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Scatola magica

Racconti

La tv Ŕ accesa e non la vedo, non s˛ cosa fare sono distratto, mi arrivano informazioni che non voglio, sento battute che non mi fanno ridere. Potrei farmi accompagnare da Dostoevskij nelle notti bianche, farmi raccontare le avventure di un giocatore, potrei prendere la mia auto e partire per non s˛ dove o potrei mettere un film che ho giÓ visto almeno tre volte. Dovrei sopprimere i particolari oziosi.
Quello che voglio veramente Ŕ nascosto fra le pagine dei libri, nella visione del cielo color vaniglia, nelle pause di silenzio, nella notte che avvolge di mistero, nel mio prossimo bicchiere di vino, nell'alba di domani che non vedr˛ e in tutte quelle che non ho visto, nel sole che mi scalda la pelle.
Dovrei uscire, fare in modo di passare la serata con persone interessanti, bere una buona bottiglia di vino rosso, fumare almeno un pacchetto di sigarette, partire e tornare, spostarmi, muovermi.
Invece me ne st˛ qui nella mia stanza ad ascoltare la voce della mia anima che esce fuori da piccole casse inserite nel mio computer portatile, la sento bene nonostante le dimensioni degli altoparlanti, e sento la poesia che mi viene fuori, sento tutto il terribile peso del mondo, della mia vita, delle vite perdute, degli eroi, della letteratura, delle avventure di mondi impossibili.
Vorrei bussare stanotte alla casa dei Fante, bere il bianchetto di Nick, parlare con John dei suoi sogni e delle sue visioni, correre con lui e col suo cane nelle valli del Colorado, ascoltare il silenzio delle montagne abruzzesi di cento anni fÓ. Vorrei essere a Bunker Hill nella stanza di John Fante e farmi raccontare di Camilla, del conservificio, della letteratura.
Sono qui solo nella mia stanza, con questa scatola magica appoggiata sulle gambe che emana un tiepido calore, da qui vedo luoghi che non conosco, che non ho vissuto mai, che non ho toccato con le mani, non ho respirato assaporandone l'essenza, abbracciandone l'anima.
Vedo tutto il mondo da lontano come una donna bellissima dal buco della serratura, seguo le partite della lega basket americana, guardo foto di boschi e vallate infinte, cittÓ e grattacieli e luci notturne, leggo notizie in tempo reale, faccio giochi tridimensionali, rivedo le puntate pi¨ interessanti del David Letterman Show su Youtube.
Vorrei essere in una piccola stanza d'albergo dipinta d'azzurro in Alvarado Street, seduto su una vecchia poltrona di pelle marcia, guardando Bukowski chino sulla macchina da scrivere che picchia sui tasti con la rabbia e la paura di un animale braccato che sÓ di non avere scampo, fare parte di quella magia per una notte, bere un fiume di birra e di whiskey e conoscere la ragazza piu bella della cittÓ, poi passeggiare in Temple Street macchiandomi della follia di Los Angeles, bevendo insieme ai barboni per poi ritornare nella stanzetta azzurra, battere sui tasti vecchi di un secolo insieme al buon vecchio Hank, occhi come fessure di chi ne ha viste tante e vissute tante.
Intanto la voce profonda dell'anima continua a procedere dalle piccole casse, la voce calda e romantica che mi accompagna, che mi intorpidisce la mente in una sensazione estatica di quiete, come se da qui potessi sentire tutto il mondo, il cielo e tutte le sue stelle, la notte col suo inganno antico di millenni, custodisco in me tutti i sogni del mondo e ora me ne st˛ seduto in un caffŔ nel centro di Lisbona insieme a Fernando Pessoa, Bernardo Soares e tutti gli altri, non sono niente, non sar˛ mai niente, non posso volere d'essere niente, posso stare alla finestra a guardare l'umanitÓ brulicante e come Pessoa riempirmi delle loro esistenze e dei loro sogni.
La notte procede lentamente e col suo lento incedere confonde i sogni e la realtÓ, la letteratura e la vita, tutto confuso e mescolato in una confortevole assenza di gravitÓ, mi lascio trasportare nei sogni dei poeti, degli scrittori, mi perdo tra le pagine del prossimo libro, amico che non tradisce, non delude, amore che non abbandona.
02/02 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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