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La fontanella

Racconti

Tantissimo tempo fa Quando ero ancora un bambino mia madre mi raccontava sempre che nel suo paesino arroccato sui colli calabresi c’era una vecchia che diceva di essere in grado di vedere e parlare con le anime dei defunti. Si chiamava Teresina della cicala.
Quando Teresina faceva visita ad una casa,puntualmente il giorno dopo qualcuno di quella famiglia “passava a miglior vita”.
Un giorno qualcuno gli chiese il perché di tale avvenimento e lei,con sguardo sospeso nel vuoto rispose:”i morti…i morti mi parlano,sanno sempre chi sarà il prossimo a morire.”
Allora le chiesero:”Teresina,ma come fai a vedere i morti,ti appaiono forse in sogno?”
“la notte,li vedo di notte sulla strada della campagna loro camminano tutti in gruppo,e quando chiedo loro chi sono,loro mi riconoscono e mi dicono chi deve morire”rispose la vecchia facendo oscillare il busto ad ogni parola.
Le chiesero allora alla vecchia:”tu dici che camminano,ma dove vanno?”
“alla fontana,camminano tutti insieme alla fontanella,”
“intendi la fontana della piazza forse?”le chiesero.
“no! Quando uno di loro beve dall’acqua della fontanella si dimentica di tutto:parenti,amici,tutto. E poi sparisce.”
“e dove vanno Teresina?diccelo ti prego.”
“Non lo so.” rispose. e se ne tornò a casa.
Ora,io so che la mia mamma mi diceva questo per farmi mangiare e anche se a sentire queste cose lo stomaco mi si chiudeva alla grande c’è da dire che mangiavo tutto lo stesso. E lo dovevo fare per forza altrimenti Teresina sarebbe venuta a fare una capatina a casa nostra. C’era da cacarsi sotto!
Si lo so. Starete pensando che mia mamma era una testa di cazzo e Teresina un’eroinomane,ma forse quello che sto per raccontarvi potrebbe farvi cambiare idea…

Era una mattina grigia,il cielo era una distesa di nuvole vaporose,intense e piene. Il sole dormiva nascosto dietro di esse.
Decisi di andare a comprare dei panini per il pranzo. Uscii di casa senza lavarmi i denti. Il soffio forte del vento mi diceva che da lì a pochi minuti sarebbe venuto a piovere. Strinsi bene la sciarpa attorno al collo riuscendo a sopprimere un lungo brivido.
Aprii il cancello e attraversai la strada.
Fu un attimo.
Ebbi solo il tempo di sentire un rumore assordante prima e un dolore fulminante e freddo che mi s’irradiò dalla nuca al naso,poi.
Cos’era successo?
Lo scoprii al mio risveglio.
Mi ritrovai sdraiato con la testa posata sul marciapiede della vietta davanti casa mia. Sopra di me una bella donna bionda dalle gambe lunghe e sottili piangeva ed urlava. Chiedeva aiuto. Implorava perdono ed invocava dio. Teneva i palmi delle mani incollati agli zigomi e dai suoi occhi castani colavano lacrime dense di terrore.
Cercai di alzarmi,ma non vi riuscii. Era come se fossi paralizzato,quasi come quando sogni che qualcuno ti sta picchiando e tutti i tuoi sforzi di reagire sono vani. Ti senti pesante. Goffo. Lento. Mi sforzai di rimettermi in piedi per circa un paio di minuti,poi,dopo che uno strano tremore mi percosse il corpo, finalmente riuscii ad alzarmi quasi di scatto. Fu come staccarsi da un magma di colla che ti avvolge il corpo impedendoti di muoverti. Feci un paio di passi e mi sentii stranamente leggero come una piuma. Non è male come sensazione,pensai in quell’istante.
Mi sentivo sconvolto e molto rincoglionito al punto tale che non riuscii neanche a chiedere alla donna il perché del suo stare male.
La bella signorina bionda estrasse dalla tasca un telefono cellulare e compose un numero.
“vi prego… venite mi trovo in via verga…”disse la bionda singhiozzando. Tirò su col naso e ingollò un po’ di saliva.”…ho investito un ragazzo”.
Ho Gesù cristo,pensai. Mi voltai e a pochi metri da me c’era il mio cadavere con la testa aperta,spaccata in due dallo spigolo del marciapiede. Come un cocomero tagliato dalle abili mani di un samurai. Un’infinità di sangue rosso scuro macchiava l’asfalto circostante.
Ero morto.
Cazzo!
Il bello di tutto ciò era che non mi sentivo per nulla male,cioè ero sconvolto,ma nessuna nausea,nessun tremore. niente stomaco in subbuglio per quell’orrore. Al contrario di un ragazzo con occhiali da sfigato e una bella secchiata si sangue lucido sul giubbotto della Niche verde, che stava rigettando la sua colazione poco distante da me,o per meglio dire dal mio cazzuto corpo.
