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LETTERA

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Caro Hank,
perché vorrebbero essere tutti come te, quando quelli come te per strada neppure li guardano? Tu, Hank, hai amato la vita senza condizioni o remore. Ed oggi ho bisogno di raccontarti una cosa. Prima, però, ti confesso di essermi fatto prendere dalla smania ed ho investito i pochi risparmi che avevo nell’acquistare le tue raccolte di poesie, o i tuoi romanzi, che ancora non avevo letto. Così sono entrato in libreria, in una di quelle librerie che hanno ogni genere di volume, ma che solitamente nascondono i tuoi libri o li tengono in scaffali altissimi o in profondi sottoscala.
Il commesso ti ha dovuto cercare sul computer, dicendo che è molto tempo che qualcuno non compra Bukowski, io mi son permesso di dire a tuo nome che “uno come Bukowski non lo puoi comprare”. Il commesso si è allontanato, prima ha salito una ripida scala a pioli per andare a prendere le tue riedizioni fatte da una casa editrice emergente (edizioni bellissime, Hank, ma in tre libri ho ritrovato la medesima poesia e il titolo in originale era sempre lo stesso, tre volumi pubblicati in italiano con tre titoli diversi…se solo penso ai titoli che hai scelto, sono certo che rabbrividiresti a leggere quello che un editor tutto pancia e contributi ha imposto alle tue poesie). Il commesso è dovuto addirittura uscire dal negozio per andare a cercare Love is a Dog from Hell: Poems. Mi ha guardato in cagnesco, fuori faceva molto freddo. E’ tornato dopo cinque minuti ed io mi son portato via quattro libri di Poesie e Panino al prosciutto. Uno dei libri di poesie è stato pubblicato con una frase in apertura: you begin by starving in cheap rooms and you end up by asking your lawyer to keep an eye on your tax accountant. Make a poem out of that. Ti ricorderà qualcosa, sicuramente. Devi scusare tutto questo dilungarmi, non mi capita spesso di aver voglia di scriverti. Ora arriviamo a ciò che volevo raccontarti. Questa mattina stavo leggendo uno dei tuoi libri di poesie. Stavo cacando. ero parecchio concentrato. Le tue parole fluivano insieme alla mia merda brodosa, calde e vellutate. Una delle poesie, poi, ha bloccato il flusso. A quel punto non mi restava altro che pulirmi il culo. Ho preso la carta igienica e l’ho utilizzata. Nel girarmi per tirare lo sciacquone, mi sei scivolato di mano. Il tuo libro è caduto tra la carta igienica, tutta a macchie scure come risentimenti in vite inamidate. Ho infilato le mani nella mia merda, tra le tue pagine e tra i miei fogli sporchi. Mi ha fatto schifo, ma ripensandoci lo rifarei comunque. Devo combattere quest’atteggiamento della mia testa, che ammorbidisce il passato e lo guarda con compiacimento. Ora guardo il libro che porta i segni di un malriuscito tentativo di pulizia. Tra i graffi delle parole sono rimaste deiezioni, piccoli lampi marroni aggrappati alle tue emozioni. Probabilmente neppure leggerai queste ultime righe, già avrai stracciato il foglio per la noia. Ma Hank, quello dopo di te mi guarda di sotto in su e quello dopo dall’alto verso il basso. Li apprezzo, sia chiaro, ma io ho la faccia da lavapiatti e le mani da muratore, ho delle bellissime gambe ma le ginocchia rotte. Sono stato operato in ospedali pubblici e chiuso in angoli della mia mente. La vita con me è clemente fino ad oggi, ma mi fa capire che il dolore e la sofferenza sono sempre lì che ci osservano.
Leggo ad alta voce una tua poesie, ti voglio un’altra volta qui con me a ingannare la morte, almeno per cinque minuti. Scegli tu la musica: Beethoven, Rachmaninov, Mahler o Bach.

A dopo bastardo


(PRIMA DI CINQUE LETTERE AI MIEI SCRITTORI…some rights reserved)
31/03 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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