba, tanta; un cappello color grigiofumo che gli faceva pensare a quanto fosse ironica la vita; degli stivali verdi di gomma che indossava quando doveva togliere l'acqua dalla cantina del suo cuore dove nascondeva il vino più buono; e un cappotto blu, immancabile da quando si era sposato. Nella tasca del cappotto teneva un sacchetto di carta sempre pieno di noccioline. L'uomo ne mangiava quando era nervoso, quando era triste e quando non trovava quello che cercava. Ora ne mangiava tante perché aveva perso il suo matrimonio. Non trovava più sua moglie, suo figlio, i suoi nipoti, le fedi nuziali, il corredo, l'album delle fotografie scattate e quello delle fotografie che si sarebbe voluto scattare; tutto era sparito, scappato in quel fumo che ora avvolgeva anche lui. "Bestiale" era l'unica parola che riusciva a pensare. Era meravigliato di aver perso tutto: si chiedeva come tutte quelle persone e quegli oggetti fossero riusciti a scappare senza lasciare traccia. Non era dispiaciuto, o perlomeno, adesso, era ancora più forte lo stupore. Uno stupore che non aveva mai provato prima, neanche quando aveva scoperto che la moglie lo tradiva. Si sentiva vuoto. Per colmarsi mangiò una decina di noccioline una dietro l'altra, ma non fecero la differenza. Ne ingoiò venti, trenta, quaranta, ma nessuna lo riempì. Deluso e arrabbiato, buttò via il sacchetto, si guardò intorno e si rese conto di non sapere più dove fosse. Perso. Senza noccioline, senza matrimonio. Si inginocchiò e pianse. Le lacrime gli coprirono la faccia, sempre di più. Piangeva ininterrottamente. Fiumi di lacrime gli scavavano il viso. Portarono via i peli della barba come fossero rami secchi sulle sponde di un ruscello ingrossato. Arrivarono al naso che fu sommerso e, come una collina invasa dalle intemperie, si livellò. La tempesta di lacrime lo aveva cancellato. Poi, la bocca si riempì, gli zigomi si assottigliarono, gli occhi furono spazzati via. Oltre al matrimonio e alle noccioline, ora aveva perso anche il volto. Il dolore lo fece piangere fino ad autospazzarsi via con le proprie lacrime. L'uomo non esisteva più. Rimaneva solo il fumo nero ad avvolgere una piccola pozza di acqua salata.
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