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cronaca di momenti normali

Racconti

Questo il mio venerdi sera .

Un venerdi sera in cui non chiamo nessuno, in cui sono impegnata per tutti. Sono a Roma, i miei coinquilini non ci sono e non cerco altra compagnia, sono sola, lo sono sul serio.

Mi guardo allo specchio, avvolto nel fumo che mi esce dalle labbra, scorgo il mio volto. diverso.

Il pallore di solito lumionoso, che mi caratterizza, si trasformato in freddo marmo , vedo nitide le vene verdastre che dagli angoli della bocca, si tuffano nel collo. Le pupille sono diventate l’unico colore rilevante nel bianco, sono diventate il cupo riflesso di me stessa.


Mi lascio alle spalle la crepuscolare abitazione e mi dirigo ad un tour dei barretti per qualche aperitivo, Le parole sono ridotte al minimo storico:

“Vino bianco per favore”

“Grazie”

“Buonasera”

Questo copione lo ripeto a tutti i banconi del quartiere, fino a che non decido che le poltroncine del cinema sono rifugi confortevoli e caldi per una sola ragazza ubriaca.

Il film in programma non mi piace affatto, solita storia di americani che si ammazzano ma a quel punto volevo i pop corn cosi prendo il biglietto ed un secchio di pop corn e mi siedo al mio posto.

Accanto a me c’ un ragazzo molto carino che fa battute sceme al suo amico dalla risata fastidiosa, quelle risate femminili e stridule, pi ihihih che ahahah, davanti ho una coppia decisamente antipatica di adolescenti che si baciano, sbuffo, e mi infilo una manciata di popcorn burrosi in bocca. Uno mi si pianta nella trachea e per poco non mi strozzo se non fosse che il tipo carino mi passa un bibitone. aranciata, io odio l’aranciata. L’accetto volentieri , poi gli restituisco il bicchiere con un “obbligatissima”, lui ride e la sua risata ahahah. Si presenta, nome rimosso, mi presento, non ricordo se con il mio vero nome, ed il film comincia.

Finiti i popcorn mi addormento mentre sullo schermi continuano a spararsi.

Mi sveglia scuotendomi leggermente e mi annuncia che il film finito ed anche i titoli di coda ma che comunque non mi sono persa nulla, dice se lo voglio accompagnare a fare una passeggiata, penso che non sarebbe male ascoltare la sua risata, io sono brava a far ridere. Poi mi domanda che ci faccio tutta sola al cinema di venerdi sera, gli dico che ho da fare e torno a casa.

Il pisolino al cinema mi ha tolto tutto il sonno dal cervello ma n on i pop corn dallo stomaco, al bagno vomito tutto.

Sento freddo , quel particolare freddo dalle mani calde, mi avvolgo in uno scialle di lana e mi siedo senza sapere cosa pensare.

Sono sola ed giusto cosi.

Bukowski ha scritto che le persone di talento sono quelle con cui semplice andare d’accordo perch devono mantenere i momenti peggiori per quando sono sole.

Io vado d’accordo con tutti ma il mio talento dubbio come il gusto dei partecipanti dei reality show, vatti a fidare di quel vecchio caro ubriacone!

Comincio a lacrimare, lacrime silenziose, come provocate da un moscerino e non dal dolore, i gemiti ed i singhiozzi restano confinati in gola, territorio di rospi, parole morte e talvolta di popcorn.

I gabbiani gridano.

Mi infilo sotto la doccia dissestata mi insapono e infine mi cospargo olio profumato, mi vesto con cura con una fantasia di fiori, mi infilo il soprabito ed esco, i netturbini mi lanciano un fischio, li saluto con una giravolta ironica.

Arrivo al mercato di Campo dei fiori, sono le sette del mattino ed deserto, compro i miei fiori preferiti, viole e fresie, al banco delle spezie prendo menta e curcuma, dal fruttivendolo arance cavolo nero carote e mele.

Le buste sono pesanti e le porto con fatica lungo Via Giulia, annuso i miei fiori ed esce l’ultima lacrima.

Sono un po stanca cosi faccio una sosta sul muretto accanto a Castel Sant’Angelo lasciando il tiepido sole a bagnare il mio viso.

Mangio una mela, sento il profumo dei fiori.

Sto meglio.

Una ragazza mi passa davanti con troppo trucco sulla faccia, forse si truccata alla pallida luce del neon del suo bagno, forse per nascondere un acne giovanile o le brutture del mondo o forse per conquistare un uomo… assorta in questi pensieri mi accorgo in ritardo che due giapponesi mi stanno fotografando.

Certo dovevo dare un immagine davvero folkloristica “giovane donna con frutta e fiori lungop il tevere”

Quanta poesia in questi dementi che fanno 25 minuti in ogni capitale europea per portare 5000 foto in Giappone. Una rabbia inconsueta mia assale e li minaccio con il cavolo nero in mano… quanta poesia.

Torno a casa.
18/03 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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