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Entrata operai o entrata schiavi?

Racconti

Il presente racconto è tratto dalla raccolta di racconti “Racconti Agenere” che sono scaricabili gratuitamente al link: http://www.lulu.com/content/1939923
Io, che sono un personaggio niente male sono anche su Facebook al link:
www.facebook.com/people/Christian-Colantuono/1622532724

Entrata operai o entrata schiavi?



- Tu sei ubriaco!
- Io? E’ la quotidianità che ubriaca, è timbrare il cartellino, è farsi il bagno, è dover pisciare e dover chiedere il permesso per andarci, sono i compressori che mi scappano sulla catena di montaggio mentre io cerco d’avvitare le viti al meglio per fare QUALITA’…
passano due mesi, il cliente s’incazza, chiama il call center, poi si arriva al capo, ed il caposquadra di turno s’incazza con la produzione perché abbiamo avvitato male le viti, ma è colpa dei tempi programmati elettronicamente sulla catena meccanica…
- Fermo, fermo, sei più sbronzo del solito…
- Io? Ma che dici…è alzarsi alle 4 di notte per essere al lavoro alle sei meno cinque sennò Gimpo il coglione di Capo Turno – il più raccomandato della GINO COMPRESSORI – viene e mi dà il richiamo per ritardo. Pensa, richiamo pur essendomi presentato prima dell’effettivo orario d’inizio. Questa è una vecchissima vertenza sindacale: secondo i “negrieri” dobbiamo essere davanti ai compressori prima delle 06.00…per me sono dei deficienti, tirchi, poi però se c’è bisogno, alle 14.01 non possiamo andarcene. Secondo me non è giusta la cosa, serve equità per fare qualità.
- Ubriaco, sei solo un ubriaco, quasi quasi lo dico alla GINO COMPRESSORI, ufficio risorse umane, tu vai a lavorare ubriaco e quindi saresti più adatto per l’inesistente ufficio “spazzature umane”.
- E tu? Scusa, che cosa saresti, sobrio? Ti sei bevuto 3 lattine di Heineken, che è leggera ok, se non ci avessi aggiunto 3 Jack Daniels…
- Ma tu sei SEMPRE ubriaco, anche quando dormi, ricordo l’altra sera quando abbiamo dormito nella stessa camera per la gita aziendale…parlavi nel sonno: hai chiesto ad un ipotetico barista di darti un boccale di birra da due litri, lui ti ha detto che non l’aveva, ma tu insistevi e l’hai fatto incazzare del tutto quando hai chiesto alla cameriera – che era poi sua moglie – se ti poteva fare un bocchino. E guarda che non sto scherzando: ti agitavi e cambiavi voce interpretando tutti i ruoli. Incredibile! Questa è ubriacatura onirica…
- Come? Ascolta perché non parliamo d’altro, perché oggi mi attacchi così?
- Per ieri sera al pub, Michela a casa mi ha detto che ci hai provato con lei, ecco perché!
- Cosa?
- Sì, la merda rosa…
- Io non ho fatto nulla, solo un tentativo di piedino perché mi sentivo solo…ed avendo notato che tu parlavi con la nostra comune amica Giorgia, senza degnare di uno sguardo la tua ragazza…ho solamente tentato di consolarla, tutto qui! – e così dicendo aprì le braccia in un ipotetico gesto di scusa.
- Ed ora, sei un pagliaccio vero, che pensi ti possa perdonare così, su due piedi?
- Beh, non su due: potresti alzarti e metterti come una gallina su una sola zampa e accettare le mie umili scuse. Le accetti? – poi lo guardò con sguardo vacuo, sottomesso.

