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Dietro le sbarre arruginite il sole splende ancora, e il tempo corre senza che nessuno abbia modo di prenderlo. Le foglie autunnali, secche, morte, marroni, ci ricordano che l 'estate è finita. Un' altro anno è passato e siamo diventati ancora più stupidi, legati alla nostra condanna e al peccato commesso. Le scuse sono speranze che cadono come gocce nella pioggia primaverile, e le settimane sembrano ragazze pagate per baciarci. Un sorriso, solo uno, basterebbe per calmare l'istinto brutale della lotta necessaria, unico mezzo di sopravvivenza consentito nella casa dell'orrore. La libertà è lontana, cavalca un cavallo bianco, immacolato, e lei, cosi' meravigliosa agita i lunghi capelli lisci pieni di tutti i colori della gioia. Nel sogno, l'ho incontrata in una pianura verde e rigogliosa e correva verso di me, e dagli occhi potevo vedere lo spazio intero, i mille pianeti mai scoperti le stelle, l' immensita irrisolta, mai compresa. Ma lo sconforto ha riscosso il suo pegno e mia ricondotto nella cella, nella mia mente, non chiedento niente in cambio solo quello che non ho e non riavrò
Disse la tv al cesso: “Io, in una casa, sono più amata di te!” “Ah sì?”, rispose il cesso, “E perché mai?” “Io regalo allegria”, rispose lei. “Anch’io”, disse l’altro. “Tu non mostri spettacoli e reality!” “Pfui!”, disse il cesso facendo seguire il rumore dello sciacquone per lo sdegno, “E questa la chiami ‘allegria’?” “Perché, tu cosa offri?” “Un grembo su cui sedersi comodamente e in cui liberarsi delle pene interiori!”, disse poeticamente. “Sei un imbecille, che cazzo di allegria è, è solo merda e piscio!” “Sei sempre volgare, non ti smentisci mai.” “E tu sempre puzzolente!” “Ti sbagli, la mattina mi mettono il collutorio.” “E poi tu non rendi felice la gente.” “Al contrario, dopo essersi liberati sono leggeri e felici come usignoli!” “Cretino, la soddisfazione di un bisogno non dà la felicità, ci vuole ben altro!” “Lo so, ma essa è il presupposto necessario per poterla raggiungere, se non soddisfi prima i tuoi bisogni, non raggiungerai mai la felicità.” “Sei noioso, hai una voce monotona e gutturale con un’eco che mi dà sui nervi!!” “E tu parli troppo, per giunta dici solo cazzate, cose che alla gente sana non dovrebbero mai interessare, inoltre non hai una voce tua, originale, ti confondi tra mille voci di diversa provenienza che sanno di ipocrisia!” “Mio caro, io sono la voce della società, del mondo, dell’uomo! Sono la sintesi dell’umanità!” “Cara scatola dai mille colori, di umanità, lì dentro, ce n’è ben poca, si discorre attraverso luoghi comuni, tormentoni e pettegolezzi, è tutta sterile finzione, non è quello il mondo vero, sia nel bene che nel male! Sei solo un mezzo per trasformare in peggio la gente, per dettare loro gusti, sentimenti, emozioni! Sei un palcoscenico di paraculi e di filosofi del cazzo!” “Senti, sapientone, la gente mi guarda, mi continua a guardare, mi desidera, mi ama! Io occupo una percentuale altissima del tempo che trascorrono in casa!” “Vero, verissimo, ma ricorda sempre che i teledipendenti sono come dei drogati, si è fatto in modo che restassi ormai solo tu ad occupare il tempo libero delle loro squallide giornate! Perciò, ringrazia gli spacciatori che ti governano!” “Come ti odio! Sei una palla, e poi se non ci fossi tu potrei godere di ancora maggiore attenzione, la gente interromperebbe meno frequentemente la mia visione se fosse costretta a pisciare e cacare per strada, sei un lusso inutile!” “Senti chi parla, io un lusso inutile…” “Sì, sìiiiiiiii!” continuò la tv ormai alla collera, “e poi chi pensa a te pensa alla merda, al piscio, al vomito, allo schifo più totale!!!” “Ah, ah, ah, ah!!” rise il cesso con un lungo e fragoroso rumore di scarico, “Hai ragione, cara mia, ma ricorda: io la merda gliela elimino, mentre tu gliela butti addosso!!” Fu il colpo di grazia per la povera tv: sprizzava scintille, emanava rumori spaventosi, andò in tilt e cacciò un puzzolente fumo nero dal culo. Era morta. E come ultimo desiderio