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le mal du vivré

Appunti di viaggio

Avvolte tutto è dannatamente perfetto, il cielo nuvoloso, una strada tranquilla, e una fisarmonica che suona in lontananza. Scrivo, perché oggi, o meglio in questo momento ne ho proprio bisogno, sono triste, in uno strano modo, triste e rassegnata, non so quale sia il nome per il miscuglio di questi due stati d’animo; lo so, che negli scritti precedenti dico peste e corna della famosa persona, ma ora non posso fare a meno che sentire le sua mancanza, tutto è distanza ormai, le ore sono diventate giorni e i giorni sono diventati settimane, che a loro volta diventeranno mesi;
anche le parole sono distanza, fino a poco tempo fa lui aveva praticamente letto quasi tutto, adesso c’è talmente tanta roba che non basterebbe una settimana di lettura senza posa per leggerle tutte; la cosa peggiore è che vorrei scrivergli, semplicemente perché questa casa lo impone, queste pareti, il respiro di questa stanza che vive all’ombra di un pino, mi hanno vista infinite volte impegnata alla ricerca di parole per la sua mente, e adesso invece spettatrice di un silenzio colmo di cose non dette e che mai prenderanno il volo per raggiungerlo. Sto leggendo l’ennesimo libro di buk; è strano ma quasi mi aiuta a vivere, ritrovare delle abitudini, mi aiuta a combattere l’ignoto che si prospetta innanzi a me infinito, ma neanche quest’attività è libera da insidie, perché una delle abitudini era, appunto, parlargli, allora mi sento azzittita per l’eternità, io che in quanto a parlare non ho mai avuto problemi, adesso rassomiglio di più ad un essere tremante che si preoccupa del pensiero altrui, ma chi sono diventata? In cosa mi ha trasformata questo silenzio scuro ed eterno? Non lo, so.vorrei tanto scrivergli, ma non lo farò, lui non lo farà allora rimane da dire: quanti giorni, quante gioie, quanti sbagli, quanto freddo nei polmoni, che dolore . . . always and never.


Ho appena preso la mie pillole, che sinceramente in questi giorni non sembrano funzionare; è semplicemente troppo, è come quando speri che il paniere regga il peso della frutta appena comprata da tua madre, per evitare di vestirti, scendere, e quel che più importa risalire quei dannati cinque piani, e ti accorgi che non è possibile, che potrebbe rompersi, allora ti rassegni a scendere e basta; ed è così anche con le pillole, è semplicemente troppo anche per loro, sono così circondata dal niente, da giornate uggiose, in compagnia di me stessa soltanto passo il mio tempo e credetemi non è un bel affare. Quasi mi fa schifo ammetterlo, ma sono diventata una sentimentale assurda, non so cosa mi manchi di più: la mia casa con famiglia annessa o Alberto con tutta l’aria di aspettative e novità che anche incosciente portava nella mia vita, è solo che adesso mi sembra tutto terribilmente squallido e incerto. Insomma stamattina mi alzo relativamente presto, vado alla segreterie di lingue, e comincio a sentire una sensazione sgradevole, è il posto nel quale dovrò recarmi per i prossimi tre anni circa e non ha niente dello splendore del trentatre di via Zamboni, anzi è una specie di magazzino e non c’è alcuna traccia di belli o dannati, scrittori in erba o facce quanto meno interessanti anzi tutto al contrario, tutte persone che ha prima vista mi danno un fastidio enorme, una sorta di repulsione istantanea per le persone e per il luogo in se, in somma ci passo circa un’ora per poi scoprire che devo andare in facoltà, che tra l’altro è in culonia, per sapere quello che mi serve. Esco e inizia a piovigginare, che merda di giornata, poi vado a iscrivermi all’esame di fisica che devo passare per forza; per adesso va che una merda su tutti i frangenti, anche il libro di buk che sto leggendo, non che lui mi stia deludendo, anzi, è che ho scelto uno dei suoi ultimi libri, se non l’ultimo, che parla di morte e corse di cavalli, argomenti che notoriamente non ti rendono più vivibile la vita. Ora sinceramente non so cosa fare per cambiare questo stato, le cose da pulire sono finite, devo studiare e non posso comprare altri libri, non c’è voi sapete chi, e le mie conoscenze attuali mi deprimono in una maniere indecente; c’è Sofia, che ho scoperto essere decisamente una che presta poca attenzione alla pulizia della casa, quando sono tornata il pavimento della cucina che usualmente è beige, era di un colore indefinibile, un misto tra macchie nere incrostate e un pavimento ormai marrone, per non parlare del lavandino del bagno, che un tempo era bianco e si era trasformato in una specie di lavabo color zabaione come anche il piatto della doccia, ho pulito tutto comunque, o almeno ci ho provato. Dicevamo delle mie conoscenze, otre Sofia, c’è attualmente un ragazzo: Paolo, è terribilmente snervante, in realtà non riesco a capirlo, classificarlo e di questo lui sarebbe sicuramente felice, avvolte è stimolante parlare con lui, ma nella quasi totalità del tempo è così scontato con i suoi: io non sono nessuno, fondamentalmente non voglio fare niente, siamo in democrazia, ora queste frasi se usate una volta ogni tanto possono dare un’aria d’intellettuale, ma se usate in continuazione si rivelano alquanto sfibranti, per poi non parlare dei suoi calzini sempre spaiati e della sua quasi dipendenza dal vino ed affini, ma la cosa che più mi da fastidio è la tresca che va avanti tra lui e Sofia; punto primo: perché Sofia convive con un ragazzo da quattro anni ormai, se si dice che si è liberi allora si può fare quello che si vuole, ma se si dice che si è fidanzati bisogna essere coerenti, per poi non parlare del fatto che lei sia più grande di anni rispetto a Paolo e chiaramente questo mi da fastidio perché rimanda ad una mia esperienza personale che più di una esperienza è stata l’esperienza. Quindi una regola per tutte quelle che avranno l’occasione di leggere queste righe, mai con quelli più giovani di anni, uno, perché l’uomo matura in ritardo rispetto alla donna ( ci sono alte probabilità che questa storia sia una boiata, non di meno, comunque è utile per avvalorare la mia regola), due, perché dovete pensare a come vi sareste sentite se un vostro amico molto carino vi fosse stato portato via da una più grande, chiaramente vi sareste sentite svalutate e messe ingiustamente fuori gioco, cosa non molto carina, queste cose non si fanno tra donne, ci sono mezzi molto efficaci e meno feroci per eliminare la concorrenza, quindi riassumendo mai con uno più piccolo. Scrivere mi aiuta molto, mi sento un po’ più leggera adesso, anche se sono conscia di come questo mio ultimo scritto non sia del tutto edificante, ma bisogna scrivere per se stessi e non per chi legge, bene detto questo torno alla mia lettura, forse domani compro un altro libro e al diavolo l’avarizia!





