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Come sempre

Racconti

Stò in camera mia, di nuovo solo, seduto sul letto con il computer appoggiato sulle gambe, pensando di poter fare quello che non posso fare, mi illudo di poter scrivere qualcosa su di te, qualcosa di vero. E' così forte la nostalgia, pochi momenti dopo che te ne sei andata, come sempre. Percorrerei migliaia di chilometri dentro la nebbia fitta per riempirti ancora una volta, per nascondermi nel caldo rifugio del tuo corpo e scoprirmi per l'ennesima volta a contemplare un sorriso che ti esplode negl'occhi, un espressione involontaria del volto, un gesto spontaneo delle mani.
Ho bevuto litri di birra, fiumi di whiskey cercando l'ispirazione per scrivere la frase che potesse bloccarti nel tempo ma non ci sono mai riuscito. Che mi succede adesso, perchè sento tutto il dolore del mondo? Ti vedo lì in mezzo alla tua gente, nella tua terra che godi della semplice gioia e del significato pulito che sai dare all'esistenza, vedo la triste leggera dolcezza dei tuoi occhi mentre sognante pensi al passato, al presente e al futuro. Soffro, lo stomaco mi si contorce, mi verso un altro bicchiere e lo scolo, vedo in lontananza un senso che non raggiungo mai. Sconfitto mi convinco che sono solo un patetico stronzo, un melanconico rifiuto sub-urbano, uno che non sà stare da solo. La prossima volta, come sempre, al contatto con la tua pelle tutti gli oscuri regni nella mia testa cadranno, le parole saranno tutte perse e inutili, mi riempirò di un significato antico, che nasce dal profondo, che è di prima della mia nascita, che è sempre esistito e che mi sopravviverà.
22/04 | scritto da | stampa | scrivi all'autore | autore





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