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Il genio

Racconti

Quando incontrai henry pensai che fosse uno scherzo della natura. Il suo aspetto da paciocchino in miniatura coi baffi parlava chiaro. Non superava il metro e sessanta e aveva occhi piccoli e tinti di azzurro che irradiavano una sorta di luce di speranza. Occhi allegri. Era l'unica cosa che di bello avesse il suo aspetto.

Vestiva sempre alla buona:maglioni con greche disegnate sul petto e pantaloni di un marrone merda che cadevano su mocassini altrettanto marroni.
Ero abbastanza brillo quella sera e gli offrii un paio di pinte al bar in cui era appena entrato. Quando lo vidi sedersi al bancone e ordinare uno schotch la sua espressione mi trasmise un non so che,di malinconico,triste. così gli dissi:"ok Peppe sforna un'altro boccale per il nostro nuovo amico".
Era notte e nel bar c'eravamo solo io,il barista e Hnery.
Henry Si girò verso di me e con una smorfia increspò quei folti baffoni brizzolati e mi disse:"grazie Figliolo."
"ho di nulla... come ti chiami?"
"Henry"
"io sono Giovanni,ma puoi chiamarmi Jhon. Jhon Stone"
"grazie Jhon"
Bevemmo i nostri boccali in religioso silenzio,poi lui ne ordinò un altro paio e me ne offrì uno. Ringraziai e me lo scolai. La birra ha un sapore più pastoso e gustoso quando ti viene offerta. Credo sia la generosità che la rende di questo sapore soddisfacente.
Da quel giorno Henry si faceva trovare al bar tutti i pomeriggi tardi e quasi tutte le sere,sicchè incominciammo ad approfondire la nostra conoscenza,anche se a dir la verità non è che fosse uno che amasse tanto proferir parola il nostro ometto baffuto. Preferiva starsene seduto ad osservare la gente e ad ascoltare i discorsi degli altri abbozzando di tanto in tanto un sorrisino d'approvazione. Al contrario quando non era daccordo ingollava un gran bel sorsone dal suo boccale e riposandolo sul banco squoteva la testa con una certa energia.
Un giorno gli chiesi cosa facesse per tirare a campare.
"ho...faccio un po' di tutto sai tesine universitarie,esami universitari al posto di altri eccetera"
"Fico henry,devi essere un sapientone,in cosa sei laureato?"
"Nessuna,ma ho un gran bel diploma di terza media"
"ho cazzo mi sta pigliando per il culo eh?"sorrisi dandogli una gomitata leggera nel fianco.
"No,nessuna presa per il culo"e fece un sorso.
"e come diavolo ci riesci?"
"ho...be sono uno che me la cavo io" Posò il boccale e si diresse verso il cesso,ma mentre camminava sfiorò per sbaglio la mazza di un omone che stava giocando a biliardo. La pallina bianca scivolò sul tappeto verde del tavolo da biliardo limitandosi a fare solo un paio di carambole senza toccare alcuna pallina colorata. L'omone si girò di scatto e si guardò intorno in cerca del colpevole del suo tiro maldestro;aveva un testone ovale e rasato con grossi occhi marroni e guardinghi che si muovevano disperatamente a destra e a sinistra. Le labbrone violacee semi aperte lasciavano intravedere dei denti gialli e storti. Superava il metro e ottantacinque di sicuro.
Henry,intanto,non accortosi di nulla continuava a camminare coi suoi passettini in direzione della porta del bagno,ma non fece in tempo nanche a posare la mano sulla maniglia che quell'ammasso di carne lo afferrò con una mano per il collettino e lo scaraventò un metro più in là addosso ad un tavolo. A quel punto il nostro piccolo eroe si alzò in piedi come se non avesse neanche accusato la botta e tiratosi sù scosse la testa energicamente come faceva tutte le volte che non era daccordo su una questione.
"Nanerottolo dimmerda m'hai fatto sbagliare il tiro t'ammazzo!!"tuonò il vocione dell'omone rasato. Subito dopo fece un passo e scagliò un pugno verso la faccia di henry. Questi però non appena vide l'uomo caricare gli sparò una raffica di tre o quattro pugni alla bocca dello stomaco e sgusciò a destra con l'agilità di un ghepardo. L'uomo si spostò nella direzione del suo piccolo avversario mentre si massagiava la pancia. A quanto pare quei pugni non gli avevano fatto un gran che. Il volto gli si fece paonazzo e un po' di gocce di sudore gli grondarono dalla fronte. Sprizzava rabbia da tutti i pori,come un toro quando vede il Telo rosso del matador. Intanto hanry saltellava da un piede all'altro agilmente mentre teneva i pugni ben serrati davanti agli zigomi. La situazione aveva del buffo.