Ho appena finito di vedere un film in inglese per la pronuncia, accendo la tv ed ecco il premio per la scrittura , chi sa se ce la farò mai a pubblicare una paginetta, ma mi consola la storia del mio amato Charles, lui ha scritto dall’età di 12 anni ed ha pubblicato il suo primo lavoro circa all’età di 50 anni, ora non che scriva come Charles, ma questo non implica che io non riesca ad pubblicare qualcosa nella mia vita, quindi la cosa importante è continuare a scrivere, non importa cosa succeda, o le persone che entreranno o usciranno dalla mia vita, o quelli che semplicemente non entreranno affatto, cosa sicuramente molto più probabile. Quindi, che io scriva e affanculo tutto il resto; il fatto è che scrivere mi fa bene, decisamente bene, una sorta di bulimia di parole, come vedete vado da un problema all’altro, bulimia, autolesionismo, e adesso la scrittura, con l’unica differenza che la scrittura non è nociva. Quando vivi le giornate come vengono, senza che sia tu a decidere, ma semplicemente te ne devi stare lì a subire, l’unica cosa che si può fare, o quantomeno io posso fare, è scrivere, buttare tutte le ansie, tutte le sconfitte su di un foglio bianco, in modo che il nuovo giorno mi trovi come un vaso vuoto da ricolmare per l’ennesima volta con le sue merde, io svuoto e vado avanti; avvolte è snervante rendersi conto di cosa si sta vivendo, di come sia lontano dalle nostre previsioni, ma il problema è che io ho una vaga idea su quello che vorrei fosse la mia vita attualmente, vivo in una sorta di limbo; come quando si ha una nuova persona nella propria vita e allora si ci abitua pian piano a decidere tenendola di conto, quando si ci alza alla mattina e si ci sente in dovere di darle il buongiorno, piccole cose alle quali inizialmente bisogna pensare e poi vengono naturali, ora immaginate questa sorta di progressivo acclimatarsi alla presenza, immaginate il contrario e capirete in quale situazione io sia. L’assenza. Io mi sto abituando a non pensare, ma sinceramente mi viene difficile, voglio dire gli ipotetici discorsi con lui allo specchio ora sono molto diminuiti, così come anche le lacrime, ma è difficile, è come se mi trovassi in una sorta di limbo, tra due facoltà, tra Alberto, o meglio il ricordo di Alberto, e qualcosa tra una solitudine forzata ed auto indotta, il fatto è che, e lo sto capendo solo adesso, lui era lui, voglio dire, sono stata decisamente sola per 6 mesi filati, senza neanche sentire il bisogno di qualcosa, poi arriva lui e tutto cambia, non è stata Bologna, la facoltà, le poche volte che sono uscita, ma lui, il suo arrivo, la sua persona in particolare, e adesso chiaramente mi sembra logico pensare, che mi aspetta un altro lunghissimo periodo di solitudine, e non che questo mi dia particolarmente fastidio e che ancora sono troppo poco impegnata per non sentirla, dato che a me ci vuole tanto tempo per trovare una persona decente e che le caratteristiche di Alberto non sono tra le più comuni; detto questo credo di poter dire con buona approssimazione, che nel mio prossimo futuro, studierò ( o almeno spero), mangerò un po’ di più, scriverò qualcosa e infine leggerò dei libri per sfinirmi e farmi addormentare come la solito. Credo che leggerò un po’ adesso e poi andrò a dormire, quindi buona notte.



