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Sbadiglio

Racconti

Sveglia,caffè,stazione,treno,metropolitana.
Routine mattutina di lezioni spesso noiose;osservo la gente che,in genere, mi provoca ribrezzo,nausea. Come l’ultimo sorso di vino scadente che ingoi con incredibile fatica.
Per distrarmi e sollevarmi il morale mi lascio rapire da sinuosi contorni di gambe slanciate,seni formosi e sguardi che raramente fanno ribollire il sangue.Di solito gli occhi sono assenti,fissi,spaventosamente vuoti. Come i miei stamattina,anche se li intravedo appena nel pallido riflesso della porta del vagone della metro.

Frammenti di sogni vaghi e inafferrabili si susseguono molteplici ma fugaci;fumose effigi a cui aggrapparsi per non prendere troppo sul serio la realtà.
Quando poi torno a casa e sono solo e senza impegni,dovrei godere della solitudine,del tempo libero.
Invece mi sento braccato,le pareti sono intrise di un’invisibile ma fittissima nebbiolina di angoscia,che silenziosamente impregnerà ogni cosa rinchiusa in queste mura,me compreso. Soprattutto me.
Le prime pagine di un libro mi aprono le porte di un altro mondo in cui rifugiarmi,in cui tuffarmi a capofitto;ora sono io il protagonista,e vivo in prima persona ogni emozione,ogni pensiero,ogni singola lettera stampata sulle pagine del libro.
Ma dura poco,e in breve sono di nuovo nella gabbia,mentre la nebbia appare più densa,e sta stringendo la sua morsa.
Per non impazzire esco,mi infilo le cuffie,accendo la musica e inforco la bicicletta,un vecchio modello da donna piuttosto scomodo,che ha il grande pregio di essere l’unica in casa ad avere le gomme non bucate.
Quelle poche volte che lo percorro alla luce del sole,il mio paese mi fa un effetto strano,come se non fosse quello insediato nei miei ricordi,che tanto ho vissuto negli anni precedenti. E in effetti è cambiato,e c’è da dire che negli ultimi anni le uniche strade che ho percorso con frequenza sono state le due principali che portano fuori paese.
La lunga via che mi porta verso il tabaccaio è ormai da un paio d’anni un cantiere in perenne attività;terminata una serie di appartamenti viene preso di mira il campo più vicino rimasto libero e si ricomincia da capo a scavare,mescolare e costruire
Ormai i campi sono finiti,e mi torna in mente quando da piccolo vedevo almeno un paio di volte all’anno le pecore pascolare;era già raro allora,visto che non abito in campagna,ora è diventato semplicemente impossibile.
Sulla sinistra una serie di villette che tutti hanno sempre chiamato ‘case nuove’,ma che ormai sono state rimpiazzate da case ancor più nuove e nuovissime.
Nelle orecchie mi risuonano le note di ‘girls girls girls’:mi esce un sorriso beffardo,guardandomi intorno scorgo solo impalcature,mattoni e un parchetto con una recinzione degna di alcatraz.
Nel frattempo si è alzato un vento piuttosto forte e il cielo si è ingombrato di nuvole basse e minacciose,grigie e pesanti.
Compro le sigarette e mi rimetto sulla strada per tornare a casa,in ogni caso almeno in piccolissima parte rigenerato dall’aria e dalla timida luce del sole.
Ieri mentre aspettavo la metropolitana mi si è avvicinato un tipo dall’aspetto piuttosto trasandato e mi ha chiesto una sigaretta;dopo avergliela accesa mi fissa e mi dice: “lo so che non si può fumare qui,ma tanto sono appena uscito di galera.20 anni. Omicidio.Quindi fumo,che cosa me ne frega?”
“Si,infatti” rispondo io, “che cosa te ne frega”
“a buon rendere” mi dice,e scoppia a ridere..
“ma hai visto che faccia che ho?!?….a buon rendere??”
“vabbè,tranquillo”rispondo,e salgo sulla metro che nel frattempo è arrivata.
Una signora che aveva assistito al nostro dialogo mi guarda con un espressione come per dire “ehhh,che ci vuoi fare,che gente che c’è in giro….”
Io ricambio lo sguardo,la fisso negli occhi.
Sbadiglio.
È tutto così noioso.
05/03 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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