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P.....ino

Racconti

Un tempo, nell’epoca in cui il genere umano raggiunse il suo massimo splendore, nacque un uomo di nome Piero. Piero era alto poco più di un metro e non era affatto bello. Il suo viso piuttosto schiacciato ed il corpo ricoperto da una soffice peluria lo facevano infatti assomigliare di più ad un tenero e dolce primate che ad altro. Inoltre, il suo apparato riproduttivo non s’era del tutto sviluppato, ed egli si ritrovò a trent’anni con un’inutile pisellino di un bambino di sei. Ed egli era triste e piangeva quando le donne di cui era innamorato lo abbandonavano per la sua incapacità nel farle venire, e gli amici lo compiangevano con sguardi tristi e malinconici mentre i nemici lo denigravano con sorrisi maliziosi e con squallide battutine. Così egli divenne la barzelletta vivente del paese, l’uomo che portava il buon umore agli abitanti del piccolo comune di Birdland.
E Piero, che nonostante il suo aspetto un po’ animalesco aveva un animo gentile e delicato, iniziò a frequentare i bar più squallidi con la speranza che la bibita potesse alleviare quel dolore che sembrava demolirgli la psiche per farlo cadere in un annichilimento senza uguali. Il vino divenne il suo nuovo amico e la birra l’amante che non lo avrebbe mai tradito e deriso. Era triste e divertente vedere questa specie di scimmiotto che girava per le vie del borgo sempre più sbronzo ogni giorno che passava. E le storie sul suo conto aumentavano finché egli non divenne una vera e propria leggenda. Alcuni dicevano ch’egli, dopo non essere riuscito a dormire per mesi a causa di un piccolo pisello che gli era finito sotto il materasso, tentò il suicidio scaraventandosi a testa contro il muro di una casa e aprendosi la cocuzza come un melone. Altri, invece, giuravano di averlo visto accoppiarsi con successo con un criceto, con questo che non pareva neppure accorgersi del fatto. Altri ancora affermavano di averlo visto, in una notte di luna piena, trasformarsi in un piccolo e simpatico pene che si muoveva saltando da un testicolo all’altro. Queste e tante altre erano le voci che giravano per Birdland e i paesi vicini, e che non facevano altro che contribuire sempre più alla demolizione di quel che rimaneva dell’autostima del povero Piero. Così egli, nel tentativo di risollevare il suo morale ormai a terra, decise di andarsene da quel luogo a lui tanto ostile e di trasferirsi nei boschi oltre le montagne Shorts. Lì, infatti, avrebbe potuto trascorrere una vita tranquilla, abbandonandosi ad un vero e proprio eremitaggio immerso nella natura più incontaminata e favorevole. Ben presto divenne un esperto nell’arte della sopravvivenza: imparò a procacciarsi il cibo e a masturbarsi strusciandosi su dei rami di pino, divenne abile nell’arrampicarsi sugli alberi e a masturbarsi strusciandosi su dei rami di pino, si fece maestro nel riconoscere la frutta più matura e nel masturbarsi strusciandosi su dei rami di pino. Insomma, si stava pian piano trasformando in uno di quei primati a cui tanto assomigliava, e finalmente sembrava aver raggiunto una vita senza problemi fatta eccezione per qualche ago di sempreverde che di tanto in tanto gli si conficcava come una trave nel suo quasi microscopico membro.
Ma nonostante le giornate proseguissero spensierate, la scimmia Piero non era del tutto felice. Gli mancava il fatto di non potersi bere un goccetto scambiando quattro chiacchiere con qualcuno. Era triste poiché, con tutto il rispetto per i rami di pino, non v’era una donna che riscaldasse con il suo dolce corpo il freddo giaciglio che s’era costruito. Così, avvolto da una strana nostalgia, ritornò per un paio di giorni a Birdland decidendo di alloggiare nel motel più malfamato del quartiere dei bordelli, il PussyBus. Questo era un luogo quasi mistico, in cui il sesso a pagamento era aperto a tutti e dove si poteva veder appagata qualsiasi fantasia e perversione. Puttane, transessuali e froci di qualsiasi razza e colore giravano seminudi vendendo il proprio corpo per pochi spicci. Ma come se ciò non bastasse, v’era pure la possibilità d’andare con cani, gatti, pecore e cavalli, oppure di farsi cacare e pisciare in faccia da qualche apposita donnetta. Quando Piero vi arrivò rimase allibito nel veder tanta lussuria tutta in un colpo e, arrapato come mai in vita sua, abbordò la prima femmina che passava e se la portò in una delle numerosissime LoveRoom. Era così eccitato che per poco non si sborrò nei pantaloni ancor prima di iniziare, e quando si tolse le mutande, preso dalla foga del momento, si lasciò sfuggire di non aver mai visto il suo pisello così grosso e lungo. La tipa, da vera professionista, resistette dal ridere e iniziò a ravanargli l’attrezzo con una maestria tale da farlo ansimare come un cane in calore. Ma ad un certo punto Piero scoprì quello che nessun uomo vorrebbe mai scoprire in certi momenti: la tipa non era proprio una tipa. Cioè, sembrava una tipa poiché aveva le tette e il culo di una tipa, ma aveva anche un enorme e gigantesco cazzone che gli spuntava da lì dove non doveva esserci. Piero non fece in tempo a fermare quell’essere che venne e subito dopo sboccò. Non riusciva a credere di essersi fatto fare una sega da un uomo con un membro che era almeno cinque volte più grosso e robusto del suo. Non riusciva e non voleva crederci d’essere stato così stupido e distratto da non accorgersi prima che quella che gli stava di fronte non era una donna ma un uomo molto più virile e maschio di lui. E per la prima volta in vita sua vide come doveva essere fatta una vera verga e si rese veramente conto dell’inutilità del suo piccolissimo pisello. Così Piero, invaso dal terrore e da un opprimente senso di inferiorità, fuggì dal PussyBus per tornare nuovamente nei boschi dai quali era venuto. E lì vi rimase per anni, sino a quando, il 17 giugno di non ricordo quale anno, non fu catturato da un gruppo di bracconieri finlandesi per essere poi rivenduto ad uno zoo d’oltralpe. In questo carcere per animali, che a tutti potrebbe sembrare un luogo crudele ed incivile, Piero raggiunse l’apice della sua esistenza, potendo finalmente mangiare, bere e scopare con quelle maledette e rumorose scimmie a cui tanto assomigliava.
22/03 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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