Non era l’unico nei paraggi. Altre tre o quattro persone erano giunte a guardare la situazione con appiccicata in faccia un’espressione sgomenta e schifata.
Mi avvicinai alla donna e cercai di metterle una mano sulla spalla. Ma come sicuramente l’intelligente lettore immaginerà le mie dite le trapassarono la clavicola con eccessiva facilità.
Niente di niente. La bionda elegante dalle gambe lunghe non si era accorta di me. Era come se non esistessi. Era come se io non fossi lì in quel momento.
L’ambulanza arrivò pochi secondi dopo l’auto di mia moglie. La clio nero metallizzata inchiodò di colpo a pochi centimetri dalla mia carnefice ancora in lacrime. Rosa scese dall’auto in modo quasi famelico,e non appena vide il mio volto coperto da un telo si mise la mani nei sui folti capelli ricci.
Si avvicinò lentamente al mio cadavere con la bocca aperta. Due righe trasparenti si disegnarono sui suoi zigomi. S’inginocchiò e tirò su il velo posato sul mio volto. Cadde a terra supina svenuta pochi secondi dopo. Un paio di uomini accorsero a tirarla su. Proprio in quel momento arrivò l’ambulanza con la sua sirena sferragliante. Ero rimasto senza parole. Non avevo nulla da dire. O meglio, non sapevo proprio che cazzo dire. E poi in quella realtà così strana nessuno mi avrebbe sentito. Le mie sensazioni erano molto strane. Insomma mi sentivo molto triste ma non stavo male come quando ero triste. Senza il mio corpo le cose funzionavano parecchio diversamente. Capii che esso non era altro che un inutile e fastidiosa zavorra che mi ero portato addosso sin dalla nascita. Mi ero liberato del mio fardello.
Tuttavia ad un tratto nell’orgia di quel casino che si svolgeva attorno a me scorsi tra la folla un uomo. Aveva intensi occhi scuri. Forti. Penetranti. Vestito in giacca e cravatta nera. Sembrava un men in black. Ma la cosa che lo contraddistingueva dagli altri era che era l’unico che teneva il suo sguardo verso di me e non verso il mio povero cadavere che ora veniva caricato in barella dai paramedici.
Mi sorrise. E non appena lo fece una sorta d’istinto fece muovere le mie gambe senza muscoli né ossa verso di lui. Arrivai a pochi centimetri dal suo volto immobile come una statua di cera. Glielo volli chiedere.
“ma tu…tu…puoi vedermi?”
Non rispose. E di primo acchitto pensai di aver preso un abbaglio. Pensai che anche lui come tutti gli altri lì attorno fosse ancora condannato a sorreggere il suo corpo così fastidioso e pesante. Ma poco dopo che ebbi formulato tale ipotesi le sue labbra si mossero quasi magicamente donando al suo viso le sembianze di una statua che prende vita.
“Certo che posso vederti,”
“oddio! Non ci posso credere! Ti prego spiegami tutto. Insomma che sono morto l’ho capito. Però insomma non so proprio che cazzo fare,sono sconvolto…cioè in fondo ho sempre pensato che dopo la morte non finisse tutto però non avrei mai immaginato di trovarmi così disorientato.”
“è normale,Giovanni che tu ti senta così” disse.
“e perché?”
“hai bisogno del tuo spirito guida”
“e dov’è?”
“c’è l’hai proprio qui davanti agli occhi tesoro”
“vuoi dire che tu sei il mio spirito guida?!”
“si”
Distolsi un attimo il mio sguardo dai suoi occhi poi gli dissi:” ma certo. È chiaro,altrimenti come facevi se no a conoscere il mio nome”. Mi scappò anche una risatina quasi isterica dalla bocca.
“tuttavia ora è meglio se andiamo,ti spiegherò tutto strada facendo. Seguimi.” si voltò e trapassando la folla come se niente fosse scomparì dietro di essa.
“ASPETTA DOVE VAI?”
“muoviti!”la sua voce mi giunse limpida nonostante non lo vedessi.
Stavo per rincorrerlo quando un pensiero mi arrestò. Quell’uomo misterioso che diceva di essere il mio spirito guida mi avrebbe portato chissà dove e quindi poteva essere l’ultima volta che avrei visto mia moglie. Le cose tra di noi ultimamente non andavano bene ma nonostante questo io le volevo ancora molto bene. Mi voltai a guardarla. I due uomini che l’avevano tirata su qualche minuto prima la stavano schiaffeggiando nel tentativo di farle riprendere i sensi. Mi sentii triste e avevo una gran voglia di piangere ma non ci riuscii. Fui solo in grado di dire:” addio rosa,stammi bene”
Mi lanciai tra la folla e la tagliai anch’io senza problemi come una lama trapassa il burro. In fondo essere morti aveva i suoi lati positivi.
rincorsi il “men in black “e lo raggiunsi.
