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Esterno,Interno

Racconti

Esterno giorno, Central Park, cammini lungo il Mall e guardi le ragazze degli altri.

Anche questa storia parla della fine di un amore, pensi, è sempre stato così. Quando inizia siamo tutti lì a godersela e a organizzare viaggi, non ci pensi proprio a come andrà, anzi non potrà che andare bene, felici e contenti. Finché una mattina ti svegli e capisci che non puoi fare finta di nulla, sai che è finita, fottuti e scontenti, almeno te, e allora inizi a rimuginarci su tutto il santo giorno, è domenica, non ci sono distrazioni, niente centri commerciali aperti. Solo qualche ristorante per turisti dove oltre a mangiare la merda, vedresti delle facce contente, e non c'è cosa peggiore di vedere dei visi sorridenti in questi momenti, vorresti spaccare la faccia a tutti. Cosa cazzo c'avrebbero da ridere dopo eh? Allora te ne stai a casa spalmato su un divano e te la prendi con quelle piccole crepe dell'intonaco che vedi sul soffitto, i loro silenzi ti irritano.
Poi un giorno ti alzi e inizi a scrivere, perché è quello che sai fare quando le cose vanno male, e perché adesso di tempo ne hai da buttare.
Potranno passare anche un paio di stagioni, ma ci sono volte che ti rendi conto che quelli del passato non sono affatto fantasmi, sono presenze nella tua vita, o meglio, assenze troppo forti. Certo a volte puoi cercare di dimenticare, puoi sempre dire a te stesso che le cose stanno così, che hai dimenticato, che non ci pensi, che certe cose non ti toccano più, certo, occhio non vede cuore non duole, in parte è vero, certo. Pero' i conti alla fine non tornano quasi mai, non è così che propriamente funziona. Perché ci sono tutte le piccole cose, le piccole cose. Decine, centinaia se riesci a veder bene. A volte è un modo di dire che ti resta in bocca, un gesto, un idea condivisa, resteranno immutati tutti quei luoghi in cui siete passati, quando eravate certi del vostro amore, come gomme sull'asfalto resterà uno strato di sensazioni sulle panchine dove vi siete seduti, sui marciapiedi, sulle ringhiere di ponti e di palazzi, sui piccoli tavoli rotondi del Cafe Gitane. Hai fatto quel giro altre volte, cercavi delle sensazioni perdute, hai trovato solo una nuova malinconia.
Si, ti porterai quei ricordi sempre, e un giorno sarai capace di sorriderne, con il viso finalmente rilassato. Ma forse non si può risolvere tutto così semplicemente, ammettere soltanto che hai sbagliato strada, che dovevi svoltare alla prossima a destra, dopo il semaforo. O forse sono soltanto delle squallide scuse per non ammettere che quel semaforo neanche l'hai visto. Andavi troppo veloce senza avere alcuna fretta.
E poi pensi, allora cosa è servito tutto? Allora veramente l'amore è una cazzo di giostra, dove pensi di andare chissà dove sul tuo cazzo di cavallo bianco, e poi quando scendi, ti accorgi di essere sempre li', di non avere mai fatto un passo. Pensavi di costruire un castello con i mattoncini rossi e gialli, invece ti sei ritrovato a giocare a Sciangai solo con i denti, con le mani legate dietro la schiena, puntandoci su soltanto fishes di dolore.
Il sole che inizia a tramontare sempre prima ti rende ancora più scazzato, ti senti noioso come un inestetismo della pelle per una modella di Vogue. Decidi di rientrare. Arrivi alla sessantasettesima, alzi un braccio e si ferma un taxi.

Interno giorno, casa tua, bagno, box doccia.

Voltato con le spalle allo specchio, temi che la tua immagine riflessa si volti anch'essa ad osservarti, che ti guardi con rassegnata compassione. Ti giri di scatto, ma per quanto veloce tu sia, lui lo è di più, ed eccolo di nuovo, lo avverti, esattamente dietro i tuoi occhi.
Ti spogli e ti butti sotto la doccia. Con la testa esattamente sotto il getto d'acqua bollente cerchi un po' di calore, si può sudare freddo anche sotto la doccia? E' come dopo una giornata di pioggia finita tutta nei vestiti ormai zuppi, cerchi di scaldarti, il calore dell'acqua brucia sulla pelle che si sta arrossando, ma appena ti scosti un poco dal getto, capisci che quel freddo te lo porti dentro, che non se ne andrà.
Non ci sarà più il riconoscersi in uno sguardo, mai più i vostri nomi saranno pronunciati insieme se non nei ricordi. Ma nonostante tutto, c'è. C'è negli occhi di chi vi ha conosciuto insieme, c'è negli occhi che riflettono la tua immagine senza più la sua.