aveva cacciato un altro po’ di merda. Il cesso dapprima la compatì, poi se ne fregò e si sentì trionfante. I padroni di casa, appena furono rincasati, per prima cosa fecero tutti una bella pisciata, contendendoselo e litigando per avere la priorità, e il bambino cacò. Appena entrarono nel soggiorno, che era proprio di fronte al bagno, furono assaliti da una puzza tremenda di plastica e metallo bruciati che, a confronto, quella del cesso, dopo la cacata del bambino, sembrava odore di fiori di lavanda. Si accorsero, quindi, della morte della tv: la mamma fu la prima a sbraitare, assalita dal pensiero di non poter guardare per un po’ di tempo “Cento Vetrine”, seguita dalla figlia che ebbe lo stesso pensiero per “Il Grande Fratello”, seguita dal dispiacere più lieve del padre di doversi perdere la partita di “Champions” e, infine, dal bambino che, invece, saltava e urlava di allegria dicendo: “Evviva, evviva, adesso, la sera, papà gioca con me!”. Queste parole intenerirono infinitamente il papà, che lo prese in braccio e lo sbaciucchiò con amore e, di conseguenza, la mamma e la sorella fecero altrettanto. Tutte le sere intenti a soddisfare il bisogno di tv, non si erano accorti del bisogno di affetto del bambino e che lo stesso bisogno era avvertito anche da loro. I coniugi trasportarono il cadavere puzzolente fino al più vicino cassonetto dell’immondizia, lo poggiarono a terra, poi rientrarono in casa. Passò un cane e vi pisciò sopra. “Ma chi se ne frega della tv, adesso giochiamo con le macchinine!”, disse il papà con un viso nuovo, più bello, “Ma…”, continuò, “quasi quasi… vado prima a fare una cacata!”.
Disse la tv al cesso: “Io, in una casa, sono più amata di te!” “Ah sì?”, rispose il cesso, “E perché mai?” “Io regalo allegria”, rispose lei. “Anch’io”, disse l’altro. “Tu non mostri spettacoli e reality!” “Pfui!”, disse il cesso facendo seguire il rumore dello sciacquone per lo sdegno, “E questa la chiami ‘allegria’?” “Perché, tu cosa offri?” “Un grembo su cui sedersi comodamente e in cui liberarsi delle pene interiori!”, disse poeticamente. “Sei un imbecille, che cazzo di allegria è, è solo merda e piscio!” “Sei sempre volgare, non ti smentisci mai.” “E tu sempre puzzolente!” “Ti sbagli, la mattina mi mettono il collutorio.” “E poi tu non rendi felice la gente.” “Al contrario, dopo essersi liberati sono leggeri e felici come usignoli!” “Cretino, la soddisfazione di un bisogno non dà la felicità, ci vuole ben altro!” “Lo so, ma essa è il presupposto necessario per poterla raggiungere, se non soddisfi prima i tuoi bisogni, non raggiungerai mai la felicità.” “Sei noioso, hai una voce monotona e gutturale con un’eco che mi dà sui nervi!!” “E tu parli troppo, per giunta dici solo cazzate, cose che alla gente sana non dovrebbero mai interessare, inoltre non hai una voce tua, originale, ti confondi tra mille voci di diversa provenienza che sanno di ipocrisia!” “Mio caro, io sono la voce della società, del mondo, dell’uomo! Sono la sintesi dell’umanità!” “Cara scatola dai mille colori, di umanità, lì dentro, ce n’è ben poca, si discorre attraverso luoghi comuni, tormentoni e pettegolezzi, è tutta sterile finzione, non è quello il mondo vero, sia nel bene che nel male! Sei solo un mezzo per trasformare in peggio la gente, per dettare loro gusti, sentimenti, emozioni! Sei un palcoscenico di paraculi e di filosofi del cazzo!” “Senti, sapientone, la gente mi guarda, mi continua a guardare, mi desidera, mi ama! Io occupo una percentuale altissima del tempo che trascorrono in casa!” “Vero, verissimo, ma ricorda sempre che i teledipendenti sono come dei drogati, si è fatto in modo che restassi ormai solo tu ad occupare il tempo libero delle loro squallide giornate! Perciò, ringrazia gli spacciatori che ti governano!” “Come ti odio! Sei una palla, e poi se non ci fossi tu potrei godere di ancora maggiore attenzione, la gente interromperebbe meno frequentemente la mia visione se fosse costretta a pisciare e cacare per strada, sei un lusso inutile!” “Senti chi parla, io un lusso inutile…” “Sì, sìiiiiiiii!” continuò