“dove stiamo andando?”domandai.
“ora vedrai,non vorrei toglierti la bellezza della sorpresa”
“ma come! mi avevi detto che mi avresti spiegato tutto strada facendo,insomma dimmi cosa mi succederà adesso!”
“Eddai non essere frettoloso. Hai sempre avuto questa caratteristica:la fretta. Avevi fretta di uscire,avevi fretta di mangiare,volevi dormire in fretta di modo che subito arrivasse il giorno seguente. Hai passato la tua vita a correre verso qualcosa che neanche tu sapevi cosa fosse. E poco fa avevi fretta pure dia andare a comprare quattro panini,ma mi dici chi cazz’è che ti corre dietro? Hai avuto fretta di vivere e ora guarda come sei ridotto. Morto a soli 33 anni!”
Non riuscii a proferir suono. Le sue parole erano azzeccatissime. Era andata proprio così e quell’uomo mi conosceva meglio di mia madre. Tuttavia mentre camminavamo non potei fare a meno di notare che il paesaggio cittadino attorno a noi stava lentamente trasformandosi. I palazzi,gli uffici e le case che conoscevo bene scomparivano al nostro passaggio,lasciando il posto a distese di prato verde. Mi voltai e fui un filino sconvolto nel vedere che tutto si era trasformato in un enorme distesa d’erba. Il paesaggio che ci eravamo lasciati alle spalle era scomparso. Quando mi rigirai il quadro che mi si materializzò davanti era lo stesso di poco prima,una infinita campagna con erba alta tagliata solo da una stradina sterrata che si era magicamente creata sotto i nostri piedi . Poco dopo si fece notte,le nuvole si smaterializzarono e una luna argentata e piena dal viso quasi spettrale illuminava una magnifica volta celeste costellata da miliardi di stelle.
E in tutta quell’assurda atmosfera che si era appena dipinta non potei fare a meno di dire:”ma dove…ma cosa…dove siamo che succede? Sembrano i campi elisi! Siamo nei campi elisi?”
“niente campi elisi” la sua risposta fu secca come la stoccata di uno schermitore. L’espressione non gli si modificò neanche di una virgola.

Camminammo ancora per un bel po’ in cui io ed il mio nuovo amico non dicemmo nulla. Neanche un suono. Il silenzio di quel luogo era assordante e quasi fastidioso.
Fin che in lontananza vidi quello che sembrava proprio essere un folto gruppo di persone. Continuavano a camminare,ma molto meno lenti rispetto a noi.
“chi sono?” chiesi al mio spirito guida.
“sono i tuoi compagni di gruppo”
“quale gruppo?”
“Stiamo camminando per raggiungere loro. Una volta arrivati andremo tutti insieme alla fontanella.”
“fontanella? Quale fontanella?” chiesi.
“quella fontanella!”rispose.
In attimo le parole di mia madre mi tornarono in mente insieme a tutta quella storiella di Teresina e tutto il resto. Era tutto vero. E non ci potevo credere.
“cazzo ma allora quella storia era tutta vera,non era solo una storiella per farmi mangiare!”dissi.
Annui serio muovendo il capo su e giù.
“e perché Teresina poteva vederci?^”
“vedi ogni tanto nascono delle persone con un dono molto particolare. Quello di poter vedere la realtà per quella che è veramente.”

Finalmente raggiungemmo il gruppo e ci unimmo a loro. c’erano un sacco di “anime” come me affiancate dal loro men in black.
Ero curioso di parlare con gli altri miei simili anche se loro non mostravano provare lo stesso interesse nei miei confronti. Infatti non appena mi avvicinai a uno di loro il mio spirito guida mi afferrò per una spalla in modo quasi aggressivo e mi disse:”non puoi parlarci”.
“ma perchè?” chiesi.
“perché è così e basta,dai che siamo quasi arrivati”disse chiudendo il discorso.
Camminammo ancora per un po’ fin che finalmente non arrivammo a destinazione. La fontanella che in tutto quel tragitto avevo immaginato essere fastosa,enorme,scintillate e ricca di particolari artistici non era altro che una banale fontanella di paese,precisa e spiaccicata a quelle che trovi nei parchetti cittadini. Il suo rumore scrosciante rimbombava tutto attorno. A pochi metri da essa un c’era un enorme baratro nero. Si formò una fila dietro di essa. Noi eravamo gli ultimi.