Come poteva al suo amico da più di 20 anni, rifiutare l’ennesimo perdono? L’aveva addirittura accordato quando Sauro aveva tentato di scoparsi sua madre…
Ed ora in fondo si trattava della sua ragazza a cui era assieme da solo 3 mesi; ed in un certo senso quello che era successo aveva il lato positivo: la sua ragazza gli aveva dimostrato di non accettare avance dagli altri, essendo andata subito a riferirgli quanto accadutole:
- Ok, ti perdono, ma ad una condizione…
- Quale?, sputa il rospo… - bofonchiò Sauro. La sua voce era stata solo un flebile bisbiglio.
- Non ho SENTITO… - urlò Daniele.
- SPUTA, quale cazzo è la condizione per la liberazione!
- …ma che liberazione, basta che mi offri un’altra birra…corretta naturalmente.
- Ok, affare fatto… - e Sauro per perfezionare le scuse s’alzò in piedi e si protese per stringere la mano al suo amicone.
- Comunque sono sempre dell’avviso che la GINO COMPRESSORI dovrebbe assolutamente sapere come tu ti presenti sul posto di lavoro…e poi mi parli di qualità!
- Guarda che se io a volte sono brillo è per contrastare l’avanzata dei capi, così almeno riesco a sopportare le loro lamentele, altrimenti gli sputerei in faccia subito, appena mi rompono le palle per le presunte viti avvitate male, che come ti ho già detto prima, sono io il primo ad incazzarmi…
- Spiegami per cosa, dai Sauro spiegami perché ti preoccupi quando tu sei un semplice operaio e per giunta se non ricordo male dello stesso livello di quando sei entrato in azienda sei anni fa…
- Appunto! Io non baso la qualità collegata al mio stipendio, io reputo che la qualità sia un dovere a partire da chi fa le pulizie fino al grande capo. Anche i cessi possono essere puliti bene all’apparenza, male nella sostanza se non si usano le giuste sostanze. A volte la qualità è invisibile: tutto qua… - ed aprì le braccia a ventaglio, in questo caso non per scusarsi, ma ad indicare rassegnazione. “Più che dirlo, lui non poteva far altro…”

Il suo amicone rimase sbalordito per la lucidità mentale di Sauro nonostante fosse visibilmente alterato per l’alcool assunto. Ed anche lui non scherzava. Era in arrivo la quarta birra corretta, era bastato un cenno di Sauro che subito il cameriere si era precipitato a consegnare la birra ed il Jack Daniels, rigorosamente in un altro bicchiere. Daniele avrebbe poi provveduto con piccoli sorsi a versarlo nella birra; non gli piaceva sentire troppo il sapore del Whisky, ma però gli piaceva quel tepore in più, che si sentiva addosso dopo aver finito l’intruglio.
- Oh, finalmente possiamo ragionare meglio: sei perdonato…
- ok, grazie mio sire… - e così affermando Sauro s’alzò e si genuflesse con le ginocchia a terra.
- Alzati subito schiavo della GINO COMPRESSORI, altrimenti vado all’ufficio risorse umane e racconto anche questa…
- Daniele abbi pietà di me… - disse l’altro rimettendosi subito a sedere.

Nacque un po’ di tregua tra i due colleghi, amici e compagni di sbronze.
Sembrava che il locale fosse diventato silenzioso solo grazie al loro silenzio.
In effetti gli altri astanti li stavano osservando ed ascoltando da un po’. Quando i due fermarono momentaneamente la loro disputa, tante teste si volsero e gli sguardi tornarono alle loro bibite, panini.

I due ci misero parecchi secondi prima d’accorgersi che avevano dato uno spettacolo particolarmente divertente e, per nulla imbarazzati, ripresero subito lo show…tanto erano lì in sciopero, ed avevano ancora un’ora di bevute prima di riprendere il lavoro per un’ultima ora prima di giungere all’ora x dell’agognato quotidiano ritorno a casa.