la tv ormai alla collera, “e poi chi pensa a te pensa alla merda, al piscio, al vomito, allo schifo più totale!!!” “Ah, ah, ah, ah!!” rise il cesso con un lungo e fragoroso rumore di scarico, “Hai ragione, cara mia, ma ricorda: io la merda gliela elimino, mentre tu gliela butti addosso!!” Fu il colpo di grazia per la povera tv: sprizzava scintille, emanava rumori spaventosi, andò in tilt e cacciò un puzzolente fumo nero dal culo. Era morta. E come ultimo desiderio aveva cacciato un altro po’ di merda. Il cesso dapprima la compatì, poi se ne fregò e si sentì trionfante. I padroni di casa, appena furono rincasati, per prima cosa fecero tutti una bella pisciata, contendendoselo e litigando per avere la priorità, e il bambino cacò. Appena entrarono nel soggiorno, che era proprio di fronte al bagno, furono assaliti da una puzza tremenda di plastica e metallo bruciati che, a confronto, quella del cesso, dopo la cacata del bambino, sembrava odore di fiori di lavanda. Si accorsero, quindi, della morte della tv: la mamma fu la prima a sbraitare, assalita dal pensiero di non poter guardare per un po’ di tempo “Cento Vetrine”, seguita dalla figlia che ebbe lo stesso pensiero per “Il Grande Fratello”, seguita dal dispiacere più lieve del padre di doversi perdere la partita di “Champions” e, infine, dal bambino che, invece, saltava e urlava di allegria dicendo: “Evviva, evviva, adesso, la sera, papà gioca con me!”. Queste parole intenerirono infinitamente il papà, che lo prese in braccio e lo sbaciucchiò con amore e, di conseguenza, la mamma e la sorella fecero altrettanto. Tutte le sere intenti a soddisfare il bisogno di tv, non si erano accorti del bisogno di affetto del bambino e che lo stesso bisogno era avvertito anche da loro. I coniugi trasportarono il cadavere puzzolente fino al più vicino cassonetto dell’immondizia, lo poggiarono a terra, poi rientrarono in casa. Passò un cane e vi pisciò sopra. “Ma chi se ne frega della tv, adesso giochiamo con le macchinine!”, disse il papà con un viso nuovo, più bello, “Ma…”, continuò, “quasi quasi… vado prima a fare una cacata!”.
Cosa vuoi, coglione, mi infastidisci, mi dài nausea, ti prenderei a cazzotti, sei convinto che bisogna stare sotto, sempre sotto per andare avanti, studiare, lavorare, inchinarsi, leccare, ma senza sapere il perché, non per qualcosa di bello, di nuovo, è solo una linea, una linea da seguire. Per te la bellezza è tutta lì, non c’è bisogno d’altro, sai già il fatto tuo, la tua strada è già tracciata, sai già dove andare… …sì… …nel cesso! nel cesso di una vita inutile, apatica, confusione di immagini senza vita, fredda architettura di modelli che ti ingloba in una perfezione di linee artificiali che dettano i sentimenti. E sei contento, sì, il tuo futuro è lì, ti aspetta, non devi fare altro che accoglierlo, e lui ti accoglierà con occhi sorridenti… …e fauci enormi!!
Disse la tv al cesso: “Io, in una casa, sono più amata di te!” “Ah sì?”, rispose il cesso, “E perché mai?” “Io regalo allegria”, rispose lei. “Anch’io”, disse l’altro. “Tu non mostri spettacoli e reality!” “Pfui!”, disse il cesso facendo seguire il rumore dello sciacquone per lo sdegno, “E questa la chiami ‘allegria’?” “Perché, tu cosa offri?” “Un grembo su cui sedersi comodamente e in cui liberarsi delle pene interiori!”, disse poeticamente.
Per la prima volta a Roma andrà in scena la vera storia di C. Bukowski.
dal 14 al 19 Ottobre 2009, presso il Sinergy Art Studio sito in Via di Porta Labicana, 27 a San Lorenzo, nel cuore della Capitale L'Associaizone Culturale Cinem'Art presenta: SHAKESPEARE NON L'HA MAI FATTO, PAROLA DI C. BUKOWSKI. Con Claudio Miani, Albamarina Dei, Monica Mariotti.
Il costo del biglietto è di 5 Euro, ma per chi si presenterà con "Libera il bukowski che è in te" avrà una riduzione a 3 Euro.
Per info e materiale: 06/89.53.89.15 - 328/71.33.184 mail: redazionecinemart@gmail.com
solo un stupido.. negli occhi, il nulla e provo un senso di inettitudine un groppo mi sale in gola e un dolore forte mi attanaglia il cuore … chi sono??