La routine era facile facile:le anime bevevano dalla fontanella,raggiungevano il loro men in black alle pendici del baratro e poi si gettavano insieme all’interno di esso. ad ogni lancio un lampo denso e spesso di luce blu elettrico saliva sino in superficie illuminando a giorno per pochi secondi la zona. Mi sentii un pelino scioccato e pauroso allo stesso tempo. E mentre la fila scorreva in modo assai scorrevole incominciai a pensare che non avrei voluto dimenticare tutto. Insomma se la storiella della mamma era vera è così che doveva andare. Avrei perso tutti i miei ricordi più belli. Mia moglie. La mia infanzia. La mia famiglia. Gli amici. Tutto con una sorsata dissetante di quell’acqua magica. Inoltre a proposito di ciò devo dire una cosa quasi fondamentale al fine di farti capire precisamente ciò che provavo. Improvvisamente Incominciai a sentire un recesso del mio vecchio corpo:la sete. O sì mi seccò tutta la gola e la bocca che anche se non era fatta di carne e lingua io continuavo a sentire più o meno come quando ero vivo. Desideravo ardentemente dell’acqua fresca. E quel rumore non faceva altro che accrescere la mia voglia. Fu a quel punto infatti che il mio spirito guida mi rivolse parola.
“la senti eh,la sete?”
“si è quasi insopportabile,ho bisogno di bere”dissi.
“è normale amico mio non ti preoccupare,capita a tutti. È così che vanno le cose.”
“allora è vero? Bevendo da quell’acqua dimenticherò tutto?”chiesi mentre arrivammo.
“si è così”disse mentre il vecchio signore pelato e grassoccio,davanti a noi aveva messo la sua avida bocca sotto il getto d’acqua. Ne bevve parecchia dopo di che raggiunse il suo spirito guida al baratro e si lanciò di sotto. La solita ondata di luce ci investì.
Intanto la mia voglia di bere si era fatta insostenibile.
“allora io ti aspetto l’”disse indicando il baratro.
“aspetta!”dissi quasi non riuscendo a parlare per la tanta sete che avevo.”e se io non volessi bere? Cosa fai mi costringerai con la forza?”
Si fermò e senza voltarsi mi disse:”nessuna costrizione sei libero di non farlo ma devi sapere che così facendo non potrai venire con me la sotto”rispose.
“e quindi? Cioè voglio dire cosa succederebbe?”chiesi.
“bè allora amico mio torneresti lì in quella stradina dove sei morto e ci rimarresti per sempre. Diventeresti un fantasma condannato nel mondo dei vivi per sempre. I fantasmi altro non sono che anime attaccate ai loro ricordi,che non si rassegnano al loro destino. Sono persone così arrabbiate o così innamorate che restano invano a navigare nella malinconia della vita per sempre. Sta a te scegliere. Se deciderai di essere ciò allora non ti resta che tornare indietro,la sete ti passerà allontanandoti dalla fontanella. Altrimenti io ti aspetto lì.” Detto questo si diresse lentamente verso il baratro.
Ora toccava a me decidere. Fu una situazione veramente difficile e snerbante, soprattutto per quella maledetta sete che mi tormentava. Oltre a questo ero diviso. Insomma non volevo perdere i ricordi. Mi venne in mente Rosa. Io l’amavo ancora e il suo pensiero mi rendeva molto triste. Forse il mio destino era quello di essere un fantasma per sempre? La prospettiva era senza dubbio la peggiore che esistesse. Sarebbe stato un vero e proprio Ergastolo. No non potevo farlo. Così sotto l’occhio vigile del mio spirito guida misi la bocca sotto la cascata d’acqua fresca che sgorgava dal rubinetto della memoria.
Mi diressi verso il mio spirito guida e mi affiancai a lui. Mi guardò e mi mise una mano sulla spalla.
“hai fatto la scelta giusta ragazzo mio,sono fiero di te. Quando ci getteremo la sotto tu non ti ricorderai più di ciò che sei stato fino al giorno in cui il tuo ciclo finirà finalmente per sempre.”
Mi afferrò per un braccio e ci lanciammo nel baratro buio e nero.



Ora mi chiamo Jan e vivo in un paesino francese nella valle della Loira. Ho sette anni e le maestre della mia scuola elementare pensano che io sia un piccolo genio. Ho scritto questa storia tutta in italiano,cioè, voglio dire nella lingua che parlavo nella mia vita precedente. Probabilmente prima o poi la mia nuova madre lo leggerà,lo farà tradurre e mi sottoporrà ad una perizia psichiatrica. Anzi di sicuro. Tuttavia a me va bene così e sono fermamente convinto di aver fatto bene quella volta a non ingoiare l’acqua della dimenticanza.
Personalmente ho sempre avuto il brutto vizio di parlare a sproposito e quella Fu l’unica volta in cui riuscii a tenere la mia maledetta bocca chiusa!
25/05 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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