È brutto dirlo, ma ci si sente meglio quando si vede che il nostro male è un male comune; oggi è tornata Giulia, era giù, poi mi ha detto il motivo: Nicola l’ha lasciata. Anche Alberto mi ha lasciata, questo lo sapete bene, ma io ho la scrittura e questo non rende tutto più facile ma sicuramente più produttivo, non che ciò che stia scrivendo sia qualcosa di meraviglioso, voglio dire nessuna poesia sublime, o nessun pezzo frizzante e illuminante, no, nulla di tutto questo; solo parole, parole che non rimangono dentro ad ingigantire il vuoto che si è creato dopo il “fattaccio”, le parole escono e ti liberano, qualcosa inizia a cambiare, ma sto parlando di pochi buoni minuti ogni giorno, un esercizio su venti che finalmente riesci a capire, ma dura davvero pochissimo, dopo ritorni all’essere ottuso che sei sempre stato e così via andare; ora applicando questa metafora alla realtà della situazione, significa che tutta la storia sui lati positivi della sua assenza, sta su per pochi momenti al giorno, per il resto del giorno vago per la casa come in trans, rivedendo me e lui per la casa, o io che parlo a lui al telefono in cucina, oppure mentre gli scrivo qualcosa nella luce del mattino. È tutto così terribilmente snervante, detto questo, guardo il film, forse ci sentiamo dopo …
Sono tornata, ora ho la tv sintonizzata su un film di Woody, il che non è tanto edificante al momento, mi sento sola e voglio semplicemente che torni da me, voglio che tutto torni come era prima, la mia vita, tutta certezze e poche superflue ansie, voglio che torni la poesia, che torni il tormento causato dalla presenza di una persona e non dalla sua assenza. Adesso sono idee e parole, berto mi rendeva reale, in tutti i sensi , adesso sono sola a fare i conti con me stessa e vi assicuro che non è una gita al mare, sono troppo anche per me stessa, non c’è niente che riesca a fermare la mia mente per un secondo, va sempre a mille, con tutte le catastrofi che possono succedere, va avanti nel dipingere tutto più nero di come sia in realtà, vorrei semplicemente un silenzio appagato, basta con le parole, un abbraccio che dura una notte, il suo respiro pesante a cullarmi, il suo sorriso al risveglio e sarei pronta a prendere anche tutto il resto con questo: le sue donne, i suoi silenzi, i suoi commenti sulla mia scrittura, tutto, semplicemente tutto. Ma so già che non accadrà, che io rimarrò con la mia ennesima scelta difficile, il mio eterno ingorgo di parole, il mio sonno totalmente sballato e i miei libri, quelli non mancheranno mai.



