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Withby

Racconti

Il primo dei racconti di viaggio si svolge in Canada; qua siamo arrivati dopo un certo girovagare negli States, dove abbiamo fatto tappa prima a New York e dopo a Boston, ma di questo parleremo in seguito.
Dunque l’ambientazione del primo racconto e’ sulla lunga strada che da Montreal conduce a Toronto.
Stiamo viaggiando gia’ da parecchie ore e decidiamo di fermarci per la notte in un paese che, leggendo sulla cartina, mi avrebbe dato ispirazione, cosi’ dissi.

Dunque eccoci a Withby, nome che di per se’ non dice un cazzo, ma che almeno da quello che potevo intuire sembrava essere sulle sponde del lago.
Del lago invece, manco l’ombra; era uno di quei paesini anonimi con una strada in mezzo e le case intorno, con la classica ferrovia dalla quale un paio di volte al giorno giungeva il sibilo del treno, rassicurante conferma che comunque da quel posto si poteva in qualche modo fuggire.
Trovato un motel abbastanza decente sia per le nostre tasche che per i nostri gusti ci spostiamo dall’altro lato della strada per mettere qualcosa sotto i denti.
Il posto non e’ male, la cameriera abbastanza grassona e gentile; ci offre le specialita’ del posto che vista l’ora ci danno almeno un po’ di conforto.
Finita la cena, cerchiamo almeno di vedere cosa Withby abbia da offrire, o almeno da farci raccontare una volta tornati a casa.
Il pub, gia’, il pub.
Ce n’e’ uno nel quale ci fiondiamo; musica da sottofondo, classica atmosfera da pub, biliardo e birra.
Giocando a biliardo noto due donne che, sedute al bancone, mi guardano in modo eloquente, soprattutto una delle due, che ha l’aria da gran maiala insoddisfatta, ma da gran maiala.
Le bevute scorrono a fiumi e giunto al giusto livello di sbronza, con il solo intento di andare a pisciare, passo accanto ad una delle due, appunto la piu’ maiala, la quale mi passa una mano lungo la schiena e mi invita a bere qualcosa.
Ok, l’urina puo’ attendere, cosi’ come la sua amica che, mangiata la foglia si allontana o se ne va, non so…
Lei si chiama “non mi ricordo come, ma non ha importanza basta che me la dia” ed e’ una donna di una quarantina d’anni sposata con un uomo che lavora a 200 km di distanza e torna solo per il fine settimana.
Era mercoledi’, era il suo compleanno e lei aveva bisogno di vino e di compagnia, io di compagnia e di vino, quindi decidemmo di unire le cose e di parlare mentre bevevamo vino e ci facevamo compagnia.
Il vino e la compagnia lasciarono presto posto ad una complicita’ che da li’ a poco ci avrebbe fatto vivere la serata in modo diverso, sicuramente diverso dalla serata dei miei amici ai quali dissi di raggiungere il motel mente io me la sarei cavata, o chiavata, comunque in qualche maniera.
La sbronza sale ed il cazzo pure, mentre la maiala mi invita a bere qualcosa da lei, tanto il marito torna tra qualche giorno.
Poveraccio, ha sposato una che si vuole scopare il primo che trova, che tristezza…
Io non finiro’ mai come lui, cosi’ dicevo, poi chissa’…
Ha una macchina rossa a tre porte, con il cambio automatico, che mi piace molto perche’ fa tanto America, ma qua siamo in Canada, che ci vuoi fare?
Mentre mette la mano sul cambio la fa scivolare sul mio cazzo, e dopo la prima rotonda che attraversa passando attraverso il centro del raggio la invito a cedermi il posto di guida, ma in quell’istante siamo davanti alla sua porta.
Eccoci qua, dice lei, ed apre la porta dalla quale esce un gatto, animale che mi sta abbastanza sul cazzo, ma non quanto vorrei mi ci stesse lei.
Mi dice che se il gatto non rientra in casa saremo costretti a cercarlo intorno.
Trovato l’odioso animale lo sbatto in casa a calci mentre lei sta preparando un Cuba Libre, dato che e’ un’amante di Cuba ma non c’e’ mai stata, mentre io ho sparso sperma anche da quelle parti.
Gia’, a proposito, lei ha anche un figlio, che dorme al piano di sopra, e si preoccupa di andare a vedere che stia dormendo, cosi’ come si preoccupa di mostrarmi la foto di lei, il marito, ed il figlio, scusatemi ma a questo punto di puttana.
La foto e’ riposta su un tavolinetto accanto al divano sul quale lei sta’ per farsi scopare da un italiano conosciuto due ore prima…
Si siede accanto a me e succede cio’ che era nell’aria; ormai convinto che il mondo faccia schifo e l’amore non esista mi concedo il lusso di venirle in faccia, ma certo dopo averle chiesto il permesso, che lei gentilmente e quasi fosse una consuetudine diventata legge mi concede.
Il Cuba Libre cade, lo sperma pure, mentre i sogni di suo marito, che dorme a 200 km di distanza, ormai forse sono gia’ caduti.
Mentre si preoccupa, non tanto di pulirsi il viso (che suo marito adora) dalla sborra, ma di cancellare le tracce di Cuba Libre sulla moquette, mi chiede cosa diro’ ai miei amici.
E che cazzo diro’, le rispondo, niente…
E invece no, vuole che racconti tutto ai miei amici, di quanto lei e’ stata brava, di quanta sborra mi ha fatto uscire fuori, di quanto sia stata perversa la situazione proprio per la sua immoralita’, di quanto io sia stato eccitato dal fatto che lei mi dicesse, mentre la scopavo, che lei era una brava mamma mentre io un cattivo bambino che le stava facendo del male.
Ok, l’ho accontentata, ho raccontato tutto agli amici ed anche a voi.
Una volta giunto al motel, al momento di entrare nel letto dove uno dei miei compagni di viaggio stava dormendo, questi mi ha fermato e scherzando mi ha detto di andarmi a fare una doccia perche’ puzzavo di sesso…
Forse aveva ragione o forse no, di sicuro non puzzavo d’amore…

WITHBY, CANADA, SETTEMBRE 2000
13/04 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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