Esterno notte, gomme che fischiano, autoradio al massimo per non sentirti il cuore." ..Life is a waterfall, We drink from the river, Then we turn around and put up our walls…." Prendere l'auto a New York significa solo che ti vuoi perdere e non vuoi arrivare a destinazione…

Si fa presto a dire che una buona sega è meglio di una brutta scopata, ma quando ti trovi tra le gambe quelle chiappe tirate, quella schiena candida ed inarcata le cose cambiano, oh se cambiano, non fare l'ipocrita.
E' meglio scoparsi tutte quelle che ci stanno, almeno per tentare di affogare l'idea che lei potrebbe fare altrettanto, meglio scoparsele tutte, per sovrascrivere il ricordo dell'ultima volta che ci hai fatto l'amore,
L'addio che ti uccide di più, è quello che non hai potuto dare.
E' come quel cazzo di sibilo quando la tv è accesa. Puoi abbassare il volume quanto più ci riesci, puoi premere il tasto 'mute', ( che non trovi mai o che non ti ricordi di avere quando serve), ma quel sibilo resta lo stesso, quella sensazione ti resta dentro, fino a che non spegni la tv, o fino a che puoi riniziare a seguirla senza altre distrazioni.

Interno notte di un appartamento nell' East Village.

E allora sei qui che ti scopi la barista triste dell'Hollywood, chissà a cosa starà pensando mentre la fotti, forse sta solo godendo e non pensa a niente, forse pensa che se continui a spingere così sbatterà la testa alla parete. Forse anche lei è qui perché è meglio farsi scopare che pensare alle storie sbagliate. Che termine del cazzo, 'sbagliate', come se fossimo sempre dentro un film, dentro a un Grande Fratello edizione Universo, dove qualcuno, ogni tanto, chissà perché, non recita secondo quella merda di copione che gli hanno messo in mano.
Comunque sei qui adesso, e ad ogni colpo di reni le vorresti chiedere scusa per essere un'altra storia 'sbagliata', vorresti urlarle che la stai solo fottendo, ma vuoi arrivare a quel momento, vuoi arrivarle dentro, vuoi farle sentire l'ultimo spasmo, vuoi almeno quel momento di incoscienza e continui a mentire ad ogni pompata, e ti accanisci, concentrandoti, e l'unico modo è pensare che sia una gran troia.

Comunque quando finisci te ne vai in bagno, ti togli il preservativo e ti pulisci con cura. Appoggiato sul lavandino dai un'occhiata a tutte quelle creme e trucchi sparsi sulla mensola, accanto al dentifricio, poi ti guardi allo specchio e pensi che vorresti essere a casa tua, perché non c'è cosa peggiore del post coito quando non sei innamorato, bene che va ti ritrovi a guardare insieme un telefilm già iniziato in tv, se invece è una di quelle che vogliono parlare le daresti una ginocchiata nelle costole, e mentre lo pensi ti viene da ridere per questa merdata che hai solo pensato.

Post coitum

A volte capita. Capita che, chissà perché, chissà per come, prendi un altro copione in mano, e gli dai un'occhiata, certo, con l'aria di un attore che ha consumato il palcoscenico, ma comunque gli dai una scorsa.
Ti fa ridere, e dio solo sa quanto c'è né bisogno, ti ha convinto a giocare a backgammon nel cuore della notte e, soprattutto, dopo una scopata. Il copione è di poche righe ma la trama c'è, ci potrebbe essere.
Notte, esterno, da qualche parte, interno.

Guidi verso casa con i finestrini abbassati, lo stereo è spento per riuscire a pensare, non sai da dove viene questo intorpidimento, se è l'ora tarda, la scopata, o sono i centinaia di pensieri che ti schizzano via davanti rumorosamente. Pensi a come ti senti, a come ti dovresti sentire. Forse una storia finisce veramente quando ne inizia un'altra. Ma chi dei due non rispetterà quel cazzo di copione questa volta? Chi dei due andrà a braccio? Forse non ci dovresti pensare, ma una cosa la pensi di sicuro, si, ti viene da pensare che ci sono dei momenti in cui ti senti una pallina in un cazzo di flipper, un giorno tirato al massimo, lanciato a gran velocità verso qualcosa di più grande, il giorno dopo cerchi almeno di non finire in quella fottuta buca, pregando per avere almeno un altro bonus.
28/04 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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