- Ah, che bello scioperare improvvisamente, ci si riappropria della propria vita e quindi della dignità…
- Sono d’accordo, propongo un brindisi alla cosa…

E sbatterono i loro bicchieri uno contro l’altro appositamente per farsi sentire. Le persone precedentemente in ascolto li ripresero di mira. E loro cominciarono a divertirsi sul serio. Si fissarono per qualche secondo come se si potessero comunicare (con il pensiero) quale strategia usare per attirare ancora di più l’attenzione di quanto già non ne avessero ottenuta.
- Comincia tu… - bisbigliò Daniele.

Il suo amico Sauro era un maestro nel soliloquio all’interno dei dialoghi. Un vero logoroico soprattutto dopo aver bevuto. E visto, e considerato, che beveva sempre, riusciva ad avere sempre il centro dell’attenzione. Ma in azienda per non far comprendere la sua ubriacatura perenne che sarebbe stata causa di licenziamento per giusta causa, se ne stava completamente muto per tutte le 8 ore. Quando usciva, o prima d’entrare in turno la mattina già al bar, era un interminabile affabulatore. Nessuno riusciva a contrastarlo. Nessuno riusciva ad interromperlo.
- E che dire di nuovo Daniele, ti ringrazio del perdono per il piedino ma rimango, anzi rimaniamo, due schiavi della GINO COMPRESSORI. C’è poco da perdonare agli altri, quando i primi ad essere perdonati dobbiamo essere noi, noi che non abbiamo il coraggio di fare uno sciopero totale, ma solo di due ore e dopo interminabili riunioni sindacali, addirittura fatte dopo l’orario di lavoro per accordi presi dal nostro rappresentante sindacale. Che vergogna, che noia dover sempre ripetere la stessa cosa, e non ottenere null’altro che il tuo sorriso ebete, Daniele, ti diverte tanto il mio parlare dei nostri diritti?
- Ah, ah, ah, il tuo unico diritto dovrebbe essere quello d’andare ogni tanto al cesso per farti una sega così non andresti in giro a molestare le ragazze altrui…

Sauro, non aspettandosi che Daniele rivangasse di nuovo ciò che lui oramai considerava preistoria, s’ammutolì per un secondo, ma proprio uno solo:
- …io ho tutti i diritti del mondo, perché sono vivo e cago come caga un Re o un Presidente di uno stato dittatoriale. Il mio ragionamento è questo: se io cago uguale all’uomo più ricco della terra allora vuol dire che io e lui siamo uguali, con un’unica differenza…

Daniele non si conteneva più; osservando di sottecchi i presenti e vedendo il loro genuino stupore, gli erano venuti grossi goccioloni da quanto stava ridendo, ed allora per creare suspense ulteriore interruppe Sauro apposta per dare corpo al vino già nei bicchieri:
- Quale, quale differenza intercorrebbe tra te e l’uomo più ricco del pianeta?
- Beh, semplice… - ed aprì le braccia osservandosi fugacemente attorno. Le persone in ascolto erano talmente tanto concentrate che non facevano più nemmeno finta di non ascoltare. Sembravano scuotere leggermente la testa come a dire: …dai…dillo…dai…dillo…
- Che lui ha i soldi ed io no! Tutto qua, siamo praticamente uguali.

Tutto il locale esplose in una gigantesca risata generale per concludere in un applauso scrosciante di vari minuti.
I due ubriachi questo non se l’aspettavano, s’alzarono più rossi ancora di quanto già l’alcool nelle loro vene non li avesse riscaldati dando un particolare colorito alle loro gote. S’avviarono barcollanti alla cassa con sguardo basso; pagarono ed uscirono mentre l’applauso continuava ancora come se non dovesse avere un termine.
- Daniele, ma ci siamo sognati tutto? – chiese Sauro al collega mentre attraversavano il corridoio sotterraneo della GINO COMPRESSORI, con indicato sia in alto su dei pannelli, che sui muri, che sul pavimento: “ENTRATA OPERAI”.

Forse ci stava meglio: “ENTRATA SCHIAVI?”
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