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Carico didattico

Racconti

Il fatto di non riuscire ad accedere al carico didattico (e nemmeno al sito internet della facoltà di Lettere) mi manda in bestia. Cosa vorrebbe significare? Che è tutto sospeso? Fino a quando? E poi che dire della SIS! Qualcuno ne sa qualcosa? E se un domani io volessi insegnare? Quali esami dovrei sostenere? Fa’ differenza? Esausto di tanta indeterminatezza mi sono recato alla sede accademica di Via Po. Agli sportelli, una fila interminabile.
- Anche tu qui per l’annullamento?- a chiedermelo è un ragazzo che avevo visto già altre volte, forse al corso di Storia Romana.
- No. Annullamento di cosa?-
- Degli esami sul carico didattico che non vuoi più dare.-
- Ma tu sei riuscito ad accedere al carico didattico?-
- Accedere? No, ma che c’entra...-
- Ma... Come...-

- E’ semplice, no? Mi sono inimicato un paio di prof, si vede benissimo che ce l’hanno con me, e così mi tolgo i loro esami.-
- Va bene, ma io non riesco nemmeno a entrare nel sito di Lettere.-
- Figli di puttana. Sai cosa mi hanno chiesto l’ultima volta?-
- No, scusa... Va be’, cosa ti hanno chiesto?- rimpiansi di avergli dato corda.
- L’etimologia della parola “indaco”. Ma ora dimmi: che cazzo c’entra?-
- Niente, ma vedi...-
- Mi studio tre volumi spessi come mattoni!- alzando al voce, in modo che tutti sentano - Appunti, eccetera... e poi, quando sono lì... mi chiedono cosa vuol dire la parola “indaco”!-
Un terzo si intromette. Aveva gli occhiali e il gilet:
- Significa “indiano”.-
- Cosa?- guaisce il perseguitato, voltandosi verso di lui.
- Anticamente...- comincia l’altro.
- Senti, vaffanculo.-
- Ok ragazzi, calma.- mi intrometto io.
- C’è qualche problema?- ci chiede un signore con La Repubblica sotto un’ascella. Ha una folta barba gialla.
- Affanculo pure tu!-
- Cosa?! Giovanotto...-
Il secchione prontamente abbandona e si scosta fissando il vuoto. Il signore corrucciato si avvicina.
- Ma possibile che qui nessuno capisce un cazzo!- aggiunge il ribelle.
- Può ripetere, giovanotto, cosa mi ha detto poco prima?- è arrivato a un passo da lui; brandisce La Repubblica e gliela sventola sotto il naso.
- Ouh! Ma che cazzo fai? Ficcatelo in culo quel giornale di merda!-
- Fascista!- urla qualcuno dal fondo.
- Ragazzi, stiamo tutti calmi.- cerco di sedare gli animi.
- Il tuo amico è un fascista del cazzo.- mi squittisce una ragazza con la testa inclinata e dei fogli rossi in mano.
- Non è mio amico.- preciso io.
- Come no. Di’ un po’, ti senti figo a indossare dei pantaloni mimetici?-
- Cosa?- mi guardo i pantaloni - Cosa diavolo...-
- Ti senti un figo assurdo, vero?-
- Giovanotto, dove va? Venga un po’ qui!-
- Stronzi di merda! Non capite un cazzo e ancora parlate!- il mio amico camerata sta uscendo dalla sala sbraitando contro alcuni interlocutori ideali (vicini al soffitto, a giudicare dal suo sguardo).
Non riesco a gestire tutti, così comincio dalla studentessa:
- Senti, carina...-
Esplode: - “Carina” lo dici a tua sorella! Ma come cazzo ti permetti?!-
- Guarda che “carina” non è un insulto...- suggerisce uno spilungone con i capelli rasta davanti a lei.
- Fatti i cazzi tuoi!-
- Brava!- un coro di sostenitrici la caldeggia dalla fila laterale.
Scandisco ad alta voce: - Io sono venuto qui solo perché non riesco ad accedere al...-
- Zitto, fascista!-
- Buuuu! Fasci al rogo!-
- MA IO NON SONO FASCISTA, PORCA PUTTANA!-
Arriva una guardia: - Non si urla qui. E’ lei che ha piantato ‘sto casino? Venga con me.-
- No, un attimo! Io non...- ma quello mi strattona e mi pianta gli artigli nel braccio. La nostra uscita dalla sala viene accompagnata da applausi collettivi.
In cortile vedo Barba Gialla che insegue il mio amico nazista agitando La Repubblica. Quest’ultimo ride come un maniaco:
- Sì! Odio gli zingari! Cosa mi fai adesso, eh? Cosa cazzo mi fai adesso?!-
- Voi due! Dateci un taglio!- abbaia la guardia.
Il nazista antisemita inizia a sputare verso Barba Gialla. Lo becca sulla giacca.
- Aspettami qui.- mi ordina il mastino della legge, abbandonando la presa. Svelto come un lemure schizzo verso il portone principale.
- FERMO!-
Sento un urlo strozzato alle mie spalle. Poi un esclamazione: - Il signore ha un infarto!- Barba Gialla non ce l’ha fatta...
- FERMO HO DETTO!- la guardia mi corre alle calcagna. Butto a terra una signora sulla quarantina e mi tuffo dentro i portici di Via Po. E’ uno slalom tra la folla.
- PER L’ULTIMA VOLTA, FERMATI!- sento la voce del vigilante leggermente più lontana, come se si fosse fermato.
Poi uno sparo.
La gente urla e si butta tra le macchine. E’ il panico. Percepisco una leggera fitta a un rene.
Un altro sparo.
La vista mi si annebbia. Comincio a rallentare.
Un terzo sparo.
Mi accascio a terra. Un fiotto di sangue sgorga dalla mia bocca. Qualcosa brilla vicino alla mia testa.
- Oh! - sussurro - Venti centesimi.-
17/10 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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