Le ultime luci sono scomparse, svanite come piscia sul fuoco e tutto puzza qua intorno monotono. I palazzi sono macerie senza futuro, senza passato e il bagliore della luna è la più tetra messa in scena della natura. Orrore scavato dalla signora dal manto scarlatto e nero, vero, purtroppo forse troppo vero. Che tutte le idee di questo istante maledetto, brucino,e brucino ancora per l' eternità, come pena perenne e immutabile delle colpe intrise nei rami degli alberi, e nelle loro foglie suicide. Terreno sterile, privo di amore di quell'ardere che sale il profondo, anche dal pozzo senza fine. Peccati sobillatori, onnivori di creature infelici, dove non si vede oltre le nuvole, e se cè il sereno è soltanto per puro caso.
e mi sono spesso ritrovato ad invidiare gli stupidi per la capacità che avevano di prendere le cose cosi come sono senza la minima curiosità e la minima pena per la svendita della loro anima con piaceri di basso costo e merdosi passatempi ho dannato la mia sciocca voglia di andare a fondo delle cose ma col tempo ho capito che non vi era altro baratro più confortevole per la mia anima se non quello della mia solitudine perchè ho compreso la vera natura della verità ovvero che non è mai comoda...
Non va nulla. Il vino rosso s’è versato sulla manica della camicia bianca.
Jack una volta la sporcò di sangue. La macchia non andò più via.
Il vino ha il colore del sangue.
Saranno questi i casi in cui bisogna dire: “Thò che strana somiglianza!”
Forse bisogna imprecare o farsi una bella risata aspettando che la sera copra tutto con la sua luce e sperando che il giorno non torni a farci visita se non con delle buone notizie.
Non va nulla e la macchia di vino ormai s’è asciugata. Devo riuscire a lavarla.
L.A Non alludo alla città degli angeli, ma a qualcos'altro. Qualcosa di veramente importante per me, una ragazza, non è una semplice ragazza. E' una scoperta. Quale scoperta? La scoperta dell'innocenza. Più volte la cogli nei sogni in un fiore in una carezza in un bacio sulla guancia in un abbraccio in un saluto
Io l'ho colta in un momento, in un immagine, che per molti può sembrare patetica, banale, insignificante, ma per me è un emblema.
Almeno per me...
Un parco, un parco giochi, un'altalena e una bimba con la madre. Un piccolo scenario dove si consumano gli amori, i sorrisi e poi con gli anni le nostalgie di chi già ha vissuto quei momenti.
E' un incanto, che cogli in un attimo. Un senso di protezione, di difesa.
La bimba si volta a guardarmi Il tutto si conclude con un primo piano; ricordo i primissimi piani di Shirley Temple in "La Piccola Principessa" del 1939 ragazzi mi ci perdevo dentro.
è la tua espressione è un susseguirsi di piani,primissimi piani frammentati, che celano la propria essenza all'infinito.
L.A Non alludo alla città degli angeli, ma a qualcos'altro. Qualcosa di veramente importante per me, una ragazza, non è una semplice ragazza. E' una scoperta. Quale scoperta? La scoperta dell'innocenza. Più volte la cogli nei sogni in un fiore in una carezza in un bacio sulla guancia in un abbraccio in un saluto
Io l'ho colta in un momento, in un immagine, che per molti può sembrare patetica, banale, insignificante, ma per me è un emblema.
Almeno per me...
Un parco, un parco giochi, un'altalena e una bimba con la madre. Un piccolo scenario dove si consumano gli amori, i sorrisi e poi con gli anni le nostalgie di chi già ha vissuto quei momenti.
E' un incanto, che cogli in un attimo. Un senso di protezione, di difesa.
La bimba si volta a guardarmi Il tutto si conclude con un primo piano; ricordo i primissimi piani di Shirley Temple in "La Piccola Principessa" del 1939 ragazzi mi ci perdevo dentro.
è la tua espressione è un susseguirsi di piani,primissimi piani frammentati, che celano la propria essenza all'infinito.
notti pazze, di merda notti senza voce, senza sonno, senza letto notti panchinare scomode bagnate. Notti da morte, una birra, una pizza i 4 migliori stronzi della mia vita e creperò di notte. E mi starà bene.
oggi che il mare affonda non possiam salvarci oggi che sta affogando non sarà la terra a riportarci in alto quanto freddo quanto orrore quante anime perse nel lor candore si vive si muore e nient'altro, ma questa volta è il mare che sta affondando.
*
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devono essere revisionati sotto l'aspetto esclusivamente
formale e non subiranno in alcun modo correzioni
nel contenuto; il tempo di attesa è 24/48
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