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lo sporcaccione

Racconti

Era l’essere più silenzioso del cantiere,probabilmente anche il più stupido,l’avevo conosciuto li,in quel fazzoletto di terra dove stava eseguendo degli scavi,quasi mi fece fuori quel figlio di puttana alla guida di uno scavatore troppo grosso per un cervello così piccolo,quel giorno il più bel complimento che ricevette da me fu:-Coglione!-,ma come ogni cosa in cantiere,tutto si risolve con una bella birra ghiacciata da 66 cl.

Le solite malelingue ne dicevano di tutti i colori su quel ragazzo:che fosse così silenzioso perché la ragazza lo aveva lasciato,che fosse diventato pazzo dopo essere stato lasciato,che fosse stato lasciato perché aveva il cazzo troppo piccolo, o addirittura che fosse finocchio.
So solo che l’ultima volta che lo vidi era un giovedì,verso le cinque di sera,prima di andarmene via da quel cantiere a fine giornata,non ne so molto su cosa successe in quell’arco di tempo che ci separava dall’articolo che sarebbe uscito sui quotidiani di lunedì mattina. Viviamo in un mondo dove la tv è una macchina spara merda, di solito preferisco un bel libro del buon vecchio Bukowski ai telegiornali,e quindi mi dovetti affidare,come al solito,ai pettegolezzi da cantiere per conoscere la realtà dei fatti,muratori e carpentieri peggio di vecchie coi capelli viola sedute ad aspettare il proprio turno dalla parrucchiera.
Molteplici le versioni,ma la ricostruzione dei fatti più attendibile sembrava quella del geometra ,che tra l’altro era anche un amico di famiglia del ragazzo semi muto.
Il ritardato era da poco stato lasciato dalla fidanzata che lo aveva pizzicato con una mano sul mouse del pc ed una sul collo dell’anatra mentre si trastullava tra un filmato e l’altro di un noto sito pornografico,in effetti quel timido e impacciato ventiduenne aveva l’aria di uno col diploma di alta falegnameria,comunque da li in poi aveva cominciato con qualche assenza dal lavoro,malattia?Malattia sto cazzo,quel brufoloso e libidinoso segaiolo si prendeva qualche giornata di riposo per fare un giretto sull’autobus che portava gli studenti verso i vari istituti scolastici della città e,approfittando della confusione,durante le discese alle varie fermate del mezzo pubblico,infilava le callose mani fra le cosce di alcune minorenni col fisico e l’abbigliamento da porno star.
Purtroppo alla sua masturbazione cerebrale non bastavano più nemmeno le palpatine a quelle natiche marmoree,quindi quel maledetto venerdì decise di fare una variazione al solito programma: si sedette sulla panchina arrugginita della stazione dei bus alle quattro di notte e pazientemente aspettò che qualcosa succedesse.
Il pulman arrivò al capolinea con un unico passeggero,una giovane infermiera aveva appena finito il turno e con l’aria stanca vi scese,lui si alzò dalla panchina,la seguì,lei se ne accorse e, invece di cercare aiuto in quella via larga e apparentemente deserta,imbocco una via stretta e buia.Ad un certo punto l’infermiera si fermò bruscamente e anche lui a un paio di metri da lei,girandosi con voce calma gli chiese:-Che cazzo vuoi brutto stronzo!-,lui silenziosamente aprì l’impermeabile color nocciola simile a quello dell'ispettore Gadget,sotto era nudo e,altro che ingegnosi macchinari come l'eroe dei fumetti,le aveva appena schiaffato davanti agli occhi quel cazzetto rattrappito,la ragazza ebbe una reazione di quelle che non ti aspetti,con tutta la forza che poteva essere rimasta ad un’infermiera che aveva appena finito di pulire un centinaio di vecchi e rugosi culi,a mano aperta lo colpì al volto mandandogli il setto nasale dritto dritto dentro a quel libidinoso cervello bacato. Lo aveva ucciso la puttana. Perché si era incazzata così tanto?mica le aveva chiesto i soldi del biglietto per quel ridicolo spettacolo.
23/11 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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