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aborti vocali, sofismi e logorroicismo

Pensieri

Il bello dei rapporti umani è che impari un sacco di cose. Cose che in nessuna scuola potresti mai acquisire. Avviene un vero e proprio smistamento di informazioni tutte legate anche al nostro soggettivismo, oltre che ad ambiti sociali, economici, storici, letterali, artistici, cinematografici, gastronomici, ecc.... Seduti su un divano. In piedi ad un concerto. Appoggiati ad un bancone. Sdraiati nell’erba. Si discute. Ci si anima. Ci si scalda. Ci si apre. Si conversa. Si scherza. Ci si esamina. L’errore che smesso commetto è quello di diventare improvvisamente logorroica. Vomito parole sulla persona che ho accanto. Credo che ciò non sia un buon modo di rapportarsi. Non è sano. Irrita. Mi fa irritare. E mi rende stucchevolmente stupida.
Pur di non gettarmi troppo nel silenzio tra i due corpi, il silenzio intimo ed intenso che, personalmente, mi mette addosso una gran fifa di entrare troppo nella testa e nel cuore dell’altro individuo, cerco di soffocarlo con una lunga serie di stronzate. Dico anche cose molto intelligenti, per dio, ma, quando davvero SENTO vibrazioni buone tra me è colui che mi sta accanto, divento paranoica ed inizio a minacciare questo buon momento costruendo di fronte a me un muro di parole, di ricordi, di aneddoti. La cosa che mi mette a disagio è il rendermi conto di aver già raccontato le medesime cose il giorno prima o un’ora prima, sempre alla stessa persona. Credo che sia ciò a far allontanare la gente da me. Cerco sempre giustificazioni per ogni mia azione e ciò comporta un ulteriore discorso lungo, pesante, impacciato. Molto spesso mi succede anche di aprire la bocca di colpo, come se stessi per dire qualcosa, come se dentro me iniziassi a sentirmi formicolare dentro un’affermazione geniale oppure un simpatico aneddoto legato magari ad una situazione presente, ma poi, subito dopo aver emesso uno slancio sonoro con il respiro, richiudo la bocca, scuoto la testa e se l’altro mi chiede: “Stavi per dire qualcosa? Cosa stavi dicendo?” io, senza nemmeno dargli il tempo di terminare la frase, lo aggredisco dicendo, con un sorriso imbarazzato stampato in volto: “NO!! Niente niente, lascia stare. Niente. Lascia stare. Pensavo che…No, vabbè, nulla, lascia perdere.” E vado avanti a dirlo anche decine di volte, se dall’altra parte insistono affinché io termini il mio discorso mai cominciato. Un aborto vocale. Penso che se mi dovesse accadere di conoscere un mio alias, lo odierei. Mi annoierebbe. Mi renderebbe nervosamente depressa. Credo che il mio modo di pormi con gli altri non porti a granché, se continuo ad utilizzare il metodo di soffocamento vocale. Credo che dimezzi la possibilità di confronto. Credo che diminuisca molto lo smistamento di informazioni interessanti, soprattutto personali e culturali. Perché oggi scrivo in maniera così asettica? Eppure sento di stomaco l’esterno e me. Non col cervello e basta. Buonanotte.
2mar08
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