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QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA

Racconti

Era luglio. Il cielo era una mucca dal colore blu puffo (allora…forse…il cielo era un puffo?) con pezze candide come lo zucchero filato (quello bianco, chiaramente. Si, proprio quello totalmente insapore). Il sole, un enorme stella di giorno, solo con più punte (qualcuno le chiama anche raggi). Picchiava, il sole, riscaldava i corpi, asciugava i panni delle signore in parannanza che avevano da poco steso il bucato mezzo bianco e mezzo grigio. Il vento, uno sbuffo al profumo di sapone di Marsiglia che usciva dalla bocca della mucca perché le punte la punzecchiavano. Ore 16.00. Iniziava il via vai dei genitori che venivano a riprendersi i propri pargoli, per poi piazzarli davanti ad un cartone animato. Uno qualsiasi, mica si ha il tempo di andare tanto per il sottile. Andava bene uno di questi in cui le bambine di 10 anni già vanno ai mega-party truccate e (s)vestite come mega-troie. Ciò per le femminucce. Per i maschietti (eh bé, almeno su questa piccola e doverosa distinzione sessuale ci si sta attenti! Ci si perdono quei due o tre secondi, forse quattro, ci mancherebbe altro!) c’è un ricco repertorio di pugni poderosi e calci volanti sferzati da buffi pupazzetti dai capelli aerodinamici, nonché inguardabili.
Prima di questo atroce destino, però, i bambini erano fortunatamente costretti, chi di peso tra urla e pianti, chi con un semplice broncetto, a varcare la soglia del cancello dei campi estivi. Non so dirvi se poi il loro destino, in questa maniera, risultasse meno atroce. Bè, probabilmente se chiedete ai diretti interessati la risposta sarebbe NO…un no detto con una vocina aggraziata, fioca e tenera, ma pur sempre NO! Sarà perché, probabilmente, venivano buttati giù dal loro lettuccio alle 6,30 di mattina per poi essere indotti, dopo solo un’ora, a cantare canzoncine idiote con gli occhi ancora accaccolati. Si, dovrà essere per questo. Ma l’ambiente, passata la prima mezz’ora (una mezz’ora che si ripeteva ogni santa mattina mandata dal Signore) iniziava a diventare familiare, anzi iniziava a diventare meglio di casa! Sembrava di stare in una piccola giungla in cui vispi animaletti avevano un grande spazio per vivere liberi, almeno fino alle fatidiche ore 16.00. Eccole, queste 4 ore dopo la metà esatta del giorno. Eccolo pure lui, il padre di Carolina. Graziosissimo barattolino di simpatia e dolcezza, Carolina. Viscido e poco interessante il bell’imbusto del suo papino. La simpatia era una dote che Carolina non aveva certamente ereditato da lui, né da nessun altro. Le apparteneva senza motivo come ugualmente le apparteneva quell’incantevole luccichio negli occhi marroni come la coca cola. Si potevano vedere pure le bollicine nei suoi occhioni, quando la bocca le si allargava in una risata grande e forte che li inondava di lacrime felici. Il padre, invece, aveva un sorriso frettoloso per la sua creatura. Arrivava, le dava un bacetto e si sedeva su una sedia, in attesa che Carolina raccogliesse tutte le sue cosine: i pastelli, i suoi disegni-capolavori dall’emblematico significato e dai toni a volte inquietanti, ma non sempre, i sassi raccolti perché avevano la forma di un pinolo, di un cuore, di una Mentos, di una scheggia, addirttura di una specie di ciambellone in miniatura. Ebbene si, Carolina aveva scoperto il primo mini-Donut in pietra! E quel giorno era stato un evento come quando i cavernicoli inventarono la ruota…stavamo lì,lì! Bene, lei era capace di tardare 45 minuti buoni per riassettare tutto con la sua minuziosa precisione, così Nina, l’animatrice che la teneva nel gruppo, la aiutava, e lei ci teneva sempre a ricordarle le istruzioni sulla disposizione del suo “patrimonio”. I sassetti, andavano divisi per forma. Ogni tanto Nina si ritrovava con dei sassolini in mano di cui, davvero, non riusciva a cogliere la somiglianza, e andava a intuito più che mai. Il padre si mostrava l’uomo più paziente del mondo (almeno questo!). Continuava a sedere incuriosito dalla scena. Eh si, vedendo l’animatrice piegata all’altezza della bimba, con i pantaloni di lino che, in posizione prona, le fasciavano il culo, un dubbio lacerante lo assalì, in quell’afoso pomeriggio estivo: ma questa porterà il perizoma o le brasiliane? E dai lì che guardava e riguardava, stava entrandogli nello spacco del sedere con lo sguardo. Ci si immaginava già morbidamente schiacciato da quelle natiche così rosee, sicuramente rosee. Dovette scavallare le gambe e sedersi in maniera un po’ più sbracata perché qualcosa stava prendendo vita e le palle già cominciavano a fargli male. Finalmente l’opera si concluse. Il papà venne nelle mutande quando scoprì che di perizoma si trattava e Carolina zompò in piedi tenendo il suo zainetto sulle spalle con tutti gli averi ordinati in pacchettini di carta (suo artigianale prodotto) e divisi per tipi. Era una vera donnetta.