Poi all'improvviso mentre il bestione si stava ancora caricando di rabbia il piccoletto fece un balzo fulmineo in avanti e gli lanciò una scarica di due pugni sul mento,poi schizzò di nuovo sul lato. Lo scontro andò avanti così per un po',col bestione che tentava in tutti i modi di afferrare Henry e con quest'ultimo che come una scimmia si muoveva da tutte le parti evitando sempre la presa del suo avversario. In un secondo Saltava su un tavolo e gli mollava calci in faccia e nelle costole,il secondo dopo tornava giù e picchiava come un forsennato sulle gambe e nei reni. I suoi pugni sebravano come delle mosche rosa che si schiantavano addosso al corpo ed al viso dell'omone. Dopo un po' il toro si ritrovò stanco come un contadino a fare grossi sospiri e una vena viola gli si diramava dalla tempia. Fu a quel punto,dopo aver tentato l'ennesimo pugno andato a vuoto che hanry sparì. L'omone si guardò a destra e a sinistra per cercarlo,poi qualcuno dal fondo del bar gli disse"Giacomo dietro di te!"
Ma non fece in tempo a girarsi che si trovò le braccine corte di henry attorno al collo che lo stringevano con tutta la forza che aveva in corpo. L'omino gli si era arrampicato sulla schiena e ora attraverso un attorcigliamento strano delle sue braccine e della sua buffa testolina stava soffocando il così detto Giacomo che vanamente e senza forza tentava di liberarsi dalla presa.
"di a tutti che sei un grosso figlio di puttana!"esclamò Henry.
Ma il bestione riusciva solo a emttere suoni come:"KRRR...KRRR..."
"Dilllo!"
"KRr...sono...un...krr...figlio...krrr... di puttana.."
"ti sei dimenticato l'aggettivo grosso figliolo."urlò henry da la sopra.
"...Sono...un...krrr...grosso....figlio...krrr....di.kr...puttana."
Mollò la presa e atterrato a terra in un attimo gli si aggrappò alla gamba e lo tirò giù. Per finire gli scagliò una tallonata alla bocca dello stomaco.
"HOU!!!" Mormorò Giacomo.
Avevo finito il mio boccale senza neanche rendermene conto. Due secondi dopo apparve Peppe il barista brandendo una mazza in legno.
"ok ciccione,ora porta il tuo culone fuori da qui!"esclamò Peppe. il ciccione uscì dal locale barcollando e carezzandosi la pancia e la gola. Un'attimo dopo tutti volevano offrire da bere a henry. Era stato fenomenale e non avevo mai visto combattimento più geniale e avvincente.
Col passare del tempo mi resi conto che henry era in realtà un genio. Mi rivelò che per lui la matematica era facilissima. Per metterlo alla prova un giorno portai al bar un vecchio eserciziario di matematica delle superiori e non potei credere ai miei occhi: bastava mettergli sotto un'equazione qualsiasi e lui te la risolveva in pochi minuti,e mai una volta che sbagliasse. Un genio! E non solo la matematica era il suo forte,ma bensì praticamente tutte le materie,dalla chimica,alla filosofia,alla storia,alla letteratura,alla glottologia eccetera eccetera. Quando parlava lui ti rendevi conto che stavi colloquiando con il detentore della conoscenza. Una conoscenza che lui disse essersi fatto grazie alla lettura di più di un milione di volumi. Di tutti i generi.
Una pomeriggio entrò una donna nel bar e con passo deciso gli si avvicinò. Si trattava di una bella mora con una minigonna e due belle cosce lisce rette da un paio di tacchi a spillo di un rosso lucente. Gli disse:"sei tu Henry?"
"si"
"Davvero?"chiese con tono incredulo ed un filino esterefatto.
"si."
"Da quando mi hanno sverginata non sono mai venuta.MAI! ci hanno provato in tutto modi ma niente. Sonia ed una certa Evelin mi ha detto che tu mi avresti fatta godere come una gallina. Le conosci Sonia ed Evelin?"
"Si."rispose henry.
"é vero quello che hanno detto?"
Ingollò una gran sorsata di birra,poi disse:"bè...con loro ha funzionato"
"Voglio che mi scopi henry"disse la donna.
"ha si? e quanto sei disposta a darmi?"
"Sonia mi aveva detto che avresti voluto dei soldi,ma non ci credevo...comunque ti darò duecentomila lire se ci riesci"
"due e cinquanta."
"ok andiamo."
hanry mandò giù alla goccia il mezzo boccale che gli rimaneva,pagò e uscì dal locale insieme alla donna. Rientrò nel bar verso mezzanotte con una sigaretta che gli pendeva tra le labbra,si sedette al bancone e ordinò Tre pinte di beks: una per lui,una per me e una per il barista.
"allora henry com'è andata?"gli chiese curioso Peppe mentre asciugava i bicchieri.
"bene"rispose buttando fuori una densa folata di fumo blu dalla bocca.
"c'è l'hai fatta? cioè...voglio dire...è venuta?"
"Sei volte"
"Naaaaa non ci credo! è impossibile"
A quel punto tirò fuori dalla tasca due banconote da cento e una da cinquanta.
Lì per lì pensai che quei soldi c'è li aveva già di suo,ma quando vidi la donna dalle belle cosca lisce entrare quasi tutti giorni nel locale e portarselo via per un braccio capii che quel fottuto nanerottolo c'è l'aveva fatta davvero.
Insomma era così che campava. Si faceva affittare il suo uccello,faceva tesine ed esami universitari e se qualcuno aveva bisogno di menare qualcun'altro,andava da lui pagava e il suo desiderio veniva esaudito. Un giorno entrarono due tizi alti e grossi,vestiti bene e con occhiali da sole. Andarono da un tizio al bancone e gli dissero:"devi pagare"
"ragazzi mi dispiace,ma ho solo duecentomila per oggi"rispose il tizio.
"c'è ne devi cinquecento stronzo."gli dissero afferrandolo per il bavero.
Fu a quel punto che intervenne Henry e rivolto al povero disgraziato debitore gli disse:"se me li dai a me quei duecento,ci penso io."
Il povero disgraziato annuì,ed henry in un lampo afferrò uno sgabello e li prese a randellate con la sua solita energia che chissà da dove cazzo scaturiva. I due scapparono a gambe levate come conigli.
E non solo,era anche in grado di battere tutti i più grandi ubriaconi del bar a gare di bevute. Poteva stare ore e ore a mandar giù birra senza mai svomare,solo qualche pisciatina qua e là,e quando i suoi avversari stramazzavano al suolo sbronzi da buttare,lui ritrava la sua vincita e pagava da bere e per tutti,anche per se stesso.
Era proprio un genio quell'henry,e me ne diede un'ultima conferma quella volta che lo invitai a fare una partita di calcio. Gli chiesi:"Ti va di fare una partitella di calcio al campo qua fuori?
"calcio? che roba è?"
"ma come non hai mai visto una partita...in tv?"
"io non guardo la tv"
"capisco,be allora vieni a vedere,e se la cosa ti piace entri dentro"
"ok"si accese una sigaretta e andammo al campo. Gli dissi che lo scopo del gioco era far andare la palla tra i pali solo coi piedi e lui mi disse:"mmm...sembra facile"
"sembra ma non lo è,facciamo così tu ora ti siedi qui e dai un'occhiata,poi caso mai entri dopo."
La partita cominciò e mezz'ora dopo stavamo perdendo 6-0. Al sesto goal mi fece segno e mi chiese se poteva entrare,così io gli dissi che forse era meglio se incominciava a fare il portiere. Annuì e si mise tra i pali. Guardandolo pensai:mai visto un portiere così piccolo,neanche quando giocavo alle elementari.
La squadra avversaria si diede da fare e cominciò a sparare bordate in porta,ne tirò una ventina solo in dieci minuti. E tutte vennero parate da henry,anche quelle più impossibili. Saltava da un palo all'altro come un grillo indemoniato,era come se ci fosse un muro in quella dannata porta. Dopo un po' mi disse:"senti Jhon vorrei provare a giocare fuori dalla porta"
"ok,va bene ti sostituisco io".
Andai trai pali.
Appena il gioco riprese passarono la palla all'ometto e subito avanzò verso la porta avversaria,scartò il primo con una finta,il secondo con una veronica e poi il terzo il quarto il quinto il sesto e il settimo ognuno con un modo diverso. Corse qualche metro oltre il centrocampo e sparò una cannonata all'incrocio dei pali e segnò. Vincemmo 7-6. Sette perle di gol fatte nei modi più disparati da piccoletto Henry. Meglio di maradona.
A fine partita gli dissi:"cavoli sei una furia!"
"già...ma non è che mi piace molto sai preferisco una bella fica calda e un bel boccale di birra"
"ho anch'io e pensare che c'è chi non la pensa come te"
"davvero?"
"ho si"gli dissi.
Un giorno però si presentò sull'uscio della porta del bar con uno zainone sulle spalle ch'era più grosso di lui e disse:"Jhon! vieni fuori che ti devo parlare"
Poggiai subito il boccale al bancone e con l'anima invasa dalla curiosità lo raggiunsi fuori.
"devo partire Jhon."
"e dove vai?"
"Non lo so ancora di preciso,ma credo che andrò a piedi in giro per il mondo."
"o cazzo che tristezza ma sei sicuro?"chiesi.
"si"
"Sembra interessante,ma poi cosa farai,una volta girato il mondo?"
" Salirò su un monte della cina,costruirò una capanna e vivrò li per il resto dei miei giorni."
"be sai una cosa? se c'è qualcuno ch'è in grado di fare una cosa del genere quello sei tu?"
"Ti auguro buona fortuna Jhon"disse ingrespando que folti baffi e porgendomi la mano. Gliela strinsi con caloroso affetto e mi scappò anche una lacrimuccia,dopo di che si girò e se ne andò via lungo il marciapiede con quella sua buffa camminata e quelle gambette corte avvolte nei sui ridicoli pantaloni marrone merda,che avanzavano lentamente. Ti infondeva calma solo a vederlo camminare anche se sembrava pollicino.
E così come era arrivato,dal nulla;così se ne andò via per sempre.
24/11 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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