È definitivo e come tale và detto, una volta il mio caro buk ha detto:’ la prosa era andata via da qualche parte ’, è per me è lo stesso, tranne per il fatto che per me è la poesia ad essersene andata via. Credo di sapere il perché. Prima, il famoso prima, quando c’era voi sapete chi, era, oggettivamente e senza tema di smentita, lirico; insomma, innamorata di una che si scopa altre 4 ragazze, che però era il tipo che volevo, uno scrittore incompreso, un’amante dei libri, della lirica, di mina, della musica classica, io stessa non avrei saputo fare di meglio; una continua sfida alla frase migliore, più poetica, un continuo voler migliorarsi per accaparrarmi più ore della sua vita possibili; e c’ero riuscita, per un breve periodo, lo avevo con me per tutta la giornata, ci sentivamo due volte al giorno, era carino, ci vedevamo e andavamo a letto insieme senza che io sentissi nessuna remora di sorta, quello che volevo, un amore che non si chiama col suo nome per paura che sparisca, troppo lieve, troppo intangibile, quasi del tutto ideale, era il mio amore, era la mia musa, una fonte continua alla quale attingere per ammaliare un’altra volta colui che era il motivo della mia poesia; chiaramente tutto finì, ed io mi ritrovo adesso, nella stanza che fu spettatrice del nostro ultimo incontro, terribilmente emaciata nel colorito, insicura, preoccupata per il mio futuro accademico, per la mia casa che molto probabilmente dovrò lasciare, preoccupata che le mie parole, da poco trovate mi lascino da sola, mi ritrovo in silenzio, quando in realtà vorrei urlare, parlargli, farmi spiegare, farlo tornare forse, ma ormai tutto ha preso una notazione troppo realistica, so che qualsiasi cosa da me detta suonerebbe stonata e inutile, allora rimango qui, nella mia stanza precaria come tutto il resto attualmente, con la mia bellezza ora inutile, con le mie parole non dette e con la mia prosa che adesso è diventata l’amante mia, cosa necessaria per questo mio abbozzo d’esistenza.


Non scrivo da un po’, troppo impegnata nel tentativo di studiare la chimica organica che oggettivamente non fa per me. Ora me ne sto qui, con la mia sigaretta, i miei occhiali e i miei sandali che stranamente puzzano. Oggi ho fatto l’ennesimo pezzo allo specchio. Non so se ve ne ho mai parlato, il pezzo allo specchio: io che mi trucco, perché attualmente sono oggettivamente orribile e poi inizio una serie di moine al mio riflesso che dovrebbe essere Alberto, frecciatine, sorrisi, nel frattempo fumo una sigaretta, mi atteggio un po’, alla fine termino il tutto con il mio solito discorso su quanto clara sia stupida e disperata a quel punto esco dal bagno e guardando in su, dico: ti darebbe tanto fastidio far si che lui mi mandi un sms? E poi mi rimetto all scrivania a imprecare per via dell’ennesimo esercizio che non capisco. Sto leggendo factotum attualmente, l’ho preso in biblioteca, per via della mia situazione economica, è in inglese, cosa che non mi da fastidio visto che farò lingue; il libro è carino, non so fino che punto un libro di bukowski possa essere definito carino, ma per me lo è, anche se un po’ inverosimile; partendo dal presupposto che tutte le opere di buk sono autobiografiche, sembra un po’ strano tutte le cose più strane e becere siano capitate a lui, non fraintendetemi io adoro Henry, è solo che adesso vedo tutto nero, e dover fare chimica organica per forza per evitare di restituire un botto di € della borsa di studio non aiuta, che palle, tutto sta scadendo, non mi riconosco, una promessa mai mantenuta, ecco cosa credo di essere attualmente, una merda, che non sa mettere 2 parole in fila e che non sa neanche tenersi uno al quale ha permesso tutto, vaffanculo a tutti, a me , a voi, a lui e soprattutto alla CHIMICA ORGANICA.




Ultima volta che ho scritto non sono stata politically correct, con il mio gratuito mandare a quel paese tutti, ma le cose peggiorano a vista d’occhio, pochi giorni fa ho avuto una discussione con mia madre sulla mia salute mentale; non so se vi sia mai capitato, ma rendersi conto di star crollando non è affatto una bella cosa, tutto comincia ad essere grigio e l’aria ha l’olezzo della sconfitta.
Non so bene come spiegare, ma è come se avessi il film della mia vita dinanzi agli occhi e qualcuno lo stesse mandando indietro all’inizio del mio fantasmagorico crollo, le condizioni ci sono tutte: sono sola sentimentalmente e ho davanti a me la preparazione di una materia che proprio non è nelle mie corde, e non mancano neanche le dirette conseguenze, ovvero: faccio fatica ad addormentarmi, non riesco a concentrarmi e la mia mente va a mille sempre; è come se ci fosse un continuo andi e rivieni di idee e ricordi, fatti in cui avrei potuto comportarmi diversamente, una cosa sfibrante, logorante, che non fa altro che far si che tu cada ancora di più nel baratro, ma ecco che domani arriveranno altre pillole a salvarmi. Serotonina, la parola magica, la sostanza magica che fa si che tutte le ansie spariscano, il problema e che con le ansie sparirà anche la più profonda coscienza di me stessa e la speranza che questa cura finisca entro 2 anni, ho paura, è questo non fa altro che aumentare l’ansia, un cane che si morde la coda praticamente



Martedì 6 novembre

Il crollo è avvenuto!


Sabato 1 Marzo


Quinci risalimmo a riveder le stelle!
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