-“Ecco fatto! Andiamo papy?!”
-“Ora papy arriva, tesoro, devo solo andare un attimino in bagno”. La rassicurò allungandosi la camicia più giù della cintura, un dieci, quindici centimetri più giù.
-“Papy, ti aspetto qui con Nina! Mi piace tanto Nina a me! Lo sai papy? Ogni tanto mi sbaglio e la chiamo mamma! Mi scappa, mica ci penso! Ahahahah…MAMMA…ahahahaha!!!”rideva Carolina. Rideva a crepapelle perché lei una madre ce l’aveva, ma non la vedeva. La incontrava solo nel dormiveglia della mattina quando rientrava dal turno di notte e la bambina si aggirava per casa mezza insonnolita con il tazzone del latte, in cui parecchie volte aveva rischiato di finirci dentro col visetto in un colpo di sonno, povera stella. Ultimamente, però, la madre aveva trovato pure due minuti per farsi venire l’insensata idea di togliere la merenda mattutina a sua figlia, perché la vedeva troppo cicciotella. Bè…c’è da dire che Carolina, con i suoi appena cinque anni, non era sicuramente un grissino, né una piuma, anzi sembrava una pallottolina di piombo ma era bella così ed avrebbe avuto tutti i suoi lunatici e tortuosi anni d’adolescenza per far altalenare il suo peso rincorrendo stereotipi irreali, seguendo stupide diete ed il digiuno o peggio, vomitandosi pure l’anima. Così a Nina toccava sempre andare a lavorare con il pensiero di portare con sé un frutto o un mezzo panino in più per Carolina (ovviamente datole furtivamente. Era il loro piccolo segreto!). Ecco, la madre non riusciva a capire che sarebbe bastato sostituire una merendina con qualcosa di più sano. Magari se si fosse soffermata a pensare fino al terzo minuto, ci sarebbe arrivata. Fatto stà che Nina quel giorno si dimenticò di portare la doppia razione (in realtà non portò neanche la prima) e Carolina iniziò, come un’anima in pena, ad elemosinare cibo ai suoi compagnucci. Ora, siccome andava d’accordo con tutti, finì con lo spizzicare un non so quanti pezzetti che riuniti nel suo pancino avranno fatto un totale di tre merende complete. Così, Nina si decise a parlare, controvoglia, con il padre, visto che con la madre non c’era verso.
Lo fece quel pomeriggio, quando l’uomo uscì dal bagno.
Lui, ovviamente, non ne sapeva nulla, ma accettò i consigli di quelle chiappe tonde intervallate da un perizomino molto probabilmente di pizzo lilla e di quel paio di tette che la metà sarebbero bastate per arrivare dritti in paradiso. Faceva una fatica enorme a starla a sentire, a fingersi interessato alle parole che le uscivano da quelle labbra carnose, ma soprattutto viveva un vero strazio interiore cercando di non farsi notare mentre divorava mentalmente quel seno che prima, stando Nina di spalle, non aveva avuto modo di radiografare ed apprezzare.
-“Papino…oh…papino…ohhhhhhhhhh…papinooooooooo!!!”
-“Si, piccolina…che c’è? Sto parlando con Nina, patatina, non vedi?”
-“Ah, ma Nina è buona e lei non si arrabbia se io pure parlo con te!”
-“Ohhh, sono sicuro che Nina sia davvero buona.”
-“Guarda papino, ho trovato due sassolini uguali,uguali, tondissimi, tondissimissimi!!!ahahaha! Se li lego insieme con due bastoncini possono essere due ciliegie però se li lascio così sembrano due meloni piccoli, piccoli!ahahahaha,uuuuahahah!!!”
Eh già, sembravano proprio meloni, avevano anche quelle venature tipiche, i meloni di Nina.
13/03 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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