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Fotogrammi Capitolo I

Racconti


Mi vengono in mente quegli scenari da film americani.
Una grande vetrata, un attico a New York e le luci della notte che illuminano la stanza. Di solito a questo punto si sente in lontananza un flebile urlo di una sirena nell'eco della notte cosa che se la pellicola fosse in bianco e nero ci si aspetterebbe che appaia Callaghan ma ahim gli effetti speciali hanno conquistato gli schermi e mandato in pensione l'ispettore.
Intanto il lamento si allontana e svanisce.
Potrei.....ci starebbero anche bene.....due belle gambe lunghe in collant nero e minigonna. Un primo piano stretto a salire fino al dcollet mozzafiato, ma la mia storia inizia senza fica, anche se questa aumenterebbe l'audience e farebbe felice la troupe. L'appartamento sembra vuoto, ma quando J carrella verso destra ci si accorge di una figura seduta sulla poltrona. Si stacca dallo sfondo solo perch la flebile luce della citt illuminando la tenda crea un contrasto e si possono vedere i contorni dell'uo...
(Ma.. cazzo! quello lo conosco! sono io! Lo sapevo J!
Non riesco neanche a scrivere una sceneggiatura di un film che non sia io il soggetto. Sempre in mezzo come una puttana. Ma Massimo!
Il mondo va avanti anche se tu non sei sempre in primo piano!.
Continua a riprendere J! vediamo che succede.)

Stringo un bicchiere in mano che accarezzo come se mi aiutasse a pensare, ma a che cosa. Ci sono, che ci faccio qui al buio. Mi guardo intorno. Sono perplesso. Non so cosa stia succedendo, non ricordo niente. Sono pietrificato. Mi do un pizzicotto ma troppo reale per essere un sogno. Calma rifletti.
(J! Questa situazione, questa fotografia e l'America fuori da quella finestra non sono altro che la materializzazione di un mio desiderio ricorrente. Voglio continuare a scrivere, voglio godermi gli sviluppi di questa storia. Mi stuzzica l'idea di vivere un sogno, il mio sogno.)
Una musica, un sax alla Miller di sottofondo, dietro di me lo stereo acceso.
(Speriamo ora di non essere interrotti dai consigli per gli acquisti.)
Dalla poltrona la visione di Manhattan fantastica.
La osservo e rifletto. Tanti puntini illuminati si muovono sulle strade come linfa vitale e fotogrammi di vita in fila sui muri dei grattacieli, tante storie, tanti piccoli grandi mondi, tanti sentimenti e amori che si mescolano e si nascondono nella grande mela. Uno nessuno centomila come tante fotografie attaccate sulla missing board a Grund Zero. L'amnesia riguarda solo i ricordi legati alla mia persona.
Nel bicchiere.. mm... deve essere whisky. E' buono. Ne devo aver bevuto parecchio, ho la testa appesantita.
Mi giro. La bottiglia di Bourbon quasi vuota.
Come mi chiamo. Respiro profondamente, fammi riflettere.
Calma forse solo una sbornia e domani sar tutto passato.
Strana sensazione per, l'idea che potrei essere tutto quello che voglio mi piace, mi alletta.
Singole tutto donne e champagne o sposato tutto casa e chiesa?
(A pucchiacca i mammeta e n bbicchiere e vino” diceva pap.
E' la prima volta che scrivo un soggetto che allo tesso tempo anche spettatore, ambedue allo scuro di tutto.
Mi eccita l'idea di immedesimarmi in una vita tutta da scoprire.
Le parole mi escono dalle dita e si stampano sulla tastiera del mio personal computer ma ho la strana sensazione che non escano dal mio cervello ma che vivano di vita propria. Stiamo a vedere J.)
Non so che ore sono e da quanto tempo sono qui. Sono ubriaco.
Mi pervade uno stato misto tra il panico e l'orgasmo.
(La lenta sfumatura a nero non ti dar il tempo di godertelo.
Cos si capisce che ti sei addormentato e contemporaneamente ho il taglio giusto per cambiare scena. J sono un mostro!)
E' mattino, lo deduco ancora prima di aprire gli occhi dalla luce del sole che attraversa la finestra e si stampa sul mio volto.
(J! Metti diaframma undici mi raccomando altrimenti bruciamo l'inquadratura.)
Mi sento le ossa rotte e un forte mal di testa, credo sia stato il whisky.
Apro gli occhi, ho paura di scoprire quello che mi aspetta ma vengo distratto subito da un rumore di serratura e di una porta che si apre. Rimango fermo e curioso di veder chi appare da dietro la libreria bianca. Alta, bionda tipo donna in carriera, lancia le chiavi ai miei piedi e si ferma.
“hai deciso? Hai preso una decisione allora? Non rispondi.... Ho capito non hai neanche le palle per dirmi in faccia che tutto finito.
Sei il solito maschio testa di cazzo!”
si gira come fosse un gerarca fascista con la valigetta ventiquattro ore che fatica a stargli dietro. Bel fisico vestito di grigio con gonna al ginocchio calze scure e una giacca attillata da piccola manager.
“Non preoccuparti non sono qui per farti una patetica scenata da donna sedotta e abbandonata, ti tolgo dall'imbarazzo, sono io che ti lascio ma ricordati Max un'altra come me” si gira mi guarda schifata “bha! Italiano Bastardo!”
Credo che la porta abbia retto all'urto e mentre la sento borbottare nel pianerottolo mi rendo conto che la giornata non poteva iniziare meglio.
L'accaduto mi mette subito di buon umore quella cosa appena uscita dalla mia vita e sono felice. Mi dispiace solo che non mi ricordo di averci fatto sesso. Sono single! sicuro e pronto a scoprirmi la vita.
Prendo le chiavi sul tappeto, mi alzo e mi guardo intorno. Quando rientro mi setaccio l'appartamento e vedo di scoprire qualcos'altro. Intanto mi chiamo Max gi qualcosa. New York arrivo!
(Che fantasia! Max! e scommetto che per cognome fa Di Gorga!. Stacco netto. Si riapre con un sulla citt da un mezzo piano che segue il soggetto. Musica.